Eta: domande senza risposta

28/09/2009

Nuovo comunicato dell’organizzazione armata basca: volontà e disposizione totale per un processo di soluzione democratico

L’analisi e il confronto interno sono terminati. La riflessione interna che Eta aveva annunciato mesi fa ha portato a un comunicato dell’organizzaqzione armata. I giornali spagnoli non hanno dubbi nel titolare. Eta va avanti con la lotta armata. El Pais: “Eta advierte que seguirà “con las armas en la mano”. In realtà, restiamo sul titolo on line di El Pais, la notizia si inizia a vedere nel sottotitolo del quotidiano spagnolo: ‘la banda annuncia che insisterà nella via armata, ma aggiunge l’offerta di un processo democratico’.
Cosa abbia deciso Eta è scritto nero su bianco nel comunicato, recapitato al quotidiano basco Gara. Ma sta soprattutto nelle domande che l’organizzazione armata rivolge direttamente ai suoi antagonisti.
Eta pubblica in una giornata speciale, il Gudari eguna, la giornata del soldato resistente basco. E per prima cosa sgombra il campo da qualsiasi illazione di tregua o cessate il fuoco o abbandono dell’attività. Quindi scrive che “proseguirà con le armi in pugno fino a quando i nemici di Euskal Herria scommetteranno solo su repressione e negazione dei diritti”. Detto questo, arriva il nocciolo del comunicato: una offerta, qualche cosa che ha bisogno di un rapporto biunivoco fra chi avanza una proposta e qualcun altro che deve, o dovrebbe, dire se accetta o meno o a che condizione.

Le domande. Al presidente dell’Esecutivo spagnolo José Luis Rodriguez Zapatero e al resto dei governanti dello Stato: “Senza attività armata di Eta, sarebbero disponibili a rispettare un processo in cui i territori baschi decidano sul proprio futuro politico? Se le armi di Eta tacessero, sarebbero disponibili a rispettare la decisione della maggioranza della cittadinanza basca nel caso che si esprimesse a favore dell’indipendenza e quindi dare i passi formali necessari? Se la lotta armata di Eta finisse, sarebbero disponibili a lasciare da parte la repressione e a rispettareun processo democratico che renda davvero possibile la risoluzione del conflitto?”. Altre domande sono rivolte al presidente del governo basco, Patxi Lopez, socialista, e al presidente della Navarra, Miguel Sanz, di destra. “Sareste disposti ad accettare il concetto di Euskal Herria e a riconoscere i suoi diritti nazionali? Sareste disponibili a chiedere agli abitanti dei territori, senza limiti e in maniera aperta, che tipo di futuro politico vogliano?”. A questo punto, l’organizzaazione armata scrive chiaramente che teme che le sue domande rimangano retoriche: “ Le risposte negative e i silenzi dimostreranno che il problema non è Eta, ma la mancanza di volontà politica e democratica. Se vi fossero risposte affermative a tutte queste domande, Eta cesserebbe l’azione armata.

C’è un elemento importante rispetto a un eventuale, lontano e difficile, scenario di nuove trattative. Eta, con questo comunicato, riafferma i suoi obbiettivi politici. Ma l’impressione che dà, anche a causa della continua repressione verso Batasuna, è che il movimento politico sia in condizioni di debolezza. A meno che nei prossimi mesi non si assista a un nuovo protagonismo politico, una nuova iniziativa che mobiliti la base della sinistra indipendentista che chiede, politicamente, le stesse cose che rivendica Eta, militarmente.

Angelo Miotto

http://it.peacereporter.net/articolo/18040/Eta:+domande+senza+risposta

Spagna/ Allerta Eta nei Paesi Baschi dopo divieto manifestazioni

Erano in programma raduni in 23 città, ieri lo stop del giudice

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3 giorni
fa da APCOM

Allerta nei Paesi Baschi, nel nord della Spagna, dopo che un giudice della Corte nazionale ha vietato i raduni programmati questo fine settimana da due gruppi separatisti nelle città settentrionali. I gruppi, Segui e Ekin, avevano inizialmente ottenuto il permesso per manifestare da una corte regionale, ma ieri sera il giudice Eloy Velasco ha diffuso un comunicato per vietare le dimostrazioni in 23 centri urbani. Il giudice ha inoltre dato istruzioni al governo basco e alla polizia per assicurarsi che nessuna legge sia violata nei luoghi dove erano previsti oggi e domani gli incontri per commemorare gli attivisti dell’Eta uccisi.

