EUSKAL HERRIA: ARRESTATI DIRIGENTI DELLA SINISTRA INDIPENDENTISTA

Il 14 ottobre la polizia spagnola ha arresto nella sede del sindacato della sinistra indipendentista LAB di Donostia 10 militanti indipendentisti di rinomata fama pubblica, con l’accusa di far parte della direzione politica di Batasuna.
Questa Unità Popolare della Sinistra Indipendentista, che è stata illegalizzata dai tribunali di giustizia spagnoli nel 2003, ha continuato però ad essere attiva fin da allora.

La sede del sindacato è stata totalmente circondata e presa dalle forze repressive per ore.
I sindacalisti che si trovavano dentro la sede sono stati identificati e trattenuti in una stanza per ore, fra di loro c’era l’ex-dirigente del LAB Rafa Usabiaga.
In un’altra stanza erano rinchiusi Arnaldo Otegi, Rufi Etxebarria, Sonia Jacinto e Arkaitz Rodriguez, e lì è stato trasferito successivamente Rafa Diez Usabiaga. In altre località inoltre sono stati arrestati Mañel Ugarte, Amaia Esnal, Ainara Oiz, Txeluis Moreno e Miren Zabaleta. Tutte le persone arrestate in questo momento si trovano in isolamento.

Questi gravissimi fatti avvenuti con la firma del giudice dell’audiencia National spagnola Baltasar Garzon hanno senza dubbio motivazioni politiche inscindibili dal governo Zapatero. Già nei giorni precedenti il giornale governativo El Pais aveva insinuato l’idea che questi stessi dirigenti fossero stati desautorati da ETA per la loro supposta opposizione politica contraria alla lotta armata. Allora perchè li tengono prigionieri?

La reazione della succursale del PSOE di Zapatero in Euskal Herria è stata, da una parte, dire che "non avevano niente di politicamente importante in mano", che "questa operazione è stata uguale ad altre precedenti perchè stavano organizzando la direzione politica di Batasuna". Dall’altra, hanno rimarcato che "siamo difronte ad una nuova fase politica difficile da definire in poche parole".
Forse la novità è nella stigmatizzazione e criminalizzazione fascista del Collettivo di Prigionieri dei quali è proibito mostrare le foto pubblicamente?
La novità della fase politica è la scomparsa da 4 mesi del militante Jon Anza in territorio francese?
L’impulso neo-franchista dei governi spagnoli dell’ultimo decennio di illegalizzare partiti e associazioni politiche e sociali, anche se criticato da alcuni partiti di ambito basco comunque è stato sempre rispettato in ultima istanza e non è certamente una novità di ora.
Non è una novità neppure il fatto che quest’impulso basilare nei regimi di stampo neo-fascista sia nel caso della lotta per l’indipendenza e il socialismo in Euskal Herria, totalmente sterile riguardo all’obiettivo: paralizzare e ridurre ad una ridicola espressione il movimento che lo sostiene e cioè la sinistra indipendentista basca. Non è scomparsa ETA,
né Batasuna, né il movimento antirepressivo, né le lotte sociali sostenute dalla sinistra indipendentista, né il lavoro enorme di ricostruzione linguistica e culturale.
Tutto il contrario. La Sinistra Indipendentista Basca ha mostrato la propria vitalità nelle poche mobilitazioni di massa autorizzate, oltre che in alcune di quelle illegalizzate.

La Sinistra indipendentista illegalizzata è riuscita a presentarsi alle elezioni, a rinnovare la propria partecipazione in istituzioni di ogni tipo, raggiungendo più volte anche in forma non legale il 15-20% dei voti, in tutte le contese elettorali per tutti i dieci anni da quando è stata illegalizzata. Continua cioè a mantenere con forza l’iniziativa politica.
Negli ultimi mesi in Euskal Herria sta diventando ogni volta più evidente e pubblica l’intenzione della sinistra indipendentista di investire grandi sforzi in futuro nella formazione di quello che viene chiamato Polo Soberanista. Lo stesso Arnaldo Otegi aveva annunciato importanti novità per questo autunno. A nessuno era sfuggito che evitare l’ingerenza politica nel cui fulcro si situa questa iniziativa è all’origine dell’atto di guerra attuato dal Governo spagnolo del PSOE, con la totale connivenza del
Partito Popolare spagnolo.
L’arresto di questi dieci militanti denunciato, oltre che dalla stessa sinistra indipendentista, anche dai partiti Ezker Batua-Izquierda Unida, Aralar, Eusko Alkartasuna e dal sindacato ELA, riuscirà solo a ritardare forse questo processo politico. Senza dubbio, aumenta la quota di dolore e sofferenza che Euskal Herria paga per pretendere di ricostruire un futuro euskaldun (basco), femminista, internazionalista, socialista sulla base del
suffragio universale.

