Eta/ Adams, leader Sinn Fein: Madrid colga opportunità pace

Dopo annuncio cessate il fuoco degli indipendentisti baschi
postato 6 ore fa da APCOM

Dublino, 5 set. (Apcom) – Madrid colga questa opportunità per arrivare alla pace. E’ l’appello di Gerry Adams, leader del partito cattolico nord-irlandese Sinn Fein, dopo l’annuncio del cessate il fuoco proclamato dall’Eta, l’organizzazione indipendentista basca che ha dichiarato di voler trovare “una soluzione democratica al conflitto”.
“E’ una dichiarazione significativa che ha il potenziale per mettere fine in maniera definitiva al lungo conflitto nei Paesi Baschi” ha dichiarato Adams alla radio-televisione pubblica irlandese Rte. “E’ dunque vitale che il governo spagnolo risponda in maniera positiva e colga questa opportunità per far progredire il processo di pace e stabilire rapidamente dei negoziati politici” ha aggiunto.
Lo Sinn Fein, considerato il braccio politico dell’Ira (Esercito della Repubblica irlandese), è reputato vicino al movimento separatista basco. L’Ira ha rinunciato alla lotta armata nel 2005, in seguito agli accordi di pace (1998) che hanno messo fine a oltre tre decenni di violenze tra cattolici e protestanti, i ‘Troubles’, che hanno provocato circa 3.500 morti.

«Il Bloody Sunday è ingiustificabile»

IL 30 GENNAIO 1972 MORIRONO QUATTORDICI PERSONE PER MANO DEI SOLDATI INGLESI

Cameron presenta un nuovo rapporto sulla strage a Derry: «Le vittime non rappresentavano una minaccia»

LONDRA – «Ingiusto e ingiustificabile». A 38 anni dal Bloody Sunday, la domenica di sangue che il 30 gennaio 1972 macchiò Derry, nell’Irlanda del nord, Londra chiede scusa e ammette che quanto accaduto, quei 14 morti per mano dei soldati inglesi, non ha giustificazioni. A dirlo è il rapporto di Lord Saville di Newdigate sulla strage, presentato da David Cameron.

CAMERON – «Sono patriottico e non voglio mai credere a niente di cattivo sul nostro Paese, ma le conclusioni di questo rapporto sono prive di equivoci: ciò che è successo il giorno di Bloody Sunday è stato ingiusto e ingiustificabile. È stato sbagliato» ha detto il primo ministro, che ha chiesto scusa per gli errori commessi all’epoca dai militari e, soprattutto, dal governo di Londra: «I civili uccisi morirono a causa di una sparatoria ingiustificata». L’inchiesta di Saville ha infatti stabilito che nessuna delle vittime rappresentava una minaccia per i soldati e che furono questi ultimi a «perdere il controllo», sparando senza alcun preavviso.

CONCLUSIONI – Quel 20 gennaio una squadra di paracadutisti sparò su una manifestazione cattolica a Londonderry (la città è stata così ribattezzata), uccidendo 14 persone. Il rapporto Saville, ordinato nel 1998 da Tony Blair, è stato terminato solo oggi, dodici anni dopo. È costato 195 milioni di sterline, quasi 235 milioni di euro. L’inchiesta di Lord Saville afferma finalmente in maniera ufficiale quanto i parenti delle vittime, molte delle quali adolescenti, hanno sempre chiesto che venisse detto: i civili che morirono quel giorno erano tutti innocenti, non erano armati e non rappresentavano alcuna minaccia per i soldati. Nel rapporto si afferma infatti che i militari intervennero seguendo un ordine sbagliato, che il primo colpo fu sparato dall’esercito e che alcuni di coloro che furono colpiti stavano chiaramente fuggendo o aiutando altri feriti. Sebbene i paramilitari repubblicani avessero sparato qualche colpo, le loro azioni non sono giudicate sufficienti a giustificare la reazione dei soldati. Martin McGuinness, oggi vice primo ministro dell’Irlanda del Nord e allora militante repubblicano, era probabilmente armato con una mitragliatrice ma, conclude Lord Saville, non fu il suo comportamento a spingere i soldati ad aprire il fuoco.

PRIMA INCHIESTA – Il rapporto afferma inoltre che alcuni soldati avrebbero fornito ricostruzioni errate degli eventi: la prima inchiesta sull’accaduto, conclusa nell’aprile del ’72 e condotta da Lord Widgery, scagionò i militari puntando invece il dito contro i manifestanti, accusandoli di aver attaccato i soldati e di essere armati. La comunità cattolica reagì molto male a quell’inchiesta accusando il governo di Londra di voler coprire gli errori dei militari e chiedendo l’avvio di una nuova inchiesta indipendente. Le loro richieste vennero esaudite solo 16 anni dopo dal nuovo governo laburista di Blair, che certo non avrebbe mai potuto immaginare che l’inchiesta aperta allora e chiusa oggi sarebbe stata così lunga e costosa. Per molti però, ne è valsa la pena: le migliaia di persone accorse alla Guidhall di Londonderry per sentire le conclusioni del rapporto ne sono la prova. Alla strage gli U2 hanno dedicato una splendida canzone, “Sunday Bloody Sunday”, scritta da Bono nel 1982. “Bloody Sunday” è anche un film del 2002, scritto e diretto dal regista inglese Paul Greengrass, tratto dal libro “Eyewitness Bloody Sunday” di Don Mullan.