Spagna/ L'Eta in un comunicato riafferma la lotta armata

Inviato al quotidiano "Gara"

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2 giorni
fa

Roma, 27 set. (Apcom) – L’organizzazione indipendentista basca Eta, in un comunicato inviato al quotidiano "Gara" con data di oggi, ha annunciato la fine "del periodo di riflessione interna", aperto la scorsa primavera, ribadendo la sua strategia di "lotta armata".

"Riaffermiamo l’impegno di continuare con le armi in pugno fino a che i nemici di Euskal Herria scommetteranno sulla repressione e la negazione. Ma allo stesso tempo – si legge nel comunicato – diciamo che la volontà dell’Eta è sempre stata quella di cercare una via d’uscita politica al conflitto politico".

Il comunicato è stato divulgato oggi, in coincidenza con la ricorrenza del "Gudari Eguna", ovvero, "la giornata del soldato basco".

Catalogna, prove di sovranità

15 settembre 2009

Allarme a Madrid: ad Arenys de Munt i secessionisti vincono col 96%

Barcellona

Come si dice Pontedilegno in spagnolo? Da domenica potrebbe dirsi Arenys de Munt, dal nome di un paesino piccolo piccolo dove si è tenuto il primo referendum autoproclamato per chiedere ai cittadini un parere sull’ipotesi di una Catalogna-nazione, membro a pieno diritto dell’Unione Europea.
Mentre in Italia il senatùr Umberto Bossi, per avere i titoli dei giornali e calmare il proprio elettorato, continua a sventolare lo spauracchio della secessione, la Spagna è in piena ebollizione per spinte centrifughe, in parte giustificate storicamente, in parte usate solo come scorciatoia per un effimero successo politico.
A differenza della fantomatica Padania però, la Spagna “plurale” e multiculturale esiste sul serio. Nel paese oltre al castigliano si parlano correntemente il catalano, il galiziano e il basco. Queste lingue erano vietate ai tempi del franchismo e il loro utilizzo era diventato soprattutto un esempio di resistenza alla dittatura.
Chi le usava sapeva di rischiare la galera.
Alla morte del caudillo, il 20 novembre 1975, la legittima difesa delle peculiarità regionali, culturali, storiche e linguistiche diventa un vezzo. È da allora, forse, che iniziano i malintesi. Accade nei Paesi baschi dove la sinistra viene identificata con gli indipendentisti. Eppure, nonostante le formazioni politiche si chiamino Batasuna o Ehak (Partito comunista delle terre basche), sono partiti che chiedono un distacco da Madrid e di sinistra non hanno moltissimo. Spesso sanno di non poter ottenere la secessione, ma la loro politica serve a sostenere un proficuo gioco delle parti e, spesso, una relazione stretta e pericolosa con alcuni gruppi armati come Eta.
Un gioco delle parti utile anche in Galizia. Qui il sempiterno Manuel Fraga, esponente di spicco del Partito popolare, in gioventù ministro della propaganda di Francisco Franco (anche se il titolo ufficiale era ministro dell’informazione e del turismo) negli ultimi anni non si è fatto problemi nel cercare di cavalcare la nuova onda centrifuga che si è affermata in Spagna sotto governi di diverso colore.
Stessa cosa in Catalogna dove i partiti di sinistra come Esquerra Republicana de Catalunya (ERC, Sinistra Repubblicana di Catalogna) hanno compreso come si potessero costruire fulgide carriere politiche inseguendo propositi populisti come l’indipendentismo, in realtà una scorciatoia per una maggiore generosità fiscale di Madrid. Per convenienza o sopravvivenza politica la strada dell’indipendentismo l’hanno dovuta intraprendere in molti.
Alcuni hanno rischiato di rimanervi intrappolati.