Chiamiamo a denunciare con tutta la forza possibile questi fatti, queste azioni fasciste del governo spagnolo, attivando lì dove sia possibile la solidarietà internazionalista con Euskal Herria, per rompere poco a poco questo velo di silenzio e inerzia che i mass media e i loro alleati del sistema neo-liberale hanno steso in Europa e nel mondo, riguardo la realtà di sfruttamento e lotta che si sviluppa in Euskal Herria.

EUTSI GOIARI!!! EUSKAL HERRIA AURRERA!!!

Ai membri di Amici del Paese Basco – Euskal Herriaren Lagunak Bologna

Negare il dialogo e la democrazia

14/10/2009
analisi di Giovanni Giacopuzzi, storico e scrittore

La conquista della ‘democrazia’ pare essere una questione solo militare per il governo Zapatero. Su due quadranti paralleli, ieri, il presidente spagnolo incontrava Obama assicurando l’aumento di truppe in Afghanistan, mentre il giudice superstar Baltazar Garzon ordinava l’arresto di esponenti della sinistra indipendentista basca. Più soldati, più repressione. L’idea che il dialogo sia possibile solo se significhi la sconfitta del “nemico” sembra essere alla base di questa idea organica della democrazia. Gli arresti di ieri, come riconosce la stessa stampa spagnola, mirano a togliere di mezzo la possibilità di un progetto politico della sinistra basca per la costituzione di un movimento politico indipendentista, progressista, attraverso un processo democratico. Nelle parole scritte da diversi quotidiani, nelle parole del ministero dell’Interno spagnolo, c’è una stridente coincidenza nel ritenere che la nuova direzione imboccata dagli arrestati fosse quella di un movimento che accantonasse la via armata.

Eppure per Madrid questa ipotesi aprirebbe lo scenario ad una prospettiva politica presente nella società basca che metterebbe in discussione non solo l’organizzazione dello stato spagnolo ma i principi politici che lo guidano in campo sociale, economico e internazionale. La sotira degli ultimi cinquant’anni insegna che quando si accennavano ipotesi di soluzione dialogata del conflitto basco spagnolo, da Madrid si rispondeva picche. 1984. Barrionuevo, Ministro degli interni del Governo socialista di Felipe Gonzales, implicato nella guerra paramilitare dei Gal contro l’indipendentismo basco, propone un dialogo con ETA. Pochi mesi dopo, il leader di Herri Batasuna Santi Brouard viene ucciso da un commando paramilitare. 1990. Poche ore prima che Herri Batasuna occupasse, per la prima volta, i seggi ottenuti al Parlamento spagnolo, con l’obiettivo di portare “un messaggio di dialogo”, il neoletto deputato di Herri Batsuna, Josu Muguruza viene ucciso a Madrid da un commando paramilitare. 1996. La proposta denominata alternativa democratica avanzata da ETA per un a soluzione politica del conflitto dove, per la prima volta, ETA riconosce il protagonismo, nel dialogo politico, delle forze politiche e sociali presenti nei Paesi Baschi, viene fatta propria da Herri Batasuna e il Governo Aznar, attraverso il giudice Baltasar Garzon, incrimina la direzione di Herri Batasuna che un anno più tardi verrà condannata a sette anni di carcere. 1998. Quando il dialogo tra le forze politiche sindacali e sociali basche sfocia nella proposta denominata Lizarra-Garazi, nella quale si riafferma che il diritto all’autodeterminazione potrà essere esercitato solo attraverso la libera espressione dei cittadini e cittadine basche, il giudice Garzon dà inizio alla criminalizzazione della sinistra indipendentista basca con la chiusura del quotidiano basco Egin ed in seguito di forze politiche e sociali. 2002. la legge sui partiti illegalizza Batasuna e le succesivve liste elettorali ispirate agli stessi principi politici. Nonostante questo, PSOE e Batasuna mantengono conversazioni segrete che sfocieranno in un accordo preliminare. 2004. Manifestazione di Batasuna nel velodromo di Anoeta, a San Sebastian, per annunciare una proposta di dialogo su due tavoli: ETA e Governo da una parte su smilitarizzazione prigionieri e vittime, e i partiti presenti nei Paesi baschi sulla soluzione politica del conflitto dall’ altra. I giudici spagnoli aprono un procedimento giudiziario nei confronti della direzione di Batasuna. 2006 La conseguenza della proposta di Anoeta porterà alla tregua di ETA nel marzo 2006. Nello stesso momento in cui Zapatero annuncia l’inizio del processo negoziale, il portavoce di Batasuna Arnaldo Otegi viene arrestato. Mesi di incontri sotto l’auspicio di mediatori internazionali non portano ad un’accordo. Governo spagnolo ed ETA si accusano a vicenda di aver rifiutato una soluzione che sembrava a portata di mano. I tentativi di riprendere un processo di dialogo vengono boicottati con l’arresto, tra gli altri, di dirigenti della sinistra indipendentista. Le proposte di riforma dello statuto di autonomia basco e di un referendum consultivo nelle province basche su un processo negoziale vengono proibite dal Governo spagnolo e dalla magistratura.

