Spagna/ Barcellona, manifestazione contro sentenza su Statuto -2- Governo regionale catalano chiede soluzione politica

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Barcellona, 10 lug. (Apcom) – Secondo i giudici progressisti della Corte – e il Psoe – la sentenza lascia uno Statuto perfettamente applicabile, ma i socialisti catalani vogliono ora che il governo risolva politicamente quegli aspetti eliminati dalla sentenza e che i partiti catalani considerano irrinunciabili, come ad esempio i riferimenti alla “nazione catalana” (limitati peraltro al solo preambolo del testo).
La sentenza riapre dunque un fronte che il governo del premier José Luis Rodriguez Zapatero sperava concluso felicemente quattro anni fa, oltre che uno scontro interno fra il Psoe e il Psc (il partito socialista spagnolo è infatti organizzato su base federale). All’esecutivo interessava infatti che l’Estatut andasse in porto per un motivo fondamentale: stabilire un precedente costituzionale ed ordinato che dimostrasse la fattibilità di poter andare oltre gli attuali margini di autonomia – in gran parte rimasti sulla carta – senza travalicare la Carta fondamentale in modo negoziato e pacifico.
Il destinatario della manovra – ostacolata in tutti i modi dal Pp e dalle altre forze tradizionalmente ‘centraliste’, non esclusa la Chiesa – non era però tanto il nazionalismo catalano, che ha ottenuto essenzialmente quanto richiesto soprattutto in materia di autogestione finanziaria, quanto quello basco.
Qualsiasi pretesa da parte del Partito Nazionalista basco (Pnv) di decidere unilateralmente del futuro istituzionale di Euskadi, per esempio con la convocazione di un referendum è dunque da escludere; i binari istituzionali per qualsiasi revisione dello Statuto di Gernika sono quelli già tracciati e seguiti nel caso catalano: una prima approvazione del Parlamento regionale, la discussione alle Cortes che certifichi la costituzionalità del documento e la ratifica referendaria dell’elettorato regionale.

I preti baschi non vogliono il nuovo vescovo:

85 parroci sui 110 della provincia di Guipuzkoa firmano un documento per dissociarsi dalla nomina del nuovo vescovo di San Sebastian. È José Ignacio Munilla Aguirre, che in una intervista ha dichiarato: La priorità è quella di depoliticizzare la Chiesa basca. Protesta il Pnv PRETI RIBELLI. Tutti in difesa, tutti in trincea. Il clero basco alza le barricate contro il nuovo vescovo inviato dalla Chiesa spagnola su in Euskal Herria. Iniziativa senza precedenti per il clero basco, storicamente vicino alle istanze di irredentismo dei nazionalisti. Sono ben 85 – su un totale di 110 sacerdoti – i preti che hanno firmato un documento per «dissociarsi» dalla nomina del nuovo vescovo di San Sebastian, monsignor Josè Ignacio Munilla Aguirre, messo a capo della diocesi della città basca da Papa Benedetto XVI nello scorso novembre.
POLITICA E FEDE. Nonostante la sua relativamente giovane età (è nato proprio a San Sebastian nel 1961), Munilla Aguirre è un teologo considerato particolarmente «conservatore». Oltre ad insegnare il catechismo su Radio Maria España, è anche editorialista del quotidiano conservatore ABC. Ecco perché al clero della provincia autonoma di Guipuzkoa il nuovo porporato non piace granché. «Non è in alcun modo la persona idonea per assumere la carica di vescovo e di pastore della nostra diocesi», spiegano con durezza i parroci.
PROVOCAZIONE? In realtà qualcuno parla di chiaro intento «contenitivo» da parte della Chiesa spagnola. La forte vena autonomista e le simpatie nazionaliste del clero basco, infatti, non sono viste di buon occhio in un periodo in cui la rottura tra Madrid e le frange più radicali dell’indipendentismo è netta. Il fatto che Munilla sia un uomo del presidente della Conferenza episcopale spagnola, l’arcivescovo di Madrid Antonio Maria Rouco Varela, sembra testimoniare questa esigenza. La sua fama, secondo El Mundo, è quella di «militante fino al midollo, che non si arrende davanti a nulla e nessuno». E il fatto che in una recente intervista abbia affermato che il lavoro della Chiesa deve tendere a neutralizzare la società basca, che soffre di un «eccesso di policizzazione», ecco che l’equazione è pronta. E subito arriva la protesta, del clero e persino dei moderati del Partito nazionalista basco, che denuncia un nuovo tentativo di «spagnolizzazione forzata» dell’identità basca, anche sul piano del cattolicesimo.
Marco Zucchetti
http://www.ilgiornale.it/esteri/i_preti_baschi_non_vogliono_nuovo_vescovo__conservatore/europa-attualit-chiesa-terrorismo-vescovo-san_sebastian-paesi_baschi-eta/16-12-2009/articolo-id=407440-page=0-comments=1