Un europeista convinto come Pascual Maragall, ad esempio. Socialista, già presidente della Generalità, una specie di premier del governo catalano, il primo che, nel 2003, era riuscito a interrompere 23 anni di regno liberal-democristiano di Convergencia y Uniò e, nel tentativo di migliorarlo, era riuscito a riformare lo statuto di Catalogna, 287 articoli che specificavano in ogni campo le competenze regionali. La riforma si è però rivelata monca. Un pastrocchio. Sarebbe stato più logico, per quanto molto più complicato, riformare l’articolo numero 2 della Costituzione nazionale che già sancisce la figura delle Autonomie senza però specificarle. Perché in Spagna esistono 17 comunità autonome, ma solo tre sono le nazionalità storiche: Catalogna, Euskadi e Galizia. Non definire chiaramente questo stato di cose lascia il campo a furbate elettorali e a furbetti della gabina. Un errore politico poi ammesso onestamente dallo stesso Maragall.
E anche questa consultazione ad Arenys de Munt potrebbe rivelarsi un errore. 2671 persone hanno votato in questo minuscolo paesino a 45 chilometri da Barcellona, noto soprattutto per aver dato i natali a Daniel Brühl, un giovane attore tedesco. Si trattava del 33 per cento degli aventi diritto che al 96 per cento si sono detti a favore dell’indipendenza. La consultazione al Centre Moral, era stata indetta dal Moviment Arenyenc per l’Autodeterminació.
Una consultazione costata abbastanza cara alle casse statali per l’ingente numero di Mossos d’escuadra (la polizia catalana) che sono stati dispiegati nella località dove sono arrivati per manifestare tanti attivisti della Falange, l’organizzazione di estrema destra nostalgica del franchismo che vede come il fumo negli occhi qualsiasi tentativo di attentare all’unità nazionale. Ufficialmente la consultazione non ha alcun valore giuridico ed è, secondo la vicepresidente del governo María Teresa Fernández de la Vega, al di fuori della legge.
Il caso di Areny de Munt però, potrebbe essere il primo di una lunga serie. Il presidente di Entesa pel Progrés Municipal e sindaco del comune di Sant Pere de Torelló (Barcelona), Jordi Fàbrega, ha annunciato che almeno sessanta municipi sono pronti a indire una consultazione simile il prossimo 15 ottobre e quindi a scatenare un effetto slavina le cui conseguenze sono difficili da prevedere. Anche nei Paesi baschi l’anno scorso il lehendakari (presidente del governo regionale) Ibarretxe aveva indetto una consultazione per decidere sull’autonomia.
Anche allora Madrid aveva definito illegali i risultati.
Per la Catalogna però è diverso. Qui le cose sono un po’ più avanti. Appena due anni fa, provocando fiumi di polemiche, la regione era stata invitata come nazione e non come parte di Spagna, alla Buchmesse, la Fiera del libro di Francoforte.
Nell’occasione era stato presentato il lancio del suffisso .cat, per Catalogna. Un suffisso per i siti internet catalani. Come se la Catalogna fosse una nazione sovrana.
Addirittura il presidente del Barcellona calcio, Laporta, uno che studia sin da piccolo per diventare presidente della Generalitat, aveva annunciato che nei contratti multimilionari dei suoi campioni sarebbe comparsa la clausola di dover imparare il catalano prima del castigliano.
Una balla, utile però a soffiare sul fuoco e conquistare titoli sui giornali. C’era stato anche l’ostracismo verso quegli scrittori catalani di nascita che usavano il castigliano come lingua di lavoro. Una corsa a mostrarsi più estremisti del compagno di banco e ultimamente almeno in parte favorita dallo stesso partito del premier Zapatero deciso, come poi è stato, a conquistare lo scranno della Generalitat su cui adesso siede un socialista, José Montilla, che paraltro parla un pessimo catalano.
Nessuno sa prevedere il prossimo passo.
Quello che è certo è che Arenys de Munt rischia di essere ricordato nei libri di storia. Per quale motivo lo diranno gli anni e i mesi che verranno.

