Clamoroso a Bilbao, l’autarchia batte i Galacticos

di Marco Zucchetti
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Meglio non scomodare Davide e Golia, per una volta. Mentre il San Mames di Bilbao esulta per l’1-0 con cui l’Athletic ha battuto il Real Madrid, ci si accorge che il luogo comune biblico buono per ogni sconfitta del club più vincente d’Europa, stavolta non funziona. Perché questo Real Madrid di gigante ha solo il budget e il palmares, e soprattutto perché l’Athletic Bilbao che sabato ha compiuto il «galacticidio» non ha proprio niente del mite pastorello.

Questa storia, più della Bibbia, potrebbe tirare in ballo i poemi omerici. La sfida tra i baschi indipendentisti e la squadra «reale» simbolo del centralismo spagnolo, è infinita. Da una parte l’eleganza/arroganza dei primi della classe, dei più forti e dei più ricchi. Dall’altra l’orgoglio di chi è arrivato prima (l’Athletic nasce nel 1898, il Real nel 1902) e si sente storia a prescindere dai risultati; il carisma di chi è stato obbligato dal franchismo ad abbandonare la propria, inimitabile lingua (l’euskera, unico idioma non indoeuropeo del continente, vietato per legge dal Caudillo) e che in virtù di queste imposizioni ha visto pure cambiato il nome inglese della squadra da Athletic ad Atlético.
E chi di autarchia è stato ferito, con l’autarchia reagisce. E di autarchia condisce ogni sfida, per impari che sia. Perché l’Athletic – per statuto societario – può tesserare solamente giocatori nati o cresciuti in Euskal Herria (il Paese basco) o figli di baschi. Un bacino di poco più di tre milioni di persone, di sei province limitrofe: come se la Roma non potesse pescare più lontano di Frascati. Nella rosa attuale, ad esempio, il solo Amorebieta è nato in Venezuela da genitori baschi. E pazienza se nel calcio globale può sembrare anacronistico e masochistico. I soci hanno deciso così, i tifosi sono d’accordo, il valore «nazionale» vale più di un «titulo» e chi parla di razzismo prima guardi in Primavera, dove gioca il Balotelli di Biscaglia, Ramalho. Dall’altra parte, invece, c’è una multinazionale del pallone, con 15 stranieri in rosa: Olanda, Brasile, Mali, Polonia. Solo cinque sono nati a Madrid: il capitano Raul, Guti, un paio di riserve e il portiere Casillas.
Sono opposti in tutto, Athletic e Real. Dal tifo organizzato, con gli «Ultras Sur» madrileni di estrema destra e gli «Herri Norte Taldea» bilbaini di simpatie radicali e antifasciste, al retroterra storico (il Real squadra di Franco, mentre la sinistra «abertzale» basca affonda da sempre le radici nella squadra: il padre del terzino Koikili è stato perfino detenuto). Al Bernabeu giocano i Palloni d’Oro e si fischia se non si vince la Liga per la 32esima volta; alla Catedral scende in campo una formazione che sfoggia più “r” e “x” negli impronunciabili cognomi che talento nei piedi, ma c’è il tutto esaurito se si evita la retrocessione. In una cosa sono uguali: mai state in Segunda division.
Dittature, Eta, regionalismi, aristocrazia: tutto si mescola tra due squadre grandi per motivi diversi. Anche sul piano economico, perché il calcio di oggi è finanza, cataste di euro e sponsor. Quello che per un secolo è stato bandito dalle casacche «pure» dei Leones baschi e che solo l’anno scorso, per esigenze di bilancio, è stato accettato. Il Real di Florentino Perez questi problemi non li ha: in estate – tra Kakà, Cristiano Ronaldo, Albiol, e Xabi Alonso (basco di San Sebastian) – ha speso qualcosa come 259 milioni di euro, imbarazzando anche uno come Michel Platini, che il proletariato non sa manco in che ruolo giochi. L’Athletic Bilbao, invece, ha speso 2,3 milioni per accaparrarsi gente del calibro di De Marcos, De Cerio, Xabi Castillo e San José. Ragazzini cresciuti nel verdissimo giardinetto di casa dei Paesi baschi.
Per fortuna, alla fine, i Galacticos non calciano gli zeri dei conti in banca, non dribblano le Champions League conquistate e non marcano a uomo le fideiussioni. Calciano palloni rotondi, dribblano altri giocatori e marcano gli attaccanti. Quelli che – come Llorente sabato – ogni tanto scappano e segnano. Per ricordare a tutti che l’urocalcio si può anche risolvere con un golletto su calcio d’angolo e 88 minuti di catenaccio, parate miracolose di un tale chiamato Gorka e gioco «all’unisono con il battito del cuore del pubblico», come scrive la stampa basca.
Per ricordare che nell’asilo di casa si impara a giocare come a Rio, a Manchester o a Lione. E che – come dice il tecnico del Bilbao Caparros – «quieremos hombres, non nombres». Servono uomini, non nomi.

