Eta pronta a cooperare su cessate fuoco

Giornale Gara, ‘Creazione commissione passo importante’
postato 2 giorni fa da ANSA

(ANSA) – MADRID, 2 OTT – L’organizzazione separatista basca Eta si è impegnata a cooperare con una commissione internazionale di verifica del cessate il fuoco decretato a gennaio, e si è appellata a Parigi e Madrid a riconoscere tale organismo. In una nota pubblicato dal giornale basco Gara, l’Eta ha definito un “passo importante nel processo di risoluzione del conflitto” la creazione di tale commissione, presentata mercoledì scorso a Bilbao (nord) in presenza di rappresentanti

I prigionieri politici baschi: sì all'accordo di Gernika. Processo politico senza ingerenze esterne

postato 12 ore fa da PEACE REPORTER

Il comunicato è stato recapitato al quotidiano basco Gara, che domattina lo pubblicherò nella sua versione integrale – Un passo importante, che si avvia a diventare storico. Il collettivo delle prigioniere e prigionieri politici baschi (EPPK) ha recapitato al quotidiano Gara un comuncato in cui dichiara che la maggioranza ha deciso per l’adesione all’accordo di Gernika che unisce sigle partitiche, sociali e sindacali e dell’associazionismo nell’idea di una soluzione democratica e pacifica del conflitto basco. Il passo che viene compiuto, secondo il comunicato ricevuto dal quotidiano basco, è legato al fatto che il collettivo dei prigionieri e delle prigioniere basche riconosce che l’accordo di Gernika è divenuto il punto di riferimento per la costruzione di uno scenario democratico e che per questo lo appoggiano. I detenuti politici baschi scrivono anche che sono consapevoli che raggiungere uno scenario di questo tipo non sia un obbiettivo qualunque. Ma sono convinti che alla fine sarà possibile e promettono “che faranno di tutto per spingere in avanti il processo democratico, fino alle estreme conseguenze”. Il comunicato ha preso in contropiede la politica e i media spagnoli che proprio in queste ore iniziavano a insinuare che fra i progionieri politici baschi – che non sono solo militanti o ex militanti di Eta, perché chi viene arrestato per motivi politici può aderire al collettivo – vi fossero le prime crepe che avrebbero portato a una dichiarazione cauta. In realtà il passo che viene dato con la dichiarazione che sarà sul quotidiano gara sabato mattina è fortemente simbolico, carico di sostanza e sicuramente va nella giusta direzione di un strategia in cui il Gruppo internazionale di contatto e tuttel le formazioni basche che si sono unite con l’obbiettivo di chiudere la partita politica e militare continuano a ricordare al governo di Madrid che è il momento di trattare, di dialogare, di rallacciare fili tagliati da troppo tempo. La risposta di Madrid alle istanze di pace della sinistra basca stanno nella sentenza che ha incarcerato e inabilitato dai pubblici doveri e dei diritti politici alcuni esponenti del movimento basco, fra cui l’ex portavoce di Batasuna Arnaldo Otegi. Dieci anni di carcere che pesano come un macigno – forse per il gabinetto Zapatero è solo una giusta ipoteca – sulla possibilità di avere un leader riconosciuto a livello popolare, capace di imprimere alle formazioni di sinistra basca una vera e propria rivoluzione copernicana, prendendo in maniera protagonista l’iniziativa politica, da sempre nelle mani delle analisi politiche e militari dellorganizzazione armata. Una buona notizia, che lascia pensare che la strada si stia delinenado con chiarezza. Almeno sul fronte basco. Madrid?

Madrid, 20 ago. (Adnkronos) – Il governo spagnolo ha chiesto aiuto al Vaticano per favorire un processo di riconciliazione nei P

Madrid, 20 ago. (Adnkronos) – Il governo spagnolo ha chiesto aiuto al Vaticano per favorire un processo di riconciliazione nei Paesi Baschi nell'ambito della tregua unilaterale proclamata dai separatisti dell'Eta. Lo scrive oggi il quotidiano 'El Pais'. La richiesta di un messaggio pastorale di riconciliazione da parte della Chiesa basca che contribuisca a sanare "le gravi ferite" che il terrorismo ha inferto alla societa' basca e' stata trasmessa dal governo di Madrid durante l'incontro di ieri fra il ministro spagnolo per la presidenza, Ramon Jaregui, e il segretario di Stato vaticano, Tarcisio Bertone, accompagnato dal nunzio apostolico in Spagna, Renzo Fratini.