Il Ministro degli Interni Rubalcaba a cui fa eco il giudice Garzon poche settimane fa dichiarava che se anche Batasuna condannasse le azioni di ETA non sarebbe mai legalizzata. Fino agli ultimi arresti, martedì 13, di dirigenti della sinistra indipendentista tra cui Arnaldo Otegi, l’ex segretario del sindacato LAB. Il cerchio, per ora, si chiude. Chi vuole la pace?

Giovanni Giacopuzzi

http://it.peacereporter.net/articolo/18352/Negare+il+dialogo+e+la+democrazia

Dalle urne un avviso per Zapatero


Elena Marisol Brandolini,   09 giugno 2009, 12:45 – http://www.aprileonline.info/notizia.php?id=12293

Dalle urne un avviso per Zapatero Esteri     I socialisti, nel riunire il loro Esecutivo nazionale, riconoscono che il messaggio dagli elettori è stato esplicito, ma sono fiduciosi che ancora non si sia tradotto in una mozione di sfiducia definitiva nei loro confronti. Qualificano il risultato come "ragionevole, tenendo in conto il contesto di queste elezioni"; rivendicano di avere ottenuto il miglior risultato percentuale di voti tra tutti i partiti socialisti europei, con l’eccezione di Malta; apprezzano che non vi sia stato travaso di voti dal PSOE al PP e che piuttosto una parte del loro elettorato gli abbia voltato le spalle, temporaneamente

Con quattrocentomila voti di differenza, equivalenti a 3.4 punti percentuali (il 42.03% contro il 38.66%)e a due seggi da europarlamentare (23 a 21), in una competizione elettorale che ha visto una partecipazione al voto di poco inferiore al 46%, con punte ancora inferiori nei tradizionali feudi socialisti, i popolari di Mariano Rajoy sono riusciti ad infliggere la prima seria sconfitta al partito socialista di José Luis Rodrìguez Zapatero da quando questi è presidente del governo spagnolo, ossia dal 2004. Già le recenti elezioni amministrative in Galizia, con la perdita del governo dell’Autonomia, avevano rappresentato un primo ammonimento dell’elettorato socialista in chiara crisi afettiva nei confronti del loro partito. Ma anche nel 2007 i popolari avevano vinto, seppure di misura, le elezioni comunali e, appena l’anno dopo, Zapatero era tornato a sopravanzarli per circa 4 punti, alle elezioni generali. Questa volta, però, Rajoy non solo ha recuperato la distanza che si era determinata tra il suo partito e quello socialista nel 2008, ma ne ha aggiunta quasi altrettanta in mezzo, con una rimonta sui suoi avversari di quasi 8 punti, in appena 15 mesi.

