Spagna: violenza nei Paesi Baschi

Dopo arresti di 11 presunti membri di Segi, vicina a Eta

Spagna: violenza nei Paesi Baschi (ANSA) – MADRID, 27 NOV – Una nuova ondata di guerriglia urbana ha colpito nelle ultime ore i Paesi Baschi,mentre a Madrid venivano interrogati 11 persone arrestate.All’ Audiencia Nacional, infatti, i giudici sottopongono a interrogatorio gli 11 presunti membri dell’organizzazione giovanile illegale Segi, ritenuta vicina a Eta, arrestati negli scorsi giorni: lo scrive El Mundo. Ieri notte, 3 incappucciati sono saliti su un autobus di Markina e, dopo aver fatto scendere autista e passeggeri, hanno dato fuoco all’autobus.

27 Nov 16:27

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Spagna, la polizia e la Guardia civile hanno arrestato 36 presunti terroristi baschi

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2 giorni
fa da PEACE REPORTER

La maxi-operazione mira a smantellare Segi, l’organizzazione giovanile legata all’Eta – Gli agenti della polizia e della Guardia civile spagnola hanno lanciato una maxi-operazione congiunta contro Segi, l’organizzazione giovanile clandestina legata all’Eta.Nel blitz della scorsa notte, avvenuto nella regione basca e nella Navarra, sono state arrestate trentasei persone, accusate di collaborare con l’Eta. La polizia ha fermato ventinove presunti terroristi, sette la Guardia civile. Tra i fermati ci sarebbero anche i leader di Segi, organizzazione che il Tribunale supremo ha messo al bando, definendola terrorista, nel gennaio del 2007.Oltre agli arresti, la polizia spagnola e la Guardia civile hanno effettuato diverse perquisizioni, soprattutto in Navarra, e starebbero ricercando altri tre sospetti.

Paese Basco. La pace in sette punti

http://www.ilmanifesto.it/archivi/fuoripagina/anno/2009/mese/11/articolo/1844/

di Marco Santopadre

Non succede tutti i giorni di vedere seduti intorno a un tavolo personaggi del calibro di Brian Currin, avvocato sudafricano; Raymond McCartney, del dipartimento Esteri dello Sinn Fein; Emine Ayna, presidente del Dtp, il Partito che raccoglie i voti di molti kurdi di Turchia; Jone Goirizelaia,
avvocata e rappresentante della Sinistra Patriottica basca; e poi Irfan Dundar, avvocato del leader kurdo Ocalan. Tutti chiamati a discutere di "Processi di pace e risoluzione dei conflitti". Si sa, la guerra fa più
notizia della pace. Ma l’incontro che si è svolto nella Biblioteca Nazionale Marciana di Venezia ha destato molto interesse. A discutere c’erano sia rappresentanti di popoli protagonisti di conflitti attivi – i baschi e i
kurdi – sia personaggi che hanno avuto un ruolo centrale in trattative che hanno condotto alla risoluzione – almeno parziale – di conflitti altrettanto aspri e duraturi, come quello irlandese e quello sudafricano, attraverso una via non violenta e dialogata.
«Il dialogo è l’unica strada possibile nella risoluzione dei conflitti e deve essere fra pari» è il principio  attorno al quale è ruotato il dibattito, e che costituisce la base del lavoro concreto di personaggi come Brian Currin. Avvocato sudafricano bianco, fu chiamato da Mandela a presiedere la "Commissione per la pace e la riconciliazione" all’epoca della fuoriuscita dall’apartheid; dopo aver fatto da mediatore in Irlanda e Sri Lanka, sta ora sostenendo la proposta di pace avanzata dalla sinistra basca che si rifà ai cosiddetti "principi Mitchell" che guidarono le complesse trattative che portarono allo neutralizzazione dei gruppi armati lealisti e repubblicani e al ristabilimento di un certo grado di autogoverno per l’Irlanda del Nord. Il basco Arnaldo Otegi, incarcerato di nuovo da Madrid proprio mentre Batasuna si apprestava a rilanciare una road map per la soluzione democratica del conflitto, è intervenuto, seppur virtualmente, attraverso un video (lo stesso hanno fatto Gerry Adams e Nelson Mandela). "Il processo democratico deve svilupparsi in assenza totale di violenza e senza ingerenze, mediante l’uso di metodi esclusivamente politici e democratici" dice Jone Goirizelaia proprio mentre nella località navarra di Altsasua un centinaio di militanti della sinistra patriottica presentava una dichiarazione in 7 principi. La sinistra basca si impegna in modo solenne a "rispettare in ogni fase del processo le decisioni che, in maniera libera, pacifica e democratica, vengano adottate dei cittadini e dalle cittadine basche". Batasuna rilancia così di nuovo la palla in campo avversario chiedendo "la smilitarizzazione del conflitto, la liberazione dei prigionieri politici, il ritorno degli esuli politici, un trattamento giusto per tutte le vittime". 5 anni fa Otegi rendendo pubblica la proposta di pace denominata "Ora il popolo, ora la pace" concluse il suo intervento citando Arafat: "la sinistra abertzale si presenta dinanzi allo Stato, al suo popolo e alla comunità internazionale con un ramo d’ulivo in mano. Che nessuno lo lasci cadere". Ma ai baschi, così come ai kurdi, che propongono iniziative concrete di dialogo e si impegnano a rispettarne le decisioni, gli stati rispondono con la repressione. «Un dialogo tra pari è possibile solo quando l’esistenza di una realtà fino ad ora negata viene riconosciuta dalle parti in causa. Non ci possono essere precondizioni dettate dall’una o dall’altra parte per sedersi intorno a un tavolo negoziale» hanno avvertito i relatori di Venezia. "Come facilitatore nei processi di pace – afferma Brian Currin – plaudo a questa iniziativa del Centro Pace della città di Venezia. Per tutti questi anni il governo spagnolo si è dato un gran da fare a dimostrare che il conflitto non era di natura politica ma armata. Ci hanno creduto tutti tranne il Comune di Venezia grazie al quale oggi siamo qui, in Piazzetta San Marco, a discutere di questi temi. (…) Se il Governo di Madrid è davvero interessato alla pace ora ha a disposizione tutti i pezzi per ricomporre il quadro…" ha concluso Currin.