Spagna: successo separatisti baschi di Bildu preoccupa Madrid

Madrid, 23 mag. – (Adnkronos/Dpa) – Le elezioni locali spagnole non hanno segnato soltanto una sconfitta per il partito socialista di Jose' Zapatero al governo, ma hanno anche portato ad un ritorno dei separatisti nei Paesi baschi. La novita' e' stato il successo del nuovo partito Bildu, che ha ottenuto il 25% del voto basco e governera' con la maggioranza assoluta in 88 comuni dei paesi Baschi e la Navarra. Bildu e' arrivato secondo dopo il piu' moderato Partito Nazionalista Basco (Pnv), giunto al 30%. Il risultato preoccupa a Madrid sia i socialisti al governo che i popolari all'opposizione e il quotidiano conservatore El Mundo parla di "grosso problema politico".

Spagna:si'a liste indipendentiste basche

Rovesciata la decisione del Tribunale supremo di Madrid
postato 2 ore fa

(ANSA) – MADRID, 6 MAG – La Corte costituzionale spagnola ha deciso questa notte di autorizzare la partecipazione alle amministrative del 22 maggio delle liste della coalizione Bildu della sinistra indipendentista basca, rovesciando una precedente sentenza del Tribunale supremo di Madrid. La decisione, presa con sei voti a favore e 5 contrari dalla plenaria della Corte costituzionale, e’ stata comunicata poco prima dell’inizio formale oggi della campagna elettorale per le amministrative del 22 maggio.

Paese basco, Udalbiltza: sentenza assolutoria di un processo politico

Tutti assolti. Il tribunale speciale spagnolo, l'Audiencia Nacional ha mandato assolti i consiglieri e sindaci baschi imputati nel caso Udalbiltza, l'organismo municipale basco nato nel 1999 con l'obiettivo di fornire uno strumento istituzionale per l'articolazione del progetto per la sovranità basca. II caso Udalbiltza è un'altra perla del teorema "tutto è Eta" messo in atto dal giudice Baltazar Garzon, strumentale alla politica del sistema politico spagnolo sia esso del Partito Popular o del Partido Socialista Obrero Espanol. Con quel teorema politico-giudiziario si sono chiusi giornali, illegalizzate associazioni, forze politiche. Dal 1998 a oggi sono finite in carcere quasi trecento persone. Una furia inquisitoriale nel contesto delle "guerre preventive della lotta al terrorismo" che ha sciolto al sole decenni di giurisprudenza. "Contaminazione", "fagocitare", "se non abbiamo le prove le costruiremo", "per essere legali non basta rifiutare la violenza dobbiamo essere convinti che dicano la verità", sono alcuni dei principi che hanno delineato in questi anni l'articolazione di fatto del "codice penale del nemico" per combattere non solo ETA ma soprattutto il movimento politico della sinistra indipendentista basca, vera spina nel fianco del sistema politico spagnolo nato dall'impunità del regime franchista. 