Una sconfitta netta per il premier spagnolo, che paga il prezzo di una crisi economica particularmente dura, riconosciuta tardi e affrontata con debolezza dal suo governo. Ma non è ancora il crollo. Non sono infatti i 10 punti delle europee che i popolari guadagnarono ai socialisti nel 1994 e che spianarono la strada alla vittoria di José Marìa Aznar nelle elezioni politiche del 1996.
Così, la vittoria di Rajoy è suficientemente ampia da mettere a tacere le continue lotte all’interno del partito per la sua successione, ma non così tanto da assicurargli la vittoria alle prossime politiche del 2012.
I socialisti, nel riunire il loro Esecutivo nazionale, riconoscono che il messaggio dagli elettori è stato esplicito, ma sono fiduciosi che ancora non si sia tradotto in una mozione di sfiducia definitiva nei loro confronti. Qualificano il risultato come "ragionevole, tenendo in conto il contesto di queste elezioni"; rivendicano di avere ottenuto il miglior risultato percentuale di voti tra tutti i partiti socialisti europei, con l’eccezione di Malta; apprezzano che non vi sia stato travaso di voti dal PSOE al PP e che piuttosto una parte del loro elettorato gli abbia voltato le spalle, appunto temporaneamente.
I popolari affermano che, nelle nuove condizioni date, Zapatero dovrebbe tornare in parlamento per farsi confermare la fiducia. Decideranno nelle prossime ore se presentare o meno una mozione di sfiducia del premier.

Il voto ha avuto anche una importante connotazione territoriale.
In particolare, nella Comunità valenciana e in quella di Madrid, ove i principali dirigenti del PP sono coinvolti in scandali di vario tipo, la distanza a loro vantaggio rispetto ai socialisti è misurata rispettivamente in 15 e 13 punti percentuali.
In Catalogna, invece, tradizionale granaio socialista, l’astensione è stata particularmente elevata, la più alta della storia, pari al 62% dell’elettorato. La disaffezione, in questo caso, non avrebbe origine esclusivamente dalla crisi economica, ma anche dagli impegni disattesi dal governo centrale nell’applicazione del nuevo Statuto autonomistico. Ciononostante, i socialisti catalani tornano ad essere il primo partito in Catalogna. CiU recupera sui popolari, rispetto al 2004, e si colloca al secondo posto, accorciando le distanze dai socialisti. La Coalicio’n por Europa, formata da CiU, PNV e le formazioni nazionaliste moderate di Canarie e Andalusia, mantiene i suoi due eurodeputati.
Il PNV vince il confronto ingaggiato con i socialisti baschi in Euskadi, sopravanzandoli nei voti, seppure di poco. La lista Iniciativa Internacionalista, su cui si è riversato il voto della sinistra abertzale, non riesce a conquistare alcun seggio, ma rappresenta la quarta forza politica più votata nei Paesi Baschi, con circa il 16% dei suffragi.
A sinistra, Izquierda Unida, nonostante una nuova perdita di voti, riesce a confermare i suoi due eurodeputati. Mentre la coalizione denominata Europa de los Pueblos, formata da ERC e dalle formazioni nazionaliste progressiste di Galizia e Paesi Baschi mantiene la propria rappresentanza di un seggio nel parlamento di Strasburgo.
Un ultimo seggio, infine, è attribuito al partito di centro UPyD, fondato due anni fa dall’exsocialista rosa Dìez.

Si apre dunque, ora, una nuova fase nella vita politica spagnola, con un’opposizione ringalluzzita dall’esito elettorale e i socialisti alla ricerca di alleanze in parlamento per far passare la Legge sull’Economia Sostenibile e il bilancio; in mezzo, l’accordo sulla riforma del finanziamento delle Autonomie che va realizzato al più presto possibile.
Il prossimo impegno elettorale è non prima di due anni, per le elezioni delle Autonomie. Un tempo sufficientemente lungo, se si vuole, perché il governo, uscito dalle secche della crisi economica, possa ridare slancio all’iniziativa politica, restituendo orgoglio e passione all’elettorato socialista.

Roma, giovani attivisti baschi si incatenano all'Ambasciata spagnola. Liberati i 15 fermati

tratto da: http://www.radiocittaperta.it/index.php?option=com_content&task=view&id=1466&Itemid=9

Marco Santopadre, Radio Città Aperta
Una delle ragazze incatenate all'Ambasciata spagnola a RomaSono stati tutti liberati nel primo pomeriggio gli attivisti baschi e quelli italiani che avevano inscenato un vero e proprio blitz per chiedere che i governi spagnoli e francesi dicano la verità sulla sparizione, ormai parecchie settimane fa, del militante indipendentista basco Jon Anza.

