SPAGNA: ZAPATERO, IBARRETXE NON PUO' PREPARARE LE URNE

Madrid, 28 giu. (Adnkronos/Dpa) – All’indomani della sfida lanciata dal parlamento dei Paesi baschi che ha autorizzato un referendum ‘secessionista’, il capo del governo spagnolo Jose’ Luis Rodriguez Zapatero afferma che il Lehendakari, ovvero il capo dell’esecutivo regionale Juan Jose’ Ibarretxe, "non puo’ preparare le urne". In una intervista al quotidiano ‘El Pais’ che verra’ pubblicata domani, ma che viene anticipata oggi in prima pagina, Zapatero sostiene che il progetto di Ibarretxe di andare alle urne il 25 ottobre e’ "chiaramente incostituzionale". Non appena la convocazione della consultazione verra’ pubblicata sul Gazzettino ufficiale regionale, spiega il premier spagnolo, il governo nazionale la impugnera’ di fronte alla Corte costituzionale. Il referendum sara’ cosi’ sospeso per 5 mesi, il lasso di tempo previsto per un pronunciamento dell’Alta corte e, quindi, verra’ ampiamente superata la data del 25 ottobre. "Non ho alcun dubbio che rispettera’ la legalita’", dice quindi Zapatero con riferimento al Lehendakari.

(Ses/Gs/Adnkronos)

28-GIU-08 13:31

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SPAGNA/ PARLAMENTO BASCO APPROVA PROPOSTA SU AUTODETERMINAZIONE

Il governo centrale di Madrid: "Immediato ricorso costituzionale"

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1 ora
fa da APCOM

Madrid, 27 giu. (Apcom) – Il parlamento regionale dei Paesi Baschi ha approvato oggi la legge per la convocazione di un referendum consultivo per l’autodeterminazione. Il testo sulla consultazione, proposta dal presidente del governo basco Juan José Ibarretxe (Partido nacionalista vasco, Pnv) è passato di stretta misura (34 a 33): lo appoggiano una variegata costellazione di partiti locali più o meno nazionalisti, ma sia il Psoe di José Luis Zapatero che il Partido popular (Pp) di Mariano Rajoy sono contrari.

La stampa spagnola in particolare ha dato risalto al fatto che la legge sia stata approvata soltanto grazie al voto del Partido comunista de las tierras vascas (Pctv) una formazione indipendentista di estrema sinistra considerata contigua ai terroristi delle’Eta e per questo sospesa dalle elezioni politiche dello scorso 9 marzo. Il Pctv, su posizioni assai più radicali del Pnv, ha dato il voto di uno solo dei suoi otto eletti all’assemblea regionale basca, quello necessario per fare approvare la legge, in modo da mostrare la sua contrarietà alla linea politica ‘moderata’ del Pnv, e allo stesso tempo la sua forza negoziale.

Il testo prevede la celebrazione di un referendum consultivo a ottobre, sulla "fine nel dialogo" del terrorismo e su un dialogo fra tutti i partiti "senza esclusioni" sul diritto all’autodeterminazione, che porterebbe attraverso diversi passaggi a un referendum vero e proprio (con valore giuridico) nel 2010. Il governo Zapatero, per bocca della vicepremier Maria Teresa Fernandez de la Vega, ha immediatamente ribadito che presenterà ricorso al Tribunale costituzionale contro la legge regionale adottata oggi.

"Non tarderemo nemmeno un giorno", ha detto de la Vega, "rispettiamo con lealtà le decisioni del parlamento basco, ma chiediamo lo stesso rispetto alla legittima decisione di impugnare". Secondo la vice di Zapatero, il piano di Ibarretxe "tornerà nel cassetto da dove è uscito, perché non c’è posto per le sfide allo stato di diritto".

SPAGNA: UE APRE PROCEDURA SU AIUTI ILLECITI PAESI BASCHI

(AGI) – Bruxelles, 26 giu. – Ingiunzione della Commissione Europea alla Spagna perche’ recuperi gli sgravi fiscali illegalmente concessi alle imprese nei Paesi baschi. La decisione della Commissione Europea era stata confermata dalla Corte di Giustizia Europea nel 2006. Con il ‘parere motivato’ il cui invio e’ stato deciso oggi, Bruxelles apre un’altra procedura che portera’ di nuovo alla Corte di Lussemburgo, ma questa volta per chiedere l’imposizione di una multe finche’ gli aiuti non saranno stati integralmente restituiti dai Paesi baschi allo Stato. "Il recupero degli aiuti di stato illegali e incompatibili e’ essenziale per evitare ogni distorsione della concorrenza. La Commissione – e’ il suo avvertimento – prendera’ ogni misura necessaria per fare in modo che gli stati membri assolvano i loro obblighi in materia di recupero".
  Nessuna idea precisa sull’ammontare delle eventuali multe: "Solo lo stato spagnolo – ha infatti precisato il portavoce della Commissione Europea, Jonathan Todd responsabile della concorrenza – sa quanti aiuti sono stati dati alle imprese".
  (AGI)