" IRRINTZI, SORELLA MINORE DELL' ETA "

 EDITORIALE PUBBLICATO DA " TROUW ".
Di redazione (del 13/09/2009 @ 09:00:00, in Stampa Internazionale, linkato 26 volte)

"Il Paese basco grida la sua autodeterminazione". Manifesto nazionalista su un muro di Bilbao (Paese basco spagnolol). Foto: Metro Centric / Flickr

Il paese basco francese non è risparmiato dagli attentati dei nazionalisti, ma questi, a differenza dei loro colleghi spagnoli, preferiscono attaccare l’industria del turismo – considerata una minaccia per la cultura basca – piuttosto che i simboli dello Stato.

Nel suo ufficio, Arnauld d’Arcanques indica su un’enorme carta una per una le buche del campo da golf che sono state distrutte. "Per fortuna i danni erano meno gravi del previsto. Siamo riusciti a sistemare le buche abbastanza facilmente senza chiudere neanche un giorno". D’Arcanques è il responsabile di un campo da golf ad Arcanques, un piccolo villaggio a dieci chilometri dalla famosa stazione balneare di Biarritz.

Quindici anni fa la sua famiglia ha creato un campo da golf nel castello dove abita da più di nove secoli.All’inizio dell’estate degli sconosciuti hanno distrutto parte dei green. Altri tre campi da golf hanno subito la stessa sorte. All’inizio di agosto gli attacchi sono stati rivendicati dal movimento separatista basco Irrintzi, un movimento vicino all’Eta. Per spiegare quello che vogliono dire con lo slogan "il Paese basco non è in vendita", questi terroristi definiscono i campi da golf una "minaccia per l’identità basca".

L’invasione degli inglesi

Secondo d’Arcanques si tratta di un piccolo gruppo al quale la maggioranza dei baschi è ostile. "Qui viviamo di turismo, perché allora cacciare i turisti?" Per i membri di Irrintzi gli stranieri, in particolare quelli che provengono dal Regno Unito, in forte aumento dopo l’apertura di una linea low cost, costituiscono una minaccia. L’organizzazione terroristica parla di "invasione" o addirittura di "colonizzazione". Questo spiega perché gli attentati compiuti dai nazionalisti baschi francesi, al contrario dell’Eta in Spagna, sono diretti non solo contro chi si oppone all’indipendenza basca, ma anche contro l’industria del turismo.

Anche diverse seconde case e agenzie immobiliari sono state colpite, e all’inizio dell’anno dei turisti inglesi hanno ricevuto il consiglio di non comprare una seconda casa nel Paese basco. Ma è proprio questo il progetto di Mark Bridges, 46 anni, dirigente commerciale a Manchester: "Qui è così bello, e il tempo è splendido". L’inglese disapprova gli attentati di Irrintzi, anche se capisce "in parte" il loro malcontento: "I prezzi delle case crescono in modo vertiginoso, e questo provoca un sentimento di impotenza e di frustrazione".

Il francese, un altro nemico

Jolen (19 anni), un giovane basco che preferisce non dire il suo cognome, afferma che in estate gli affitti possono quadruplicare. "Abito ancora con i miei genitori, ma i miei amici che abitano da soli non ce la fanno", afferma Jolen, che fa uno stage presso Xiberoko Botza, una stazione radio in basco nella piccola città di Mauléon, in parte finanziata dalle autorità francesi. Qui gli attentati di Irrintzi sono visti in un altro modo: "Tutto dipende dal punto di vista che si adotta", afferma Joznes Etxebarria, 28 anni, giornalista di Xiberoko Botza: "Non li considero terroristi, ma combattenti armati. Personalmente sono contrario alla violenza, ma non mi sento di condannarli perché in fin dei conti ci battiamo per la stessa causa: un paese basco indipendente".