Galleria fotografica: http://www.gaztesarea.net/info/galeria.php?galeria=14789&id=14789

30-05-2009/12.00 — Questa mattina alle 11.30 un gruppo di attivisti baschi ha messo in atto una protesta simbolica nei confronti della rappresentanza diplomatica spagnola a Roma. Due ragazze e un ragazzo tra i 20 e i 24 anni sono riusciti a incatenarsi alle grate delle finestre dell’Ambasciata in piazza di Spagna, mentre un’altra decina esponevano cartelli e striscioni per denunciare la messa fuori legge, la criminalizzazione e la persecuzione nei confronti di numerose organizzazioni giovanili della sinistra indipendentista basca che dura ormai da dieci anni. Gli attivisti e alcuni Erasmus presenti in piazza di Spagna – ed anche alcuni turisti presenti per caso nella centrale piazza romana – hanno cominciato a gridare slogan – "Spagna fascista stato terrorista", "Paesi Baschi liberi", "Indipendenza" – mentre numerosi agenti di polizia già presenti sul posto ed altri accorsi appena dopo l’inizio del blitz hanno prima cercato di impedire ai ragazzi di incatenarsi e poi hanno strappato cartelli e striscioni. Alcuni portavano magliette rosse con su scritto "Independentzia" e sulla faccia sono riusciti a tenere per alcuni minuti una maschera bianca, a significare la maniera indiscriminata con la quale gli apparati repressivi perseguitano con denunce, arresti, processi e multe migliaia di giovani baschi, sia in Spagna che in Francia, la cui unica colpa è quella di difendere la propria identità e i valori politici della sinistra e del socialismo.Mentre venivano identificati numerosi presenti e gli attivisti incatenati continuavano a gridare slogan intorno alle 11.50 sono stati caricati sui mezzi della polizia e potati al commissariato Trevi insieme a numerosi attivisti italiani dei centri sociali romani e delle reti di solidarietà con il popolo basco. Al momento i fermati sono 15, tra attivisti della gioventù basca indipendentista, militanti dei centri sociali ed Erasmus.

Un addetto alla sicurezza dell'ambasciata strappa di mano uno striscione ad una attivista bascaGli attivisti denunciano il clima di repressione  nello stato spagnolo, soprattutto contro le forze politiche dei Paesi Baschi più volte messe fuorilegge, contro gli arresti di massa e chiedono l’amnistia per i prigionieri politici. Proprio in questi giorni il governo di Madrid è stato costretto dalla magistratura e da una campagna internazionale a riammettere alle elezioni europee la lista "Iniziativa Internazionalista" guidata dal famoso scrittore Alfonso Sastre che era stata precedentemente illegalizzata. Sempre in questi giorni sta circolando un video che denuncia l’uso sistematico della tortura in Spagna contro gli attivisti baschi sospettati o meno di essere militanti dell’ETA, l’organizzazione armata indipendentista.

Di seguito alcune foto sul blitz di questa mattina:
http://www.eidonpress.com/index.php?url=zoom.php&id=290466

Sul contenuto della protesta alleghiamo  un comunicato bilingue che ci è stato fatto pervenire dagli organizzatori della protesta:

 

ULTIMA TAPPA DELLA CAMPAGNA PER UNA EUROPA GIOVANE E RIBELLE

 

Siamo i rappresentanti della gioventù indipendentista di un paese d’ Europa, Euskal Herria. Il nostro paese non compare nelle mappe perché gli Stati francese e spagnolo negano la sua esistenza. Questo è possibile, tra le altre cose, perché i popoli ancora senza stato sono sottomessi ad una Europa liberale, guidata dal capitale e dai suoi interessi.

Vi presentiamo i dati repressivi dell’anno 2008 per i 3 milioni di abitanti che vivono in Euskal Herria:

 

–         764 prigionieri politici (tra loro militanti dell’organizzazione ETA, esponenti della formazione politica Batasuna, giovani dell’organizzazione giovanile Segi, persone di differenti ambiti sociali, come giornalisti, membri di associazioni culturali ecc)

–         390 arresti

–         62 torturati, tra loro 6 sono finiti all’ospedale in seguito alle ferite riportate

–         65 manifestazioni politiche interrotte e represse dalla polizia, con più di 100 feriti e 121 arrestati

–         14.000.000 di euro rappresentano il danno causato ai familiari dei prigionieri politici dalla detenzione premeditata di questi ultimi in carceri lontane da Euskal Herria

 

In questi ultimi mesi siamo ritornati all’epoca della “guerra sporca” degli anni ottanta, quando  i militanti indipendentisti venivano sequestrati e assassinati. Per esempio ad aprile è scomparso il militante Jon Anza. Dalle informazioni raccolte emerge che lo Stato spagnolo e lo Stato francese sono i responsabili del suo sequestro.