SPAGNA/ DOPO 30 ANNI DI 'PACE',RISCHIO NUOVA GUERRA LINGUE-FOCUS

Pp e Upd attaccano: castigliano è minacciato da catalano e basco

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17 ore
fa da APCOM

Madrid, 24 giu. (Apcom) – La Spagna rischia di correre verso una nuova guerra delle lingue: dopo trent’anni di ‘pace’ linguistica, durante i quali sono state recuperate le lingue locali storiche come catalano, galiziano e basco, il cui uso era severamente proibito durante la dittatura franchista, una ventina di intellettuali spagnoli ha presentato un manifesto in ‘difesa’ del castigliano, sostenendo che la lingua di Cervantes – parlata da circa 400 milioni di persone nel mondo – sarebbe minacciata dal riaffermarsi delle lingue locali ‘co-ufficiali’.

L’appello – firmato tra gli altri da Fernando Savater, Mario Vargas Llosa e Alvaro Pombo – chiede riforme legislative e costituzionali per fissare il castigliano (comunemente noto come ‘spagnolo’) come "comune e ufficiale in tutto il territorio nazionale", rendendo irrilevante la conoscenza o meno delle lingue locali nelle amministrazioni regionali. Durante la campagna elettorale per le elezioni dello scorso 9 marzo, il Partido popular (Pp, centrodestra) di Mariano Rajoy aveva innalzato la stessa bandiera, e i suoi cattivi risultati in Catalogna e nei Paesi Baschi sono stati fra i motivi della vittoria del Psoe di José Luis Zapatero. Un altro piccolo partito, ‘Union, progreso y democracia’ (Upd, 1,20%) ha fatto della questione la sua principale rivendicazione politica.

L’obiettivo della campagna del "Manifesto per una lingua comune" è l’eliminazione del sistema di insegnamento vigente in Catalogna, dove il catalano – parlato da circa sette milioni di persone, con una ricca letteratura che risale al medioevo ed è tuttora viva e vegeta – è la ‘lingua veicolare’, cioè quella in cui si effettua la maggior parte dell’insegnamento scolastico; il castigliano è studiato a parte, ed è usato come lingua in cui il professore si rivolge agli alunni i cui genitori ne facciano richiesta. Il catalano è anche parlato come lingua coufficiale nelle isole Baleari e a Valencia, antichi territori della corona di Aragona dove è sempre stato usato storicamente. Negli ultimi mesi ha fatto scalpore una decisione del governo regionale delle Baleari di rafforzarne l’utilizzo nelle vita pubblica e negli esercizi commerciali, dove rischia di scomparire a vantaggio di spagnolo, inglese e tedesco.

Il gruppo del ‘Manifesto per la lingua comune’ e il Pp chiedono invece che sia garantita la libertà di scelta della lingua di insegnamento scolastico pubblico, con la creazione di scuole statali in cui l’insegnamento avvenga in castigliano: un principio che catalani e baschi rifiutano, perché temono che possa portare a una progressiva marginalizzazione delle loro lingue, soprattutto nell’era globale: in Catalogna gli immigrati sono il 14% della popolazione, e spesso quelli di origine sudamericana o provenienti da altre regioni della Spagna tendono a considerare l’apprendimento della lingua storica regionale come una perdita di tempo, anziché come un’occasione di arricchimento culturale.

Oggi la ministra spagnola dell’Educazione Mercedes Cabrera ha risposto ai firmatari del ‘manifesto’, affermando che la Legge organica dell’educazione (Loe) garantisce l’apprendimento del castigliano in tutto il territorio nazionale: "Nulla mi fa dubitare dell’insegmaneto del castigliano in Spagna", ha detto la ministra. "Le lingue non sono un elemento di confronto, ma di ricchezza", ha affermato da parte sua il ministro della Cultura del governo Zapatero, Cesar Antonio Molina. Una delle principali paure del governo regionale catalano (Generalitat) e della maggioranza della popolazione è la creazione sul territorio della regione di due comunità linguistiche separate perché divise fin dall’insegnamento primario, al posto della comunità bilingue attuale.

SPAGNA/ AHTISSARI: KOSOVO, NULLA A CHE VEDERE CON I PAESI BASCHI

Il neo Stato balcanico è un caso "sui generis"

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fa da APCOM

Roma, 21 giu. (Apcom) – "Il Kosovo non ha nulla a che vedere con i Paesi Baschi". Ne è convinto Martti Ahtissari, politico e diplomatico finlandese, autore dell’omonimo piano per l’indipendenza della regione serba a maggioranza albanese che scrisse in quanto mediatore delle Nazioni Unite.

