Spagna: Paesi Baschi, sinistra in piazza per nuovo partito

 
 

Migliaia di persone hanno partecipato questo pomeriggio a Bilbao ad una grande manifestazione di appoggio al nuovo partito della sinistra indipendentista Sortu, creato ai primi di febbraio, ma che la giustizia spagnola potrebbe dichiarare illegale.

La maggior parte dei partiti nazionalisti e indipendentisti hanno aderito alla manifestazione, ma non il più importante, il Pnv (moderato), però presente con diversi esponenti.

Il ministero degli interni di Madrid ha trasmesso alla giustizia lo statuto del nuovo partito. Il tribunale supremo spagnolo dovrà decidere prima delle amministrative di maggio se Sortu rispetta lo spirito e la lettera della legge sui partiti, che vieta qualsiasi collegamento con l'Eta.

La procura dello stato spagnola si è pronunciata nei giorni scorsi contro la legalizzazione del nuovo partito, considerato un prolungamento del 'braccio politico' dell'Eta, Batasuna, illegale dal 2003. I dirigenti del nuovo movimento hanno però dichiarato di "rifiutare" la violenza, "compresa quella dell'Eta se si verificherà".

Paesi baschi: svolta storica

(9 Febbraio 2011)

anteprima dell'articolo originale pubblicato in www.radiocittaperta.it

La sinistra basca presenta la natura politica e statutaria della nuova formazione politica. No alla violenza, anche a quella di Eta, se si ripresenterà 
Rufi Etxeberria, militante storico della sinistra basca, uomo presente a tutti i negoziati di pace, sale sul podio nel palazzo Euskalduna di Bilbao. Poco dopo la sarà la volta di Iñigo Iruin, avvocato incaricato di spiegare i dettagli giuridici della nuova formazione politica che verrà registrata mercoledì al ministero degli Interni di Madrid. 
È un momento storico quelle che si vive nella capitale di Vizcaya, annunciato da tempo e conseguenza di documenti e accordi che hanno già detto come la sinistra basca abbia compiuto con una rapidità impressionante, e l'appoggio della base, una rivoluzione copernicana. 
La nuova formazione, di cui si ignora ancora il nome e il simbolo, aderisce alle regole richieste dalla Ley de partidos politicos, famigerata legge voluta da socialisti e popolari di Madrid proprio per escludere dal gioco democratico Herri Batasuna e le sue sigle elettorali coniate man mano per eludere la messa al bando, fino all'ultima, Batasuna. 
Rufi Etxeberria scandisce alcune parole, nel discorso che attraversa i passaggi che sono stati chiave per arrivare a questa storica giornata: la coerenza della sinistra basca, la denuncia di una legge che ha impedito una vera democrazia, l'autonomia delle scelte politiche e la riflessione e dibattito che hanno attraversato tutti i settori del vivere civile, dal contesto internazionale, alla situazione socio-economica, le trasformazioni sociali, l'evoluzione del concetto ormai svuotato di 'autonomia' del territorio. Alla fine la scelta: per una formazione che rompa decisamente i ponti con il passato, che consideri solo la via politica come quella degna di affrontare un processo democratico. Il dialogo come strumento, l'assenza di violenza come contesto, il rispetto dei minimi di democrazia per l'agire politico. E poi il riferimento a Eta, atteso e, in qualche modo, preteso dall'asse politico-giudiziario spagnolo. 
No all'utilizzo della violenza per raggiungere degli obiettivi politici, no alla dipendenza o complicità e rifiuto totale anche, se vi fosse, alla violenza di Eta. 
Il passato non si chiude in una trasformazione che delegittimi gli obiettivi storici della sinistra basca. E Rufi Etxeberria lo dice con tono netto: i cardini del nuovo partito restano l'indipendentismo, il socialismo, la nazione basca con la possibilità di decidere del proprio futuro, un modello socio-economico alternativo a quello in voga. 
Iñigo Iruin lo sostituisce sul palco. Per spiegare come sono nate le regole dello statuto della nuova formazione e perché di fronte a queste nuove tavole della legge lo Stato spagnolo non potrà invocare nullità o provvedimenti restrittivi. 
Qui c'è il vero nodo politico. Perché se già la dichiarazione di Alsasua/Venezia del novembre 2009 e l'accordo di Gernika, un anno dopo, sostenevano la non ingerenza armata, l'adesione ai principi Mitchell che comprendono la verifica internazionale e lo smantellamento degli arsenali come in Irlanda del Nord, oggi si cerca di capire come reagirà il fronte politico e giudiziario spagnolo. Il ministero dell'Interno aveva già annunciato l'impugnazione del nuovo statuto. Il partito socialista al potere ha accolto le notizie di oggi sottolineandone l'importanza, ma mettendo l'accento ancora una volta sul fatto che un foglio di carta non può cancellare venticinque anni di 'connivenza'. La partita democratica si gioca sui diritti, sulla loro applicazione, sull'eliminazione degli ostacoli politici dal percorso strettamente giuridico. In ultima analisi sugli stessi elementi che fecero gridare, in realtà furono poche voci, allo scandalo quando un partito venne chiuso e spedito in clandestinità. 
Eta in tregua, alcune migliaia di spagnoli hanno sfilato a Madrid nel fine settimana per dire che è una trappola. Oggi l'annuncio politico e giuridico che cerca di portare l'unico e vero protagonista di una volontà di pace – la sinistra basca – nel terreno della competizione elettorale. Fino a ora il governo spagnolo ha guardato più ai sondaggi che alla sostanza del messaggio, anche se sulla stampa filo-governativa qualche spiraglio sembra intravedersi. In parallelo c'è un gruppo di pressione internazionale, le persone che hanno firmato la dichiarazione di Bruxelles e che si sono messe a disposizione per verificare le intenzioni del gruppo armato basco. Ma sul fronte politico nessuno potrà essere di aiuto agli sforzi della sinistra basca, se non il rispetto del diritto e dei diritti fondamentali. Oggi c'è un elemento in più per conoscere davvero il volto di chi vuole la pace.