Zapatero, Sarkozy, dove è Jon?

Dobbiamo ricordare che lo Stato spagnolo ha definito l’organizzazione giovanile di Euskal Herria terrorista, e che la sinistra indipendentista basca vede in modo sistematico ostacolata la sua possibilità di partecipare ad elezioni.

Per fortuna la solidarietà tra i rivoluzionari non manca mai. Abbiamo visto, nel nostro giro per l’ Europa, che abbiamo più amici che nemici.

Nelle prossime elezioni europee, un esempio di questa solidarietà è stato l’aiuto pervenuto al popolo basco da diversi soggetti sociali dello Stato spagnolo e da gente di tutte le parti del mondo, attraverso la partecipazione alla lista “Iniziativa Internazionalista”. E’ stato così possibile il superamento della legge fascista spagnola.

 Lo Stato spagnolo ha cercato di mettere al bando, senza riuscirvi, “Iniziativa Internazionalista”. Iniziativa Internazionalista sarà quindi in Europa una forza rivoluzionaria che crede nella libertà e nella giustizia.  

Nella parte di Euskal Herria che appartiene allo Stato spagnolo c’è l’opportunità di votare Iniziativa

Internazionalista. Invece nella parte francese di Euskal Herria la piattaforma “Euskal herriaren alde” (a favore di Euskal Herria) sostituirà il movimento indipendentista basco.

Con l’azione di oggi ringraziamo la solidarietà tra rivoluzionari e sottolineiamo il carattere terrorista dello Stato spagnolo e francese.

 

Euskal Herria è il paese che lotta per un’ Europa libera e ribelle.

Spagna/ Europee, riammessa lista sospettata di legami con l'Eta

Il capolista è il noto drammaturgo Alfonso Sastre

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2 giorni
fa da APCOM

Roma, 22 mag. (Apcom) – La Corte costituzionale spagnola ha deciso di riammettere alle elezioni europee una lista sospettata di connivenza con il gruppo terroristico separatista basco Eta e il suo braccio politico già messo fuori legge dal 2003, Batasuna. Iniciativa Internacionalista-Solidaridad entre los Pueblos (Iisp), il cui capolista è il noto drammaturgo madrileno Alfonso Sastre, era stata proibita Tribunale Supremo, ma la Corte, per la prima volta, ha capovolto la sentenza per "insufficienza di prove".

Già in passato Sastre – incarcerato per alcuni mesi alla fine della dittatura franchista a causa della sua opposizione al regime e alla vicinanza all’Eta – ha collaborato con numerosi gruppi politici della sinistra indipendentista radicale basca (la c.d. ‘izquierda abertzale’). La Corte Costituzionale però, ha tenuto in conto l’obiezione di Sastre secondo cui quest’ultimo "non ha mai utilizzato mezzi che non siano strettamente politici per raggiungere i suoi obiettivi programmatici, essendo l’uso della violenza completamente alieno alla sua forma di azione cultura politica".

Europee: Madrid proibisce Iniziativa Internazionalista. “E’ al servizio dei terroristi”… – 16/05/09

zapaterodi Marco Santopadre – da Radio Città Aperta

Anche alle prossime europee la sinistra indipendentista basca non potrà partecipare.

zapateroAlle 3 di questa notte la maggioranza dei giudici che formano il Tribunale Supremo di Madrid, con il voto favorevole di 11 toghe su un totale di 16, ha deciso che la lista venga proibita perché rappresenterebbe un tentativo di continuare sotto altre forme l’attività politica di Batasuna, partito sciolto nel 2003 perchè considerato di natura terroristica. Giovedì scorso l’avvocato dello Stato Joaquín de Fuentes Bardají aveva chiesto ai tribunali di bloccare "l’uso della lista come strumento di successione di Batasuna. (…) La partecipazione alla campagna elettorale di una lista che agisce al servizio di una organizzazione terrorista rappresenta un attacco allo stesso sistema democratico che non può essere accettato", recitava la richiesta prontamente accolta. Poco importa che la lista “Iniziativa Internazionalista – Solidarietà tra i popoli” sia formata da esponenti non delle forze indipendentiste basche, ma esclusivamente da attivisti, dirigenti ed ex eletti di formazioni della sinistra marxista e progressista di tutte le regioni e le nazioni della Spagna: dal capolista Alfonso Sastre, madrileno, drammaturgo e scrittore di fama internazionale; ad Angeles Maestro, leader dell’organizzazione comunista spagnola ‘Corrente Rossa’ ed ex deputata di Izquierda Unida alle Cortes; l’avvocato Doris Benegas, dirigente di ‘Sinistra Castigliana’, oppure una decina tra eletti e sindaci di Izquierda Unida in Andalusia.. E poi esponenti di associazioni, forze politiche, sindacati di Galizia, Catalogna, Asturie, Cantabria, Aragona, ed addirittura immigrati.