Per Etxebarria il grande nemico non è il turismo, ma la lingua francese. Invece di salvare la lingua e la cultura basca, i progetti per aiutarla finiscono per avere l’effetto contrario. "Lo Stato dà molti soldi, ma la cultura basca è tipicamente popolare. E quando si cerca di mantenerla in vita artificialmente si finisce per farla diventare un elemento folcloristico". Tuttavia Etxebarria confessa che sono rimasti pochi giovani disposti a imparare il basco. "Tutto ciò è molto triste, soprattutto oggi che abbiamo finalmente dei mezzi a disposizione". ( Fonte: internazionale.it)

Autore: Marijn Kruk

http://www.finanzainchiaro.it/dblog/articolo.asp?articolo=5221

SPAGNA: INCRIMINATI 13 DIRIGENTI DI DUE PARTITI INDIPENDENTISTI BASCHI

Esteri
07/09/2009 – 17.58
(IRIS) – ROMA, 7 SET – Il giudice Baltasar Garzon ha formalmente incriminato oggi 13 dirigenti di due partiti indipendentisti baschi, Democrazia 3 Milioni (D3M) e Askatasuna (Liberta’), accusandoli di presunta ”appartenenza all’Eta o collaborazione” con il gruppo armato: lo riferisce la stampa spagnola. I due partiti erano stati sospesi in febbraio, perche’ accusati di collaborare con batasuna, il braccio politico di Eta sospeso 6 anni fa, alla vigilia delle elezioni regionali basche di marzo. Fra gli incriminati figurano i leader dei due partiti, il presidente di Askatasuna Jose’ Antonio Munduate, e la portavoce di D3M Amparo Las Heras, arrestata in febbraio. Garzon ha accusato fra l’altro i due partiti di essere ”strumenti della ”organizzazione illegale Batasuna”. La sinistra indipendentista (il 10% circa dell’elettorato), a causa della decisione della giustizia di Madrid di sospendere i due partiti, non e’ stata rappresentata alle elezioni basche di marzo. I partiti nazionalisti per la prima volta nel dopo Franco non hanno ottenuto la maggioranza assoluta dei seggi nel parlamento di Vitoria e il socialista Patxi Lopez ha potuto costituire il nuovo governo regionale. Faber

http://www.irispress.it/Iris/page.asp?VisImg=S&Art=54076&Cat=1&I=null&IdTipo=0&TitoloBlocco=Esteri&Codi_Cate_Arti=16

Spagna/ Madrid a Saviano: nessuna prova Eta si finanzi con coca

Ma teoria dello scrittore, spiega ministro Interni, è credibile

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2 giorni
fa da APCOM

Il ministro degli Interni spagnolo, Alfredo Perez Rubalcaba, ha assicurato di non avere "alcuna prova" di un finanziamento dell’Eta attraverso il traffico della cocaina, come sostenuto ieri dallo scrittore Roberto Saviano. "Nel caso dell’Eta (…), noi non abbiamo nessuna prova che l’organizzazione (indipendentista basca) sia implicata nel traffico di cocaina", ha affermato il ministro spagnolo durante una conferenza stampa. Autore del libro Gomorra, in cui descrive il mondo della camorra, Saviano aveva definito ieri a Santander l’Eta una "organizzazione paramafiosa", dedita al traffico di cocaina che le fornirebbe la guerriglia delle Forze armate rivoluzionarie di Colombia (Farc). Rubalcaba ha ritenuto che la "teoria generale" del giornalista/scrittore, secondo il quale le mafie si dedicano a ogni genere di traffico, è "perfettamente credibile". Ma ha ripetuto di non disporre di alcuna prova che mostra che l’Eta si dedicava a tali attività. L’Eta, inserita nella lista delle organizzazioni terroristiche dell’Unione Europea e degli Stati Uniti, è ritenuta responsabile della morte di 828 persone in 41 anni di violenze. L’organizzazione clandestina, che rivendica l’indipendenza dei Paesi Baschi, si finanzia in particolare attraverso l’estorsione agli imprenditori dei Paesi Baschi e della regione vicina di Navarra, che definisce una "tassa rivoluzionaria". Minacciato dalla camorra, Saviano vive sotto scorta dal 2006, l’anno in cui ha scritto Gomorra. L’autore italiano aveva inoltre denunciato ieri la passività delle autorità spagnole di fronte ai "tanti mafiosi italiani e russi, che sfuggono alla giustizia dei loro Paesi" e vivono "in tutta tranquillità in Spagna". Rubalcaba non ha commentato queste dichiarazioni.