COMUNICATO DI EUSKADI TA ASKATASUNA AL POPOLO BASCO

Euskadi Ta Askatasuna, organizzazione basca rivoluzionaria socialista di
liberazione nazionale, con questo comunicato vuol trasmettere alla
cittadinanza basca la propria riflessione politica sulla situazione che
vive il nostro popolo:

Il Governo spagnolo dopo aver affossato l’ultimo processo di pace, ha
organizzato un attacco generalizzato e crudele contro Euskal Herria. Oltre
a chiudere la porta alla possibilità di soluzione democratica, fece la
scommessa di allargare il rifiuto a tutti i livelli e sviluppare un attacco
repressivo senza limiti. Hanno dato priorità all’efficacia rispetto alla
legittimità e alla complessiva visione democratica. Va bene tutto nel loro
antico e rinnovato impegno di distruggere Euskal Herria, al margine dei
confini della stessa legalità spagnola.

Vogliono portare un messaggio di rassegnazione in Euskal Herria, affinché
abbandoniamo la lotta per la liberazione e ci integriamo alle regole del
gioco imposte dalla Spagna. Sapendo che Euskal Herria in Spagna non può
respirare, che nell’ingranaggio giuridico – politico spagnolo, il futuro
della cittadinanza basca è incatenato.

La Sinistra Indipendentista è diventata l’obiettivo degli attacchi. La
stessa Sinistra Indipendentista che trent’anni fa rese impossibile
l’assimilazione di Euskal Herria a Francia e Spagna. La Sinistra
Indipendentista che è riuscita via via a tenere aperta la porta della
libertà e dell’indipendenza. Quindi con il loro attacco selvaggio alla
Sinistra Indipendentista, pretendono di seppellire il futuro di Euskal
Herria. Con la pressione contro la Sinistra Indipendentista cercano di
trovare il modo di forzare la volontà di Euskal Herria.