http://www.corriere.it/esteri/10_giugno_15/irlanda-bloody-sunday-rapporto-inglese-cameron_5504a2e6-789b-11df-9d05-00144f02aabe.shtml

Spagna/ Ex membro Eta De Juana forse fuggito da Irlanda Nord Era in libertà vigilata in attesa di sentenza su estradizione

postato 1 giorno fa da APCOM

Roma, 29 apr. (Apcom) – L’ex militante dell’organizzazione terroristica basca dell’Eta Inaki de Juana potrebbe essere fuggito dall’Irlanda del Nord, dove si trovava in attesa di una decisione della magistratura sulla sua estradizione in Spagna: lo ha reso noto la polizia dell’Ulster.
Come riporta il quotidiano spagnolo El Pais, De Juana – in libertà vigilata – non si è presentato per la firma al commissariato e manca dal suo domicilio dallo scorso 25 marzio; il tribunale di Belfast che segue la causa di estradizione ha deciso però di aspettare fino al 14 maggio prima di avviare un’operazione di ricerca.
Il 52enne De Juana – arrestato nel 2008 in Irlanda del Nord su mandato d’arresto internazionale e poi rimesso in libertà su cauzione – è infatti stato accusato del reato di apologia del terrorismo, che rientra nei crimini coperti dagli accordi di estradizione; la prossima udienza – nella quale i legali di De Juana presenteranno la propria tesi difensiva – è stata fissata per il mese di maggio.
L’ex etarra, scarcerato in Spagna dopo aver scontato la pena nello scorso agosto, è ricercato per apologia di terrorismo in quanto ritenuto autore di una lettera nella quale si rendeva omaggio a un dirigente storico dell’Eta, “Txomin”. Il rilascio di De Juana – condannato per 25 omicidi e mai dichiaratosi pentito – aveva sollevato numerose polemiche, tanto da riaprire il dibattito sull’introduzione della pena dell’ergastolo a pochi anni dalla riforma del codice penale che ha introdotto pene più severe per i reati di terrorismo e altri reati particolarmente gravi.
La Costituzione spagnola sancisce infatti che obbiettivo del carcere è permettere il reinserimento del condannato nella società: per questo esiste un limite massimo per le pene detentive che – in base al vecchio codice applicato a de Juana – era di vent’anni; con la riforma sono state introdotte delle eccezioni fino ad arrivare ad un massimo di 40 anni.

Gb apre inchiesta su torture a detenuti irlandesi negli anni 70

 
Gb apre inchiesta su torture a detenuti irlandesi negli anni 70

Roma, 22 dic (Velino) – Emergono inquietanti verità sul comportamento dei soldati inglesi in Irlanda del Nord negli anni Settanta. Dopo una sentenza che lo aveva condannato all’impiccagione ricevuta nel 1973, poi commutata in ergastolo, e 17 anni passati dietro le sbarre, si riapre il caso di Liam Holden, ritenuto colpevole di aver ucciso un soldato sulla base di una confessione non firmata. La giuria, allora, non credette alle parole di Holden, che sostenne di aver confessato solo dopo che i soldati avevano praticato su di lui la tecnica del ‘waterboarding’, l’annegamento simulato, diventata tristemente nota dopo le ammissioni dei dirigenti della Cia sul trattamento dei detenuti di Guantanamo. La Criminal Cases Review Commission (Ccrc) ha ora rispedito il caso di Holden alla Corte d’appello.


La commissione ritiene infatti di possedere nuove prove sul caso. Inoltre, i suoi membri si sono detti assai dubbiosi “sull’affidabilità e l’ammissibilità della confessione”. “Ho parlato quando mi hanno messo un panno sulla faccia e mi hanno versato acqua attraverso bocca e naso dandomi l’impressione di annegare”, ha spiegato Holden. Il cui caso diventa molto più credibile in quanto gli avvocati hanno identificato un altro detenuto che ha rivelato di aver subito lo stesso trattamento. Quest’uomo, di cui non sono note le generalità, avrebbe riferito a un medico nell’aprile 1978 che i soldati inglesi del Royal Ulster Constabulary gli avrebbero versato grandi quantità di acqua attraverso naso e bocca con un asciugamano posto sulla testa. Un racconto dunque del tutto coincidente con quello di Holden e al quale l’ex detenuto ha aggiunto: “Era davvero terrorizzante e fu ripetuto molte volte”. Da notare che l’uomo sottoposto a questa tortura fu alla fine rilasciato senza alcuna accusa. La Ccrc afferma infine di avere la testimonianza di un terzo uomo che sostiene di aver subito il waterboarding nei primi anni Settanta. Il Guardian segnala anche che questi tre casi sono avvenuti tutti dopo il marzo 1972, data in cui l’allora primo ministro Ted Heath mise al bando cinque altri metodi di tortura successivamente condannati dalla Corte europea dei diritti dell’uomo in quanto disumani e degradanti: l’incappucciamento, la fame, la privazione del sonno, i rumori eccessivi e costringere i detenuti a restare a lungo in posizioni molto stressanti.