EUSKAL HERRIA: ARRESTATI DIRIGENTI DELLA SINISTRA INDIPENDENTISTA

Il 14 ottobre la polizia spagnola ha arresto nella sede del sindacato della sinistra indipendentista LAB di Donostia 10 militanti indipendentisti di rinomata fama pubblica, con l’accusa di far parte della direzione politica di Batasuna.
Questa Unità Popolare della Sinistra Indipendentista, che è stata illegalizzata dai tribunali di giustizia spagnoli nel 2003, ha continuato però ad essere attiva fin da allora.

La sede del sindacato è stata totalmente circondata e presa dalle forze repressive per ore.
I sindacalisti che si trovavano dentro la sede sono stati identificati e trattenuti in una stanza per ore, fra di loro c’era l’ex-dirigente del LAB Rafa Usabiaga.
In un’altra stanza erano rinchiusi Arnaldo Otegi, Rufi Etxebarria, Sonia Jacinto e Arkaitz Rodriguez, e lì è stato trasferito successivamente Rafa Diez Usabiaga. In altre località inoltre sono stati arrestati Mañel Ugarte, Amaia Esnal, Ainara Oiz, Txeluis Moreno e Miren Zabaleta. Tutte le persone arrestate in questo momento si trovano in isolamento.

Questi gravissimi fatti avvenuti con la firma del giudice dell’audiencia National spagnola Baltasar Garzon hanno senza dubbio motivazioni politiche inscindibili dal governo Zapatero. Già nei giorni precedenti il giornale governativo El Pais aveva insinuato l’idea che questi stessi dirigenti fossero stati desautorati da ETA per la loro supposta opposizione politica contraria alla lotta armata. Allora perchè li tengono prigionieri?

La reazione della succursale del PSOE di Zapatero in Euskal Herria è stata, da una parte, dire che "non avevano niente di politicamente importante in mano", che "questa operazione è stata uguale ad altre precedenti perchè stavano organizzando la direzione politica di Batasuna". Dall’altra, hanno rimarcato che "siamo difronte ad una nuova fase politica difficile da definire in poche parole".
Forse la novità è nella stigmatizzazione e criminalizzazione fascista del Collettivo di Prigionieri dei quali è proibito mostrare le foto pubblicamente?
La novità della fase politica è la scomparsa da 4 mesi del militante Jon Anza in territorio francese?
L’impulso neo-franchista dei governi spagnoli dell’ultimo decennio di illegalizzare partiti e associazioni politiche e sociali, anche se criticato da alcuni partiti di ambito basco comunque è stato sempre rispettato in ultima istanza e non è certamente una novità di ora.
Non è una novità neppure il fatto che quest’impulso basilare nei regimi di stampo neo-fascista sia nel caso della lotta per l’indipendenza e il socialismo in Euskal Herria, totalmente sterile riguardo all’obiettivo: paralizzare e ridurre ad una ridicola espressione il movimento che lo sostiene e cioè la sinistra indipendentista basca. Non è scomparsa ETA,
né Batasuna, né il movimento antirepressivo, né le lotte sociali sostenute dalla sinistra indipendentista, né il lavoro enorme di ricostruzione linguistica e culturale.
Tutto il contrario. La Sinistra Indipendentista Basca ha mostrato la propria vitalità nelle poche mobilitazioni di massa autorizzate, oltre che in alcune di quelle illegalizzate.