Al fine di neutralizzare e mettere all’angolo l’indipendentismo, hanno
instaurato in Euskal Herria lo stato d’emergenza. Le illegalizzazioni di
organizzazioni politiche, la detenzione e persecuzione politica di
militanti sono diventate abituali nel nostro territorio. I diritti civili e
politici sono sistematicamente violati. Hanno alzato il livello di crudeltà
contro i prigionieri e prigioniere politici baschi, punendo la coerenza e
utilizzando una rinnovata politica del pentimento come ricatto. Si sono
moltiplicati i sequestri e gli interrogatori clandestini di cittadini e
cittadine.

Repressione dura, che non solo pretende di condizionare l’azione politica
della Sinistra Indipendentista, ma cerca anche di influire come fattore
psicologico.

Pretendono, per l’ennesima volta, di vendere questa chimera che è la
soluzione poliziesca. Perché, il Ministro degli Interni, Perez Rubacalca,
che parla con tanta arroganza, sa perfettamente che oggi come ieri, è il
riconoscimento dei diritti che spettano a Euskal Herria l’unico cammino che
garantisce la fine della resistenza basca. Che la sete di libertà non
placata della cittadinanza basca è l’arma che non potrà trovare in nessun
covo.

Il Ministro degli Interni spagnolo è abituato alla menzogna e alla
propaganda di guerra, cercando di ridipingere la realtà con frasi pompose
al il fine di sviare il dibattito. ” Voti o bombe” è l’ultima trovata. E la
Sinistra Indipendentista gli ha risposto forte e chiaro: “voti”, come
metodo democratico con cui i cittadini e le cittadine baschi possano
decidere del loro futuro, senza limiti né ingerenze e essendo possibili
tutti i progetti. Date la parola al popolo. Questa è la possibilità che il
Governo spagnolo nega e che è alla base del conflitto. Questo è l’ostacolo
che la base della cittadinanza basca deve superare.

Paradossalmente, tutta questa dimostrazione di forza, la dimensione
dell’aggressione, sono il riflesso della debolezza della Spagna,
l’impotenza di nascondere il fracasso del ciclo autonomistico che misero in
marcia trent’anni fa. Alla negazione di legittimità nell’ambito della
negazione politica, la Spagna risponde con la sua tradizionale visione di
pochezza democratica, incrementando imposizione e repressione.

Così, sono significativi i patti di Stato che hanno firmato PSE-PP e
UPN-PSN per gestire direttamente la regione autonoma, anche se per farlo,
hanno dovuto estromettere un PNV che gli era stato tanto fedele fino ad
ora. Questo perché sanno bene che più che nuove competenze, quello che è
davvero in gioco è l’ambito giuridico- politico stesso. Già che c’erano,
hanno cominciato a neutralizzare tutti i passaggi che considerano validi
per la costruzione di Euskal Herria.

In Euskal Herria c’è voglia di cambio politico; di fronte alla
rassegnazione offerta dalla chiusura del Governo spagnolo, la cittadinanza
basca lo ha dimostrato con innumerevoli iniziative politiche, sociali,
culturali. Prova chiara di questo è l’appoggio che hanno ricevuto le
iniziative di lavoro comune che hanno organizzato le realtà basche.

Senza dubbio in Euskal Herria è nata una nuova illusione. L’aspettativa di
mettere in moto un processo democratico che veda possibile il
raggiungimento di un cambio politico in Euskal Herria.

Certo il cambio politico ha bisogno della volontà e dell’impegno di tutte
le parti in gioco. Anche del Governo spagnolo che oggi come oggi mostra il
suo atteggiamento più chiuso. Quindi sarà compito di tutti i soggetti
baschi trasformare in concretezza l’illusione, alimentare le condizioni che
determina il processo e lottare contro il blocco imposto dal Governo
spagnolo.

ETA non ha dubbi che il cammino sarà difficile e pieno di ostacoli. Ma la
libertà lo merita. Ci riusciremo!