La sentenza sorprende non tanto per l'assoluzione ma per le motivazioni. Scontate in uno stato diritto: "in uno stato democratico rimangono fuori dall' ambito penale l'azione politica e le opinioni e manifestazioni ideologiche, piacciano o meno, siano maggioritarie o minoritarie, sono condivise o no. E lo fa incluso – aggiunge- quando queste ripugnino alla immensa maggioranza, come avviene con il silenzio o la mancanza di condanna degli attentati terroristi". Quando il giudice Baltazar Garzon rinviò a giudizio gli esponenti di Udalbiltza motivò la sua decisione per le "attività" dell'organismo. Quali erano? "Sovvenzioni a organismi culturali, sportivi, istituzioni educative, raccolta di fondi per appoggiare progetti imprenditoriali in Zuberoa, provincia basca in Francia (investimenti in una fabbrica di prodotti in latex, investimenti in una impresa per la produzione di birra, sovvenzioni per progetti audiovisivi, sovvenzioni per progetti di diffusione delle tecnologie informatiche..); contrattazioni per consulenze; pagamento di salari ai lavoratori di Udalbiltza.". Prove su "direttive" di Eta o addirittura di "deviazioni di fondi pubblici" verso l'organizzazione armata basca: nessuna. Nel dibattimento processuale i poliziotti ammisero di non aver trovato prova alcuna. Eppure nel portale del Ministero degli Interni del 29 aprile 2003, pochi giorni dopo l'Operazione Udalbiltza, si può leggere che "ubalbilta, il progetto politico auspicato da ETA attraverso la disobbedienza civile, come il denominato documento di identità nazionale basco, la Carta dei Diritti dei Baschi(..). tutto questo con l'aggiunta di utilizzare le cariche pubbliche e le precetti legali per distruggere il modello disegnato dalla Costituzione". 

Erano gli anni dove a capo del Ministero degli interni del governo Aznar, c'era l'attuale segretario del PP Mariano Rajoy. Erano gli anni in cui alcuni giudici che contestarono l'impianto accusatorio del giudice Garzon, caddero in disgrazia non prima che l'ineffabile ministro degli Interni insinuasse che esisteva un "fronte giudiziario di Eta". Un dato emerge dopo questa sentenza. Che dei cinque processi svolti fino ad ora nell'Audiencia Nacional contro movimenti, organismi, mezzi d'informazione, chiamati in causa dal teorema "tutto è Eta", due si sono risolti con l'assoluzione con formula piena, Egunkaria e Udabiltza, uno con l'assoluzione dalla accusa di "organizzazione terrorista" ma che verrà poi sancita dal Tribunal Supremo, Jarrai Haika Segi. Altri due con condanne, Gestora pro Amnistia, e il macro processo 18/98 anche se in questo caso il Tribunal supremo ha sancito tra l'altro che la chiusura del quotidiano Egin avvenuta nel luglio 1998 per ordine del giudice Garzon, non aveva motivazione. La sentenza di oggi si inserisce nello scenario politico attuale dove la sinistra indipendentista basca ha fatto una scelta definitiva ed irrevocabile per un "processo democratico senza violenza né ingerenze", dove Eta, dopo le pressioni sia della sinistra indipendentista e di altre forze progressiste basche sia di personalità internazionali che hanno sottoscritto la Dichiarazione di Bruxelles, ha proclamato "un cessate il fuoco generale, permanete e verificabile" dalla comunità internazionale. Uno scenario politico dove, però, governo spagnolo, PSOE e PP si chiudono a riccio riaffermando la politica della "fermezza", istigando arresti politici mirati, come l'operazione di polizia di tre giorni fa che ha portato all'arresto di 13 persone, persistendo nella messa al bando della sinistra indipendentista basca. 

Che la paura della "pace giusta" per il contenzioso basco spagnolo sia diffusa negli ambienti politici spagnoli si riflette anche nel silenzio rumoroso della stampa spagnola riguardo alla sentenza assolutoria degli imputati di Udalbiltza. Solerti nel "sbattere il mostro in prima pagina", basta andare a leggere i quotidiani spagnoli all'epoca degli arresti, ieri sui portali web e oggi sui quotidiani nelle edicole la notizia quasi non esiste. Tra tutti il quotidiano El Pais che ieri sul suo portale web nel riportare la notizia nelle sezione notizie in breve dalla "Spagna", chiude la cronaca della sentenza con la notizia degli arresti di due giovani durante proteste per gli arresti di un paio di giorni fa. E anche governo, Psoe, Pp e Pnv (partito nazionalista basco) muti. La notizia dell'ultima ora è che il pubblico ministero non farà ricorso contro la sentenza per considerarla "motivata". Trentaquattro anni dopo la sua istituzione, giudici del l'Audiencia Nacional, riconoscono che " il presupposto che tutto quanto nomini Eta è sotto il suo controllo, sia la lingua, lo sport, la sovranità, l'autodeterminazione, la nazionalità, o la politica in generale" porta "contro ogni logica "a criminalizzare la cultura e lo sport basco o l'idee indipendentiste o secessioniste". E' quanto hanno fatto in questi decenni politici e magistrati. Ed è quanto stanno ancora facendo, invece di apprendere da una sentenza che può essere un viatico per superare la ragione di stato a favore delle ragioni della democrazia.