La Sinistra indipendentista illegalizzata è riuscita a presentarsi alle elezioni, a rinnovare la propria partecipazione in istituzioni di ogni tipo, raggiungendo più volte anche in forma non legale il 15-20% dei voti, in tutte le contese elettorali per tutti i dieci anni da quando è stata illegalizzata. Continua cioè a mantenere con forza l’iniziativa politica.
Negli ultimi mesi in Euskal Herria sta diventando ogni volta più evidente e pubblica l’intenzione della sinistra indipendentista di investire grandi sforzi in futuro nella formazione di quello che viene chiamato Polo Soberanista. Lo stesso Arnaldo Otegi aveva annunciato importanti novità per questo autunno. A nessuno era sfuggito che evitare l’ingerenza politica nel cui fulcro si situa questa iniziativa è all’origine dell’atto di guerra attuato dal Governo spagnolo del PSOE, con la totale connivenza del
Partito Popolare spagnolo.
L’arresto di questi dieci militanti denunciato, oltre che dalla stessa sinistra indipendentista, anche dai partiti Ezker Batua-Izquierda Unida, Aralar, Eusko Alkartasuna e dal sindacato ELA, riuscirà solo a ritardare forse questo processo politico. Senza dubbio, aumenta la quota di dolore e sofferenza che Euskal Herria paga per pretendere di ricostruire un futuro euskaldun (basco), femminista, internazionalista, socialista sulla base del
suffragio universale.

Chiamiamo a denunciare con tutta la forza possibile questi fatti, queste azioni fasciste del governo spagnolo, attivando lì dove sia possibile la solidarietà internazionalista con Euskal Herria, per rompere poco a poco questo velo di silenzio e inerzia che i mass media e i loro alleati del sistema neo-liberale hanno steso in Europa e nel mondo, riguardo la realtà di sfruttamento e lotta che si sviluppa in Euskal Herria.

EUTSI GOIARI!!! EUSKAL HERRIA AURRERA!!!

Ai membri di Amici del Paese Basco – Euskal Herriaren Lagunak Bologna

Negare il dialogo e la democrazia

14/10/2009
analisi di Giovanni Giacopuzzi, storico e scrittore

La conquista della ‘democrazia’ pare essere una questione solo militare per il governo Zapatero. Su due quadranti paralleli, ieri, il presidente spagnolo incontrava Obama assicurando l’aumento di truppe in Afghanistan, mentre il giudice superstar Baltazar Garzon ordinava l’arresto di esponenti della sinistra indipendentista basca. Più soldati, più repressione. L’idea che il dialogo sia possibile solo se significhi la sconfitta del “nemico” sembra essere alla base di questa idea organica della democrazia. Gli arresti di ieri, come riconosce la stessa stampa spagnola, mirano a togliere di mezzo la possibilità di un progetto politico della sinistra basca per la costituzione di un movimento politico indipendentista, progressista, attraverso un processo democratico. Nelle parole scritte da diversi quotidiani, nelle parole del ministero dell’Interno spagnolo, c’è una stridente coincidenza nel ritenere che la nuova direzione imboccata dagli arrestati fosse quella di un movimento che accantonasse la via armata.

