Paese basco, Udalbiltza: sentenza assolutoria di un processo politico

Tutti assolti. Il tribunale speciale spagnolo, l'Audiencia Nacional ha mandato assolti i consiglieri e sindaci baschi imputati nel caso Udalbiltza, l'organismo municipale basco nato nel 1999 con l'obiettivo di fornire uno strumento istituzionale per l'articolazione del progetto per la sovranità basca. II caso Udalbiltza è un'altra perla del teorema "tutto è Eta" messo in atto dal giudice Baltazar Garzon, strumentale alla politica del sistema politico spagnolo sia esso del Partito Popular o del Partido Socialista Obrero Espanol. Con quel teorema politico-giudiziario si sono chiusi giornali, illegalizzate associazioni, forze politiche. Dal 1998 a oggi sono finite in carcere quasi trecento persone. Una furia inquisitoriale nel contesto delle "guerre preventive della lotta al terrorismo" che ha sciolto al sole decenni di giurisprudenza. "Contaminazione", "fagocitare", "se non abbiamo le prove le costruiremo", "per essere legali non basta rifiutare la violenza dobbiamo essere convinti che dicano la verità", sono alcuni dei principi che hanno delineato in questi anni l'articolazione di fatto del "codice penale del nemico" per combattere non solo ETA ma soprattutto il movimento politico della sinistra indipendentista basca, vera spina nel fianco del sistema politico spagnolo nato dall'impunità del regime franchista. 

La sentenza sorprende non tanto per l'assoluzione ma per le motivazioni. Scontate in uno stato diritto: "in uno stato democratico rimangono fuori dall' ambito penale l'azione politica e le opinioni e manifestazioni ideologiche, piacciano o meno, siano maggioritarie o minoritarie, sono condivise o no. E lo fa incluso – aggiunge- quando queste ripugnino alla immensa maggioranza, come avviene con il silenzio o la mancanza di condanna degli attentati terroristi". Quando il giudice Baltazar Garzon rinviò a giudizio gli esponenti di Udalbiltza motivò la sua decisione per le "attività" dell'organismo. Quali erano? "Sovvenzioni a organismi culturali, sportivi, istituzioni educative, raccolta di fondi per appoggiare progetti imprenditoriali in Zuberoa, provincia basca in Francia (investimenti in una fabbrica di prodotti in latex, investimenti in una impresa per la produzione di birra, sovvenzioni per progetti audiovisivi, sovvenzioni per progetti di diffusione delle tecnologie informatiche..); contrattazioni per consulenze; pagamento di salari ai lavoratori di Udalbiltza.". Prove su "direttive" di Eta o addirittura di "deviazioni di fondi pubblici" verso l'organizzazione armata basca: nessuna. Nel dibattimento processuale i poliziotti ammisero di non aver trovato prova alcuna. Eppure nel portale del Ministero degli Interni del 29 aprile 2003, pochi giorni dopo l'Operazione Udalbiltza, si può leggere che "ubalbilta, il progetto politico auspicato da ETA attraverso la disobbedienza civile, come il denominato documento di identità nazionale basco, la Carta dei Diritti dei Baschi(..). tutto questo con l'aggiunta di utilizzare le cariche pubbliche e le precetti legali per distruggere il modello disegnato dalla Costituzione". 