Tutti accomunati dalla volontà di portare in Europa i valori e i programmi della sinistra basca esclusa dalle istituzioni locali e statali a causa di un sistema legislativo e giuridico varato dall’asse Partito Socialista/Partito Popolare che contro i baschi ha istituito un vero e proprio sistema di apartheid. Per questo era nata Iniziativa Internazionalista, che da un mese sta presentando i suoi programmi e i suoi candidati non solo nelle città e nei quartieri del Paese Basco, ma anche a Barcellona e Madrid, Santiago e Siviglia, Valladolid e Saragozza, risvegliando attivisti ed elettori che da anni avevano rinunciato a votare, per la mancanza di una sinistra radicale e non omologata, o comunque non annichilita. Basta vedere la parabola elettorale di Izquierda Unida negli ultimi anni, ormai ridotta al lumicino ed abbandonata da buona parte del suo elettorato, per comprendere di cosa si parla. Nel programma elettorale della lista appena esclusa si può leggere una dura critica al tentativo del governo spagnolo e di quelli europei di far pagare ai lavoratori e alle classi popolari le conseguenze della crisi capitalistica più grave negli ultimi 80 anni; ci si schiera contro il Piano Bologna che la Commissione Europea attua contro le scuole e le università pubbliche, contro la Bolkenstein che privatizza i servizi pubblici a scapito dei lavoratori e degli utenti; si denuncia il razzismo e la discriminazione operata contro i migranti dalle varie istituzioni comunitarie; si chiede una rottura netta in Spagna con le culture, le politiche e le istituzioni ereditate dal regime fascista di Franco, che solo la morte nel suo letto dell’anziano dittatore tradusse in forme più moderne ed apparentemente democratiche ma conservandone nel fondo le aspirazioni e gli obiettivi di una elite politica, economica e religiosa mai rimossa dal potere. Un’accusa che a molti sembrerà esagerata, ma che la decisione del tribunale di Madrid non fa che confermare per l’ennesima volta in una Europa sorda e cieca di fronte alla continua e patente violazione di tutti i principi democratici formalmente garantiti in ogni paese e dalle leggi comunitarie.
Sastre ha immediatamente avviato una campagna di raccolta di firme a livello internazionale a sostegno della lista e del suo diritto a concorrere alle Europee. Angeles Maestro ha annunciato alla stampa che la lista farà ricorso al Tribunale Costituzionale per rigettare la assurda esclusione dalla competizione elettorale, ma le speranze che il massimo organo legislativo spagnolo smentisca il Supremo sono praticamente nulle. Un No al Supremo contraddirebbe un’impalcatura politica, ideologica e legale costruita negli ultimi dieci anni in base al teorema secondo il quale il compito dello Stato e dei suoi organi non è reprimere chi commette un delitto o compie atti illegali, ma semplicemente evitare con qualsiasi mezzo che un’opzione politica e sociale, quella rappresentata da Batasuna e da una miriade di organizzazioni popolari, associative e culturali, possa essere democraticamente rappresentata nel dibattito politico e nelle istituzioni.
Ma la assurdità dei principi contenuti nella Legge dei Partiti questa volta segna un inaudito salto di qualità nella violazione dei diritti democratici all’interno dello Stato Spagnolo e dell’Europa: priva del diritto all’elettorato attivo e passivo non solo un 15% degli abitanti delle regioni basche, ma anche di decine, forse centinaia di migliaia di persone in tutti i territori dello Stato. La già aberrante equiparazione tra l’attività armata e clandestina dell’ETA e quella politica e istituzionale pluridecennale di Batasuna è ampiamente superata; oggi ad essere proibite e messe fuori legge sono direttamente le idee, le aspirazioni, i programmi e gli obiettivi della sinistra alternativa e popolare basca. Ma anche spagnola, ed europea. Ma le varie organizzazioni della sinistra europea non si sono ancora mobilitate o quantomeno espresse a difesa dei colleghi spagnoli. Niente di nuovo sul fronte occidentale…