Eppure per Madrid questa ipotesi aprirebbe lo scenario ad una prospettiva politica presente nella società basca che metterebbe in discussione non solo l’organizzazione dello stato spagnolo ma i principi politici che lo guidano in campo sociale, economico e internazionale. La sotira degli ultimi cinquant’anni insegna che quando si accennavano ipotesi di soluzione dialogata del conflitto basco spagnolo, da Madrid si rispondeva picche. 1984. Barrionuevo, Ministro degli interni del Governo socialista di Felipe Gonzales, implicato nella guerra paramilitare dei Gal contro l’indipendentismo basco, propone un dialogo con ETA. Pochi mesi dopo, il leader di Herri Batasuna Santi Brouard viene ucciso da un commando paramilitare. 1990. Poche ore prima che Herri Batasuna occupasse, per la prima volta, i seggi ottenuti al Parlamento spagnolo, con l’obiettivo di portare “un messaggio di dialogo”, il neoletto deputato di Herri Batsuna, Josu Muguruza viene ucciso a Madrid da un commando paramilitare. 1996. La proposta denominata alternativa democratica avanzata da ETA per un a soluzione politica del conflitto dove, per la prima volta, ETA riconosce il protagonismo, nel dialogo politico, delle forze politiche e sociali presenti nei Paesi Baschi, viene fatta propria da Herri Batasuna e il Governo Aznar, attraverso il giudice Baltasar Garzon, incrimina la direzione di Herri Batasuna che un anno più tardi verrà condannata a sette anni di carcere. 1998. Quando il dialogo tra le forze politiche sindacali e sociali basche sfocia nella proposta denominata Lizarra-Garazi, nella quale si riafferma che il diritto all’autodeterminazione potrà essere esercitato solo attraverso la libera espressione dei cittadini e cittadine basche, il giudice Garzon dà inizio alla criminalizzazione della sinistra indipendentista basca con la chiusura del quotidiano basco Egin ed in seguito di forze politiche e sociali. 2002. la legge sui partiti illegalizza Batasuna e le succesivve liste elettorali ispirate agli stessi principi politici. Nonostante questo, PSOE e Batasuna mantengono conversazioni segrete che sfocieranno in un accordo preliminare. 2004. Manifestazione di Batasuna nel velodromo di Anoeta, a San Sebastian, per annunciare una proposta di dialogo su due tavoli: ETA e Governo da una parte su smilitarizzazione prigionieri e vittime, e i partiti presenti nei Paesi baschi sulla soluzione politica del conflitto dall’ altra. I giudici spagnoli aprono un procedimento giudiziario nei confronti della direzione di Batasuna. 2006 La conseguenza della proposta di Anoeta porterà alla tregua di ETA nel marzo 2006. Nello stesso momento in cui Zapatero annuncia l’inizio del processo negoziale, il portavoce di Batasuna Arnaldo Otegi viene arrestato. Mesi di incontri sotto l’auspicio di mediatori internazionali non portano ad un’accordo. Governo spagnolo ed ETA si accusano a vicenda di aver rifiutato una soluzione che sembrava a portata di mano. I tentativi di riprendere un processo di dialogo vengono boicottati con l’arresto, tra gli altri, di dirigenti della sinistra indipendentista. Le proposte di riforma dello statuto di autonomia basco e di un referendum consultivo nelle province basche su un processo negoziale vengono proibite dal Governo spagnolo e dalla magistratura.

Il Ministro degli Interni Rubalcaba a cui fa eco il giudice Garzon poche settimane fa dichiarava che se anche Batasuna condannasse le azioni di ETA non sarebbe mai legalizzata. Fino agli ultimi arresti, martedì 13, di dirigenti della sinistra indipendentista tra cui Arnaldo Otegi, l’ex segretario del sindacato LAB. Il cerchio, per ora, si chiude. Chi vuole la pace?

Giovanni Giacopuzzi

http://it.peacereporter.net/articolo/18352/Negare+il+dialogo+e+la+democrazia

Spagna. L'Eta voleva sequestrare o uccidere gli ingegneri della Tav basca

Il gruppo armato indipendentista basco Eta aveva in programma di iniziare nei mesi di giugno e luglio una nuova strategia contro il tracciato dell’alta velocità ferroviaria in costruzione nei Paesi Baschi e contro il Partito Nazionalista Basco (Pnv): lo riferisce il quotidiano El Mundo, citando fonti dell’antiterrorismo.