Erano gli anni dove a capo del Ministero degli interni del governo Aznar, c'era l'attuale segretario del PP Mariano Rajoy. Erano gli anni in cui alcuni giudici che contestarono l'impianto accusatorio del giudice Garzon, caddero in disgrazia non prima che l'ineffabile ministro degli Interni insinuasse che esisteva un "fronte giudiziario di Eta". Un dato emerge dopo questa sentenza. Che dei cinque processi svolti fino ad ora nell'Audiencia Nacional contro movimenti, organismi, mezzi d'informazione, chiamati in causa dal teorema "tutto è Eta", due si sono risolti con l'assoluzione con formula piena, Egunkaria e Udabiltza, uno con l'assoluzione dalla accusa di "organizzazione terrorista" ma che verrà poi sancita dal Tribunal Supremo, Jarrai Haika Segi. Altri due con condanne, Gestora pro Amnistia, e il macro processo 18/98 anche se in questo caso il Tribunal supremo ha sancito tra l'altro che la chiusura del quotidiano Egin avvenuta nel luglio 1998 per ordine del giudice Garzon, non aveva motivazione. La sentenza di oggi si inserisce nello scenario politico attuale dove la sinistra indipendentista basca ha fatto una scelta definitiva ed irrevocabile per un "processo democratico senza violenza né ingerenze", dove Eta, dopo le pressioni sia della sinistra indipendentista e di altre forze progressiste basche sia di personalità internazionali che hanno sottoscritto la Dichiarazione di Bruxelles, ha proclamato "un cessate il fuoco generale, permanete e verificabile" dalla comunità internazionale. Uno scenario politico dove, però, governo spagnolo, PSOE e PP si chiudono a riccio riaffermando la politica della "fermezza", istigando arresti politici mirati, come l'operazione di polizia di tre giorni fa che ha portato all'arresto di 13 persone, persistendo nella messa al bando della sinistra indipendentista basca. 

Che la paura della "pace giusta" per il contenzioso basco spagnolo sia diffusa negli ambienti politici spagnoli si riflette anche nel silenzio rumoroso della stampa spagnola riguardo alla sentenza assolutoria degli imputati di Udalbiltza. Solerti nel "sbattere il mostro in prima pagina", basta andare a leggere i quotidiani spagnoli all'epoca degli arresti, ieri sui portali web e oggi sui quotidiani nelle edicole la notizia quasi non esiste. Tra tutti il quotidiano El Pais che ieri sul suo portale web nel riportare la notizia nelle sezione notizie in breve dalla "Spagna", chiude la cronaca della sentenza con la notizia degli arresti di due giovani durante proteste per gli arresti di un paio di giorni fa. E anche governo, Psoe, Pp e Pnv (partito nazionalista basco) muti. La notizia dell'ultima ora è che il pubblico ministero non farà ricorso contro la sentenza per considerarla "motivata". Trentaquattro anni dopo la sua istituzione, giudici del l'Audiencia Nacional, riconoscono che " il presupposto che tutto quanto nomini Eta è sotto il suo controllo, sia la lingua, lo sport, la sovranità, l'autodeterminazione, la nazionalità, o la politica in generale" porta "contro ogni logica "a criminalizzare la cultura e lo sport basco o l'idee indipendentiste o secessioniste". E' quanto hanno fatto in questi decenni politici e magistrati. Ed è quanto stanno ancora facendo, invece di apprendere da una sentenza che può essere un viatico per superare la ragione di stato a favore delle ragioni della democrazia.

Giovanni Giacopuzzi – Talkingpeace

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Spagna: arrestati 11 sospetti membri dell'Eta

Pamplona, 18 gen. ((Adnkronos/dpa) – La polizia spagnola ha arrestato almeno 11 sospetti sostenitori dell'Eta in due diverse operazioni scattate la notte scorsa. E' la prima grande operazione condotta contro l'Eta dopo che l'organizzazione separatista basca lo scorso gennaio ha annunciato un cessate il fuoco permamente, verificabile e generale. Due persone sono state arrestate nei Paesi baschi ed altre nove nella provincia confinante di Navarra. La maggior parte dei fermati sono collegati a gruppi, come Ekin, che trasmettono istruzioni dell'Eta a organizzazioni come Askatasuna o Batasuna, il braccio politico del gruppo armato basco. Sono accusati di aver gestito siti pro Eta e partecipato ad atti di violenze nelle strade. Il governo spagnolo ha dichiarato che l'offerta del cessate il fuoco e' insufficiente insistendo per la resa militare dal gruppo separatista che dal 1968 ha ucciso circa 850 persone.