http://www.megachip.info/modules.php?name=Sections&op=viewarticle&artid=9146

LA SINISTRA INDIPENDENTISTA BASCA E LE ELEZIONI AL PARLAMENTO DELLA COMUNITA AUTONOMA BASCA

da http://www.ezkerabertzalea.info

Domenica scorsa, 1 marzo, si sono svolte, nelle tre province basche che compongono la Comunità Autonoma Basca, le elezioni al parlamento e al presidente della Comunità Autonoma Basca. La principale caratteristica di queste elezioni è stata il suo carattere assolutamente antidemocratico. Infatti, la piattaforma elettorale DEMOKRAZIA 3 MILIOI-D3M (Democrazia 3 milioni), della Sinistra Indipendentista basca, è stata illegalizzata dallo Stato Spagnolo, impedendo la sua partecipazione alle elezioni autonomiche.
La campagna elettorale è stata segnata dalla persecuzione che ha subito la piattaforma Demokrazia 3 Milioi, la quale, nonostante l’ilegalizzazione, ha comunque deciso di continuare con la campagna elettorale ed i comizi, presentandosi alle elezioni, pur sapendo che i suoi voti sarebbero stati considerati nulli. Nelle ultime settimane sono state arrestate decine di persone ed altre centinaia sono state fermate dalle diverse forze di polizia che operano nel territorio basco. In più, varie sedi sono state perquisite per evitare che la Sinistra Indipendentista facesse propaganda elettorale o potesse distribuire le schede elettorali di D3M con le quali effetturare il voto. É curioso vedere centinaia di uomini armati perseguitare delle schede elettorali.
Questa repressione giuridica-politica-militare esercitata dal governo spagnolo (PSOE) ha un doppio obiettivo: annullare politicamente la sinistra indipendentista basca, poiché é il motore del cambio politico e sociale che si vuole dare nei Paesi Baschi e, d’altro canto, manipolare i risultati elettorali in suo favore, dal momento che senza la presenza della sinistra indipendentista il “blocco spagnolista” ottiene piu parlamentari.
I risultati delle elezioni al parlamento basco, ci portano a realizzare le seguenti considerazioni:
– Nonostante il governo spagnolo ed il parlamento basco abbiano messo in moto tutto il loro apparato repressivo, la sinistra indipendentista ha realizzato un atto di disobbedienza civile di massa: nonostante le illegalizzazioni, migliaia di persone hanno partecipato alla campagna elettorale facendo propaganda, assistendo agli atti politici o distribuendo milioni di schede elettorali illegali di D3M in quasi tutte le case delle Province di Araba, Bizkaia e Gipuzkoa.
– Alla fine, le persone che sono andate alle urne a votare D3M sono state piú di 100.000 (8,8% dei voti calcolati). Con questi voti, se fossero stati validi, D3M avrebbe ottenuto 7 parlamentari su 75.
– Il Parlamento Basco che si formerá in seguito a queste elezioni, basate sulla esclusione, manca di legittimitá.
– Allo stesso modo, il prossimo Governo Basco, mancherá di legittimitá.
– I risultati elettorali sono stati il frutto della manipolazione del governo del PSOE, che ha creato una situazione di eccezione per articolare una maggioranza unionista spagnola che non corrisponde alla realtá basca.
– Le parti politiche che difendono il diritto della societá basca di decidere sul suo futuro (Demokrazia 3 Milioi, Partido Nazionalista Basco, Aralar, Eusko Alkartasuna, Ezker Batua) hanno ottenuto 633.649 voti, in confronto ai 482.839 degli unionisti spagnoli (PSOE, PP, UPyD).        Nonostante ció, a causa dell’esclusione della sinistra indipendentista, voluta dal PSOE, gli unionisti spagnoli hanno ottenuto una maggioranza parlamentare.
Di fronte a questa situazione di mancanza di democrazia e di negazione dei diritti, la sinistra indipendentista riconferma la sua scommessa per lanciare una offensiva politica, per costruire in questo paese uno scenario democratico nel quale tutti i diritti di tutte le persone che costituiscono i Paesi Baschi siano rispettati e affinché tutti i progetti politici possano svilupparsi a paritá di condizione, incluso quello della sinistra indipendentista: l’Indipendenza ed il Socialismo per i Paesi Baschi.

EZKER ABERTZALEA

02/03/2009