Holden aveva 19 anni quando fu catturato a Belfast nell’ottobre 1972 per l’uccisione di Frank Bell, il centesimo soldato inglese morto in Irlanda del nord quell’anno. A nulla è servito l’alibi da lui fornito, secondo cui, al momento della morte di Bell, giocava a carte col fratello e altri due amici in un posto pubblico. Holden, tra l’altro, ha raccontato di essere stato portato dai militari inglesi in una base di Black Mountain, a ovest di Belfast, dove sarebbe stato picchiato, ustionato con cicche di sigaretta, incappucciato e minacciato di morte. Pur non avendo mai parlato di ‘waterboarding’ usando questo termine, l’accusato, secondo quanto riferì il Belfast Telegraph del giorno dopo, disse chiaramente alla giuria di essere stato inserito in una cabina dove sei uomini gli avrebbero messo un asciugamani in testa per poi versargli acqua attraverso il naso e la bocca. “Sono quasi svenuto”, avrebbe detto Holden secondo il giornale. “Stavo annegando, non riuscivo a respirare. È andata avanti per un minuto”. Poco dopo, avrebbe aggiunto, il trattamento sarebbe stato ripetuto.

Alla stessa corte, un sergente del Reggimento paracadutisti dell’esercito britannico avrebbe invece assicurato che la confessione di Holden sarebbe stata rilasciata in seguito a un normale interrogatorio. Il ministero della Difesa rifiutò di confermare o smentire l’ipotesi che i soldati britannici avessero ricevuto l’ordine di utilizzare la tecnica dell’annegamento simulato per “ragioni di sicurezza operativa”. Tuttavia, sono numerose le testimonianze di prigionieri irlandesi che sostengono di aver subito questa tortura. E alcuni ufficiali inglesi hanno raccontato al Guardian di aver subito la stessa tecnica durante il loro addestramento. Circostanza confermata nel 2005 da Rod Richard, ministro dell’ormai disciolto ufficio gallese, che ha confessato a sua volta di aver subito questo trattamento come parte del proprio apprendistato nelle tecniche di contro-interrogatorio. Ce n’è dunque abbastanza per favorire l’apertura di un’indagine seria su questi fatti. E per Holden, rilasciato nel 1989, potrebbe profilarsi un cospicuo risarcimento.
 
 

Nordirlanda. Real Ira rivendica assalto a caserma

Due soldati sono stati uccisi

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Roma, 8 mar. (Apcom) – La Real Ira, un’ala dissidente dell’Esercito repubblicano irlandese, ha rivendicato l’attacco di ieri sera contro una base dell’esercito britannico in Irlanda del Nord, costato la vita a due soldati. Lo riferisce la Bbc. Un quotidiano con sede a Dublino, scrive la Bbc online, ha ricevuto una telefonata da Real Ira, nella quale si rivendicava l’attacco contro nel quartier generale del genio militare a Masserene nella contea di Antrim, a nord ovest di Belfast.

L’attentato, in cui due soldati sono morti e altre quattro persone sono rimaste ferite, è avvenuto ieri sera alle 21.40 (le 22.40 in Italia). E’ il più grave in oltre un decennio in Irlanda del Nord e sembra studiato per mettere alla prova il governo bicefalo cattolico-protestante e più in generale il processo di pace.

L’attacco non farà "deragliare" il processo di pace che ha tutto il sostegno della popolazione, secondo il premier britannico Gordon Brown. "Intensificheremo i nostri sforzi perché il processo di pace persista" ha promesso l’inquilino di Downing Street, aggiungendo che "la principale priorità (del suo governo, ndr) è stata sempre stata la sicurezza della popolazione in Irlanda del Nord e noi faremo tutto il possibile per garantire che la pace sia al sicuro".

Dalle leadership cattolica e protestante nordirlandesi arrivano rassicurazioni sul fatto che l’attentato non minerà la coalizione che si è insediata nel maggio 2007 – con un primo ministro unionista e un vice ministro dello Sinn Fein – né l’accordo di pace del 1998 (chiamato anche ‘del Venerdì Santo’) raggiunto faticosamente dopo tre decenni di violenza intersettaria, costati la vita a oltre 3mila persone.

L’esercito repubblicano irlandese (Ira), che ha lottato per un’Irlanda unita con l’appoggio della minoranza cattolica, siglò un’intesa per il cessate ilfuoco con i militanti protestanti filobritannici; le truppe britanniche lasciarono la provincia nel 2007, ma episodi sporadici di violenza sono continuati nonostante l’accordo di pace.

Fcs/Spr