Per quel che riguarda la Tav, l’Eta aveva previsto di colpire non solo gli imprenditori che partecipano ai lavori – come fece lo scorso dicembre uccidendo l’industriale Ignacio Uria -, ma anche "i direttori di cantiere e gli ingegneri" con lettere esplosive, auto-bombe e anche riprendendo i sequestri, un metodo abbandonato da tempo. Questi elementi sono emersi dopo l’arresto lo scorso aprile dell’ "etarra" Ekaitz Sirvent a Parigi, che si è rivelato uno degli uomini più importanti dell’Eta in questo momento.

Il gruppo armato aveva anche in programma di mandare lettere di avviso ai dirigenti del Pnv, tra i quali vi era l’ex premiere basco Juan Josè Ibarretxe, per alimentare le "contraddizioni interne" nella formazione nazionalista. Il gruppo pensava anche ad attentati contro i membri più "filo-spagnoli" del partito.

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Spagna/ Eta uccide ispettore, nuovo colpo per Zapatero-focus

Capi arrestati, strutture ridotte, ma gruppo è sempre operativo

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22 ore
fa da APCOM

Un nuovo attentato mortale, stavolta contro un ispettore dell’antiterrorismo impegnato in prima linea nei Paesi Baschi: così oggi l’Eta è tornata ad uccidere dopo una pausa di sei mesi, dimostrando che – nonostante l’intensificarsi della pressione contro di lei a ogni livello – è ancora in grado di colpire l’apparato di sicurezza dello Stato spagnolo. Almeno sul territorio basco. Quello di oggi, infatti, è stato un attentato diverso dall’ultimo, avvenuto a dicembre: allora a essere ucciso era stato un imprenditore di 70 anni senza scorta, Ignacio Uria, freddato mentre andava a giocare a carte con gli amici, come simbolo dell’opposizione contro i cantieri dell’alta velocità che nei prossimi anni dovrebbe collegare i Paesi Baschi a Madrid. Stavolta invece, pur decapitati negli ultimi mesi di numerosi capi della c.d. ‘struttura militare’, i commandos terroristici sono riusciti a collocare esplosivo nella macchina di un uomo armato e abituato a lottare ogni giorno contro i terroristi. Eduardo Antonio Puelles, 49 anni e due figli, ispettore della polizia da 16 anni attivo nella lotta contro l’Eta, è morto nell’incendio seguito all’esplosione della sua auto, provocata da una bomba meccanica ideata per scoppiare col movimento dell’auto. Ma al di là della comparazione dei rischi, sempre relativa in questi casi, l’assassinio dell’ispettore Puelles è anche il primo da quando, dopo le elezioni regionali dello scorso primo marzo, i socialisti sono andati al potere nei Paesi Baschi. Un cambio di guardia ‘storico’, perché mette fine a 30 anni di potere ininterrotto del Partido Nacionalista Vasco (Pnv), il partito di centrodestra vicino agli industriali baschi che negli ultimi anni aveva accentuato la sua connotazione indipendentista. I socialisti baschi governano la regione grazie all’appoggio esterno del Partido Popular (Pp), partito erede del franchismo e da sempre contrario non solo all’indipendenza ma anche all’autonomia delle regioni ‘storiche’ della Spagna. Il ‘governatore’ regionale socialista, Patxi Lopez, ha condannato l’attentato con toni ben più duri e chiari di quelli usati in genere dai suoi predecessori del Pnv: "Ci hanno mostrato la strada del dolore, e noi mostreremo loro la strada del carcere", ha detto Lopez, che per la prima volta ha anche rivendicato la natura di "lavoratore basco" per il poliziotto: "I terroristi hanno spezzato la vita di un lavoratore di questo popolo", ha affermato, "un agente della polizia nazionale il cui unico delitto è stato sforzarsi ogni giorno per garantire la sicurezza e la libertà dei baschi". Unanimi le condanne del mondo politico spagnolo, con il premier José Luis Zapatero che ha promesso "fermezza e determinazione irremovibili" nel perseguire gli autori dell’attentato e l’Eta in generale. "Più debole che mai", l’ha definita il capo del governo di Madrid, ed effettivamente l’Eta appare braccata, dopo che nell’ultimo anno la cooperazione di polizia con la Francia, sempre più stretta ed efficace, ha permesso di smantellarne buona parte della cupola e delle infrastrutture. Fra i detenuti, soprattutto quelli storici, spesso isolati in prigioni nel sud della Spagna, si diffonde sempre più una fronda contraria a continuare la lotta armata, che a volte si è espressa anche con appelli pubblici. Ma nonostante tutto, arresto dopo arresto, il ‘pendolo della morte’ dell’Eta continua a battere a ritmo regolare, e per il governo di Zapatero questo è un altro grave problema, fra i tanti che stanno rendendo la sua seconda legislatura particolarmente difficile: la pesantissima crisi economica, la perdita di consenso elettorale e il progressivo isolamento parlamentare del Psoe, che non ha la maggioranza assoluta. Dopo un tentativo di negoziato con i terroristi, finito malissimo con un attentato all’aeroporto di Madrid a fine 2006, per il leader spagnolo si è aperta una stagione obbligata di guerra senza quartiere all’Eta, che ha dato molti frutti ma non ha annientato l’organizzazione. Dai Paesi Baschi, con la vittoria alle elezioni di marzo, era arrivata una delle poche buone notizie per Zapatero negli ultimi 10 mesi. Ora, anche quella sembra un lontano ricordo