In un’intervista, El Pais chiede ad Ahtissari che cosa pensa della posizione della Spagna sul neo Stato balcanico la cui indipendenza, secondo Madrid, potrebbe scatenare ondate secessioniste in tutta l’Europa. "Non credo che la Spagna debba proteggersi. Bisogna riconoscere che il Kosovo è un caso sui generis. E’ separato dalla Serbia da nove anni, cioè da quando terminò la guerra nel 1999", afferma il diplomatico finlandese. E aggiunge: "Spero che nessuno voglia trasformare il Kosovo in un precedente e utilizzarlo".

L’Unione Europea ha lasciato ai ventisette paesi membri la libertà di riconoscere o meno l’indipendenza del Kosovo proclamata unilateralmente lo scorso febbraio. Madrid, alle prese con separatisti baschi e autonomisti catalani, ha detto no alla proclamazione di Pristina in quanto "non è in linea con le norme del diritto internazionale".

FRANCIA/ ACCADEMIA: NO A MENZIONE LINGUE REGIONALI IN COSTITUZIONE

E’ "attentato contro identità nazionale"

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fa da APCOM

Roma, 16 giu. (Apcom) – L’Academie Française – fondata dal cardinale Richelieu per "vegliare sulla lingua francese" – si ribella contro il progetto di riforma costituzionale che menziona nell’articolo uno le lingue regionali, relegando quella nazionale al secondo.

Niente meno che "un attentato contro l’identità nazionale", secondo l’Accademia, nonostante l’emendamento che riconosce le lingue regionali come appartenenti al patrimonio culturale francese sia stato approvato all’unanimità in fase di dibattito parlamentare.

La prestigiosa istituzione, pur dicendosi d’accordo con gli obbiettivi di tutela culturale espressi dall’emendamento, chiede che il testo venga ritirato perché "non ha posto nella Costituzione".

Come ricorda il quotidiano spagnolo El Pais sono ben 75 le lingue regionali ancora parlate in Francia: fra le altre basco, catalano, occitano, bretone, corso, bearnese, piccardo e vallone.

COLOMBIA/ ETA ADDESTRO' FARC A FARE BOMBE CON CELLULARI (MUNDO)

Il giornale pubblica rivelazioni del pentito colombiano ‘Camilo’

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Madrid, 12 giu. (Apcom) – L’Eta addestrò le Farc ad attivare bombe attraverso i telefoni cellulari: a rivelarlo oggi è il quotidiano di centrodestra spagnolo ‘El Mundo’, che riporta la testimonianza di un ex guerrigliero colombiano, ‘Camilo’, secondo cui i terroristi baschi "hanno un vincolo commerciale con le Farc: loro danno formazione e le Farc li pagano". Il pentito racconta al giornale di Madrid i particolari di un ‘addestramento’ avvenuto nel luglio del 2007 in Venezuela, in una zona frontaliera con la Colombia: "Ci insegnarono a maneggiare il C-4, un esplosivo che si può ottenere in Venezuela perché si usa nell’industria petrolifera".

El Mundo, che ha sempre sostenuto il coinvolgimento dell’Eta anche negli attentati islamici dell’11 marzo 2004 a Madrid – un’accusa mai provata nei tribunali e che costò al conservatore Partido popular (Pp) le elezioni di quell’anno – scrive che Camilo ascoltò i capi-addestratori dell’Eta parlare di "esempi" di attentati, fra cui quelli di Londra, ma mai di quelli di Madrid. Il pentito rivela anche come la Guardia nazionale venezuelana sia connivente con le Farc, da cui si fa pagare per chiuedere un occhio sugli accampamenti e campi di addestramento nella zona vicina al confine.

"L’Eta è più avanti delle Farc nel terrorismo urbano", afferma Camilo, "ci insegnarono a far esplodere bombe con dispositivi cellulari". L’esistenza di contatti tra le Farc e l’Eta era già stata rivelata nelle scorse settimane dal giornale di centrosinistra ‘El Pais’, secondo cui i guerriglieri colombiani avrebbero cercato l’appoggio dei terroristi baschi per compiere attentati a Madrid contro personalità di Bogotà: notizia poi confermata dal vice presidente colombiano Francisco Santos.

L’informazione si basa su degli scambi di email di cinque anni fa, scoperti nei computer sequestrati in una base delle Farc in Ecuador, dopo il raid militare colombiano nel corso del quale il numero due della guerriglia, Raul Reyes, fu ucciso lo scorso marzo. Anche l’ex presidente colombiano Andres Pastrana, in una intervista alla radio spagnola Ondacero, ha confermato che secondo le sue informazioni, in una di queste e-mail risalenti al 2003, si parla effettivamente di addestramenti tra Farc ed Eta, anche se senza precisare chi addestrasse chi.