(Ses/Gs/Adnkronos)

18-GEN-11 10:17

SPAGNA: 2 PRESUNTI MEMBRI ETA ARRESTATI IN FRANCIA E PAESI BASCHI

postato 1 giorno fa da ASCA
ASCA-AFP – Madrid, 11 gen – Ad un giorno dall'annuncio di cessate il fuoco ''permanente'' da parte del gruppo indipendentista basco Eta sono stati arrestati stamattina, nei Paesi Baschi e nel sud-ovest della Francia, due ''presunti collaboratori'' del gruppo armato. Lo hanno reso noto i media spagnoli. La polizia spagnola non ha confermato la notizia. Secondo i media spagnoli, la guardia civile ha fermato un primo presunto collaboratore dell'organizzazione a Zarautz, nei Paesi Baschi, e l'altro e' stato raggiunto alla frontiera a Ciboure, nel sud-ovest della Francia.

Spagna/ Esperto, ex membro dell'Eta: Ma non è una resa definitiva

Azurmendi: Vogliono entrare in istituzioni, ma ricatto armi resta Roma, 10 gen. (TMNews) – "L'Eta non si arrenderà" definitivamente, e anche se il governo socialista e gli ex membri di Batasuna (l'ex 'braccio politico' dell'organizzazione terrorista, fuori legge dal 2003) stanno facendo pressioni, i terroristi continueranno a cercare di influenzare la vita politica dei Paesi Baschi nelle istituzioni politiche regionali e locali, mantenendo l'opzione armata come tacito ricatto. Ne è convinto Mikel Azurmendi, ex militante dell'Eta sotto il franchismo negli anni '60, uscito prestissimo quando il movimento rinunciò a una svolta pacifica e oggi antropologo, professore all'Università del Pais Vasco e attivo antiterrorista (è stato fra i fondatori dell'associazione anti-Eta 'Basta Ya'). "Il gruppo legato a Batasuna ha fretta", spiega Azurmendi a TMNews commentando l'annuncio dei terroristi di un "cessate il fuoco permanente e di carattere generale", "di ripulirsi e entrare in qualche modo nelle istituzioni, perché per loro c'è una finestra di opportunità finché in Spagna sono al governo i socialisti: con il Partido popular (Pp) per loro sarà molto più difficile". Nel 2012, ritiene l'esperto, una nuova vittoria del Psoe di José Luis Zapatero appare poco probabile, e così si spiega il progressivo distanziamento dalla lotta armata che negli ultimi mesi è stato sostenuto da tanti ex dirigenti della sinistra indipendentista radicale basca, fra cui lo stesso Arnaldo Otegi. D'altronde anche per il Psoe un'accelerazione di questo processo è importante, perché in chiave elettorale può servire a ridurre il ricordo del fallito "processo di pace" intrapreso dal governo socialista nel primo mandato di Zapatero, rotto brutalmente dall'Eta alla fine del 2006 con un attentato all'aeroporto di Madrid.Oltre a intensificare la pressione di polizia con lo smantellamento della cupola militare negli ultimi due anni, "il governo negli ultimi tempi ha liberato diversi detenuti sperando di favorire una resa", afferma Azurmendi: "C'è un calcolo politico del Psoe per capitalizzare questa 'pacificazione'". E la reazione cauta del governo all'annuncio del ("E' una buona notizia, ma non è LA notizia", ha detto oggi il vicepremier e ministro dell'Interno Alfredo Perez Rubalcaba) secondo l'esperto è comprensibile: "Per il governo sarebbe molto più utile una resa definitiva", ma io non credo che l'Eta si arrenderà". Secondo questo professore di filosofia, "l'obiettivo dell'Eta ora è mettere gente nelle istituzioni per controllarle da dentro", con un ricatto che consiste nel mantenere una "tacita opzione di ripresa delle armi". "Il problema è anche il fattore umano", spiega Azurmendi, "c'è una minoranza di 150.000-200.000 persone nella società basca che ancora simpatizzano con la violenza: il nucleo sono un gruppo di avvocati e professori noti, e la manovalanza è costituita da giovani ragazzotti ignoranti e disoccupati". Perciò la fine della violenza non sarà facile né rapida. Nonostante tutto, Azurmendi vede alcune opportunità nel momento attuale: "La gente nei Paesi Baschi è stanca, è un'occasione da prendere al volo prima che sia troppo tardi". "In fondo molte cose sono cambiate in pochi anni – conclude Azurmendi – solo nel 2001 sarebbe stato impensabile un governo regionale del Psoe e del Pp insieme nei Paesi Baschi".