Dalle urne un avviso per Zapatero


Elena Marisol Brandolini,   09 giugno 2009, 12:45 – http://www.aprileonline.info/notizia.php?id=12293

Dalle urne un avviso per Zapatero Esteri     I socialisti, nel riunire il loro Esecutivo nazionale, riconoscono che il messaggio dagli elettori è stato esplicito, ma sono fiduciosi che ancora non si sia tradotto in una mozione di sfiducia definitiva nei loro confronti. Qualificano il risultato come "ragionevole, tenendo in conto il contesto di queste elezioni"; rivendicano di avere ottenuto il miglior risultato percentuale di voti tra tutti i partiti socialisti europei, con l’eccezione di Malta; apprezzano che non vi sia stato travaso di voti dal PSOE al PP e che piuttosto una parte del loro elettorato gli abbia voltato le spalle, temporaneamente

Con quattrocentomila voti di differenza, equivalenti a 3.4 punti percentuali (il 42.03% contro il 38.66%)e a due seggi da europarlamentare (23 a 21), in una competizione elettorale che ha visto una partecipazione al voto di poco inferiore al 46%, con punte ancora inferiori nei tradizionali feudi socialisti, i popolari di Mariano Rajoy sono riusciti ad infliggere la prima seria sconfitta al partito socialista di José Luis Rodrìguez Zapatero da quando questi è presidente del governo spagnolo, ossia dal 2004. Già le recenti elezioni amministrative in Galizia, con la perdita del governo dell’Autonomia, avevano rappresentato un primo ammonimento dell’elettorato socialista in chiara crisi afettiva nei confronti del loro partito. Ma anche nel 2007 i popolari avevano vinto, seppure di misura, le elezioni comunali e, appena l’anno dopo, Zapatero era tornato a sopravanzarli per circa 4 punti, alle elezioni generali. Questa volta, però, Rajoy non solo ha recuperato la distanza che si era determinata tra il suo partito e quello socialista nel 2008, ma ne ha aggiunta quasi altrettanta in mezzo, con una rimonta sui suoi avversari di quasi 8 punti, in appena 15 mesi.