Di seguito i sette principi alla base del documento "Un primo passo per il processo democratico: principi e volontà della sinistra indipendentista basca", presentato a Venezia e nel Paese Basco:
1. La volontà popolare espressa attraverso vie pacifiche e democratiche, diviene l’unico riferimento del processo di soluzione democratica, sia per sancirne la sua messa in moto che il suo migliore sviluppo cosi come per raggiungere gli accordi che dovranno essere condivisi dai cittadini e cittadine. La Sinistra abertzale, come dovrebbero fare il resto degli attori politici, si impegna solennemente a rispettare ogni fase del processo decisionale che liberamente, pacificamente e democraticamente adotteranno i
cittadini e le cittadine basche.
2. L’ordinamento giuridico-politico risultante, in ogni fase deve essere conseguenza della volontà popolare e deve garantire i diritti di tutti i cittadini e cittadine. Le cornici legali vigenti in ogni fase, non possono
essere freno o ostacolo alla libera volontà popolare democraticamente espressa, ma devono essere bensì garanzia del suo esercizio.
3. Gli accordi da raggiungere nello sviluppo democratico dovranno rispettare e regolare i diritti riconosciuti tanto nella Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, come nel Patto Internazionale dei Diritti Economici, Sociali e Culturali e il Patto Internazionali dei Diritti Civili e Politici, cosi come altre normative internazionali concernenti i Diritti Umani, siano essi individuali che collettivi.
4. Il dialogo politico inclusivo, a parità di condizioni, diviene il principale strumento per raggiungere accordi tra le differenti sensibilità politiche del paese. La sinistra abertzale dichiara la sua totale volontà di essere parte di questo dialogo.
5. Nel quadro del processo democratico il dialogo tra le forze politiche deve avere come obiettivo un Accordo Politico risolutivo, che dovrà essere approvato dalla cittadinanza. L’accordo risultante dovrà garantire che tutti i progetti politici possano non solo essere difesi in condizioni di pari opportunità ed in assenza di qualsiasi forma di coercizione o ingerenza ma che possano materializzarsi se questo è il desiderio maggioritario della cittadinanza basca espresso attraverso i procedimenti legali idonei.
6. Il processo democratico deve svilupparsi in assenza totale di violenza e senza ingerenze, mediante l’utilizzazione di vie e mezzi esclusivamente politici e democratici. Partiamo dal convincimento che questa strategia politica renderà possibili i progressi in un Processo Democratico. Sud Africa e Irlanda sono, in tal senso, l’esempio.
7. Rinnoviamo il nostro impegno con la proposta di Anoeta. In linea con essa, si devono stabilire un processo di dialogo ed accordo multipartitico a parità di condizioni tra l’insieme delle forze del paese, che favorisca la creazione di un quadro democratico con il quale la cittadinanza possa decidere liberamente e democraticamente rispetto al suo futuro come deciso dalla volontà popolare. Questo processo, deve basarsi sui principi del senatore Mitchell. Dichiariamo di assumere questi principi. D’altro canto, deve stabilirsi un processo di negoziazione tra ETA e lo Stato spagnolo che contempli la smilitarizzazione del paese, liberazione di prigionieri e prigioniere politiche basche, ritorno di esiliati ed esiliate e un trattamento giusto ed equo delle vittime del conflitto. Per tutto questo, riaffermiamo la nostra posizione senza riserve rispetto ad un processo politico pacifico e democratico per raggiungere una democrazia inclusiva dove il popolo basco, libero e senza intimidazione di alcun tipo, determini liberamente il suo futuro.

Spagna: Batasuna, respinto ricorso

Dalla Corte europea dei diritti umani di Strasburgo

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1 ora
fa da ANSA

Respinto il ricorso del movimento indipendentista basco spagnolo Batasuna contro la messa fuori legge disposta dalla Spagna nel 2003. Lo ha stabilito la Corte dei diritti umani di Strasburgo. Batasuna, accusata di essere il braccio politico del gruppo armato indipendentista Eta, aveva fatto ricorso ai giudici di Strasburgo denunciando come contraria alla Convenzione europea dei diritti umani la misura decisa da Madrid. Ma il ricorso era stato respinto il 30 giugno dalla Corte.