SPAGNA: ADDIO ALLE ARMI PER L'ETA, 829 MORTI IN MEZZO SECOLO (SERVIZIO)

(ASCA-AFP) – Madrid, 10 gen – Con l'annuncio del cessate il fuoco ''permanente'' da parte dell'Eta, sembra chiudersi in Spagna un'epoca di sangue passata attraverso mezzo secolo di violenze che hanno provocato la morte di 829 persone. L'Eta, il cui simbolo e' un'ascia con un serpente, e' stata fondata il 31 luglio 1959 da studenti nazionalisti di ispirazione marxista-leninista che accusavano il Partito nazionalista basco e il governo in esilio di ''immobilismo'' nei confronti del regime di Franco. L'Eta (Euskadi Ta Askatasuna, cioe' paese basco e liberta') e' dal 2001 sulla lista delle organizzazioni terroristiche dell'Unione Europea e degli Stati Uniti. Il gruppo armato rivendica l'indipendenza dell'Euskal Herria, territorio che comprende la regione autonoma dei Paesi Baschi spagnoli, la Navarra e i Paesi Baschi francesi. Dall'inizio della lotta armata per l'indipendenza basca, l'Eta ha ucciso 829 persone, soprattutto in Spagna, ma anche in Francia (due guardie civili uccise a dicembre 2007 a Capbreton, nel sudovest), secondo i dati del ministero degli Interni spagnolo, e un poliziotto francese il 16 marzo 2010 in Ile-de-France. La sua vetrina politica storica e' il partito indipendentista Batasuna, vietato nel 2003 dalla giustizia spagnola per i suoi legami con il gruppo armato del quale non ha mai condannato le violenze. Ma in Spagna si resta perplessi sulla reale disponibilita' a lasciare le armi. L'Eta aveva infatti gia' annunciato il 22 marzo 2006 un ''cessate il fuoco permanente'' che ha permesso al governo socialista di Jose' Luis Rodriguez Zapatero di impegnarsi in un ''processo di pace'' per una fine negoziata del conflitto basco. In nove mesi al dialogo non hanno fatto seguito progressi tangibili e l'Eta ha commesso un attentato con due morti il 30 dicembre all'aeroporto di Madrid, e ha ufficializzato la fine della tregua a giugno 2007. Da quel momento la polizia spagnola e francese hanno assestato duri colpi all'organizzazione, arrestando piu' di 100 membri. Tra il 2008 e il 2010 i 7 piu' alti dirigenti politici sono finiti in mano alla polizia.

SPAGNA: RUBALCABA, DICHIARAZIONE ETA SU CESSATE IL FUOCO NON BASTA

 

(ASCA-AFP) – Madrid, 10 gen – Il ministro dell'Interno spagnolo, Alfredo Perez Rubalcaba, ha detto che la dichiarazione di cessate il fuoco annunciata dall'Eta non e' sufficiente ma non rappresenta comunque una cattiva notizia. L'organizzazione indipendentista armata basca Eta aveva annunciato oggi un cessate il fuoco ''permanente'' in un comunicato pubblicato sul sito del giornale indipendentista basco Gara.