Giovanni Giacopuzzi – Talkingpeace

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Spagna/ Esperto, ex membro dell'Eta: Ma non è una resa definitiva

Azurmendi: Vogliono entrare in istituzioni, ma ricatto armi resta Roma, 10 gen. (TMNews) – "L'Eta non si arrenderà" definitivamente, e anche se il governo socialista e gli ex membri di Batasuna (l'ex 'braccio politico' dell'organizzazione terrorista, fuori legge dal 2003) stanno facendo pressioni, i terroristi continueranno a cercare di influenzare la vita politica dei Paesi Baschi nelle istituzioni politiche regionali e locali, mantenendo l'opzione armata come tacito ricatto. Ne è convinto Mikel Azurmendi, ex militante dell'Eta sotto il franchismo negli anni '60, uscito prestissimo quando il movimento rinunciò a una svolta pacifica e oggi antropologo, professore all'Università del Pais Vasco e attivo antiterrorista (è stato fra i fondatori dell'associazione anti-Eta 'Basta Ya'). "Il gruppo legato a Batasuna ha fretta", spiega Azurmendi a TMNews commentando l'annuncio dei terroristi di un "cessate il fuoco permanente e di carattere generale", "di ripulirsi e entrare in qualche modo nelle istituzioni, perché per loro c'è una finestra di opportunità finché in Spagna sono al governo i socialisti: con il Partido popular (Pp) per loro sarà molto più difficile". Nel 2012, ritiene l'esperto, una nuova vittoria del Psoe di José Luis Zapatero appare poco probabile, e così si spiega il progressivo distanziamento dalla lotta armata che negli ultimi mesi è stato sostenuto da tanti ex dirigenti della sinistra indipendentista radicale basca, fra cui lo stesso Arnaldo Otegi. D'altronde anche per il Psoe un'accelerazione di questo processo è importante, perché in chiave elettorale può servire a ridurre il ricordo del fallito "processo di pace" intrapreso dal governo socialista nel primo mandato di Zapatero, rotto brutalmente dall'Eta alla fine del 2006 con un attentato all'aeroporto di Madrid.Oltre a intensificare la pressione di polizia con lo smantellamento della cupola militare negli ultimi due anni, "il governo negli ultimi tempi ha liberato diversi detenuti sperando di favorire una resa", afferma Azurmendi: "C'è un calcolo politico del Psoe per capitalizzare questa 'pacificazione'". E la reazione cauta del governo all'annuncio del ("E' una buona notizia, ma non è LA notizia", ha detto oggi il vicepremier e ministro dell'Interno Alfredo Perez Rubalcaba) secondo l'esperto è comprensibile: "Per il governo sarebbe molto più utile una resa definitiva", ma io non credo che l'Eta si arrenderà". Secondo questo professore di filosofia, "l'obiettivo dell'Eta ora è mettere gente nelle istituzioni per controllarle da dentro", con un ricatto che consiste nel mantenere una "tacita opzione di ripresa delle armi". "Il problema è anche il fattore umano", spiega Azurmendi, "c'è una minoranza di 150.000-200.000 persone nella società basca che ancora simpatizzano con la violenza: il nucleo sono un gruppo di avvocati e professori noti, e la manovalanza è costituita da giovani ragazzotti ignoranti e disoccupati". Perciò la fine della violenza non sarà facile né rapida. Nonostante tutto, Azurmendi vede alcune opportunità nel momento attuale: "La gente nei Paesi Baschi è stanca, è un'occasione da prendere al volo prima che sia troppo tardi". "In fondo molte cose sono cambiate in pochi anni – conclude Azurmendi – solo nel 2001 sarebbe stato impensabile un governo regionale del Psoe e del Pp insieme nei Paesi Baschi".