Una sconfitta netta per il premier spagnolo, che paga il prezzo di una crisi economica particularmente dura, riconosciuta tardi e affrontata con debolezza dal suo governo. Ma non è ancora il crollo. Non sono infatti i 10 punti delle europee che i popolari guadagnarono ai socialisti nel 1994 e che spianarono la strada alla vittoria di José Marìa Aznar nelle elezioni politiche del 1996.
Così, la vittoria di Rajoy è suficientemente ampia da mettere a tacere le continue lotte all’interno del partito per la sua successione, ma non così tanto da assicurargli la vittoria alle prossime politiche del 2012.
I socialisti, nel riunire il loro Esecutivo nazionale, riconoscono che il messaggio dagli elettori è stato esplicito, ma sono fiduciosi che ancora non si sia tradotto in una mozione di sfiducia definitiva nei loro confronti. Qualificano il risultato come "ragionevole, tenendo in conto il contesto di queste elezioni"; rivendicano di avere ottenuto il miglior risultato percentuale di voti tra tutti i partiti socialisti europei, con l’eccezione di Malta; apprezzano che non vi sia stato travaso di voti dal PSOE al PP e che piuttosto una parte del loro elettorato gli abbia voltato le spalle, appunto temporaneamente.
I popolari affermano che, nelle nuove condizioni date, Zapatero dovrebbe tornare in parlamento per farsi confermare la fiducia. Decideranno nelle prossime ore se presentare o meno una mozione di sfiducia del premier.

Il voto ha avuto anche una importante connotazione territoriale.
In particolare, nella Comunità valenciana e in quella di Madrid, ove i principali dirigenti del PP sono coinvolti in scandali di vario tipo, la distanza a loro vantaggio rispetto ai socialisti è misurata rispettivamente in 15 e 13 punti percentuali.
In Catalogna, invece, tradizionale granaio socialista, l’astensione è stata particularmente elevata, la più alta della storia, pari al 62% dell’elettorato. La disaffezione, in questo caso, non avrebbe origine esclusivamente dalla crisi economica, ma anche dagli impegni disattesi dal governo centrale nell’applicazione del nuevo Statuto autonomistico. Ciononostante, i socialisti catalani tornano ad essere il primo partito in Catalogna. CiU recupera sui popolari, rispetto al 2004, e si colloca al secondo posto, accorciando le distanze dai socialisti. La Coalicio’n por Europa, formata da CiU, PNV e le formazioni nazionaliste moderate di Canarie e Andalusia, mantiene i suoi due eurodeputati.
Il PNV vince il confronto ingaggiato con i socialisti baschi in Euskadi, sopravanzandoli nei voti, seppure di poco. La lista Iniciativa Internacionalista, su cui si è riversato il voto della sinistra abertzale, non riesce a conquistare alcun seggio, ma rappresenta la quarta forza politica più votata nei Paesi Baschi, con circa il 16% dei suffragi.
A sinistra, Izquierda Unida, nonostante una nuova perdita di voti, riesce a confermare i suoi due eurodeputati. Mentre la coalizione denominata Europa de los Pueblos, formata da ERC e dalle formazioni nazionaliste progressiste di Galizia e Paesi Baschi mantiene la propria rappresentanza di un seggio nel parlamento di Strasburgo.
Un ultimo seggio, infine, è attribuito al partito di centro UPyD, fondato due anni fa dall’exsocialista rosa Dìez.

Si apre dunque, ora, una nuova fase nella vita politica spagnola, con un’opposizione ringalluzzita dall’esito elettorale e i socialisti alla ricerca di alleanze in parlamento per far passare la Legge sull’Economia Sostenibile e il bilancio; in mezzo, l’accordo sulla riforma del finanziamento delle Autonomie che va realizzato al più presto possibile.
Il prossimo impegno elettorale è non prima di due anni, per le elezioni delle Autonomie. Un tempo sufficientemente lungo, se si vuole, perché il governo, uscito dalle secche della crisi economica, possa ridare slancio all’iniziativa politica, restituendo orgoglio e passione all’elettorato socialista.