http://www.ilgiornale.it/sport/clamoroso_bilbao_lautarchia_batte_galacticos/18-01-2010/articolo-id=414681-page=0-comments=1

Appuntamento a Vienna

Ci sarebbero anche gli ultras della Lazio, e forse di Real Madrid, Espanyol e Levski Sofia, dietro gli incidenti avvenuti durante Austria Vienna-Bilbao di Europa League. Sono stati esposti simboli fascisti e lo striscione "Viva Franco". La partita, finita 3-0 per i baschi, è stata sospesa per venti minuti

Nazi da mezza Europa Appuntamento a Vienna

Gli ultras dell’Austria Vienna

VIENNA – Anche gli ultras della Lazio avrebbero preso parte agli incidenti di giovedì sera a Veinna durante l’incontro di Europa League tra l’Austria Vienna e l’Athletic Bilbao. Secondo l’amministratore delegato del club austriaco, Markus Kraetschmer, i supporter locali di estrema destra si sono alleati con gli ultras biancocelesti, reduci dalla trasferta di Salisburgo del giorno prima, per provocare i tifosi baschi con l’esposizione di simboli fascisti e dello striscione "Viva Franco". Potrebbe però essersi trattato anche di un’alleanza estesa alle frange neonaziste del tifo di mezza Europa: ancora è da confermare infatti la presenza sugli spalti dello stadio della capitale austriaca di ultras del Real Madrid, dell’Espanyol e del Levski Sofia.

GARA SOSPESA PER VENTI MINUTI – La gara è stata sospesa dall’arbitro Moen per circa 20 minuti, intorno al 66′, a causa di un’invasione di campo, ma si trattava già della terza interruzione. La prima era avvenuta a inizio ripresa, a causa dei fumogeni finiti sul terreno di gioco, ma la situazione è peggiorata dopo il raddoppio basco al 17′. Un fitto lancio di oggetti dagli spalti ha costretto il direttore di gara a una seconda sospensione, poi l’invasione di campo che ha costretto le squadre a tornare negli spogliatoi mentre la polizia cercava di riportare la calma. Quindi il rientro in campo delle due formazioni, col Bilbao che ha vinto 3-0 e si è qualificato per i sedicesimi. L’Uefa ha già annunciato pesanti sanzioni.

http://www.repubblica.it/2009/07/sport/calcio/coppe/euroleague-09-10/incidenti-vienna-bilbao/incidenti-vienna-bilbao.html

Spagna: fischi al re, polemiche

Durante la finale di Coppa del Rey a Valencia

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23 ore
fa da ANSA

Approda in parlamento la vicenda dei fischi rivolti a re Juan Carlos e all’inno nazionale spagnolo da migliaia di tifosi baschi e catalani. La vicenda e’ accaduta mercoledi’ durante la finale di Coppa del Rey a Valencia, seguito dall’oscuramento dell’incidente da parte della Tve, la televisione di stato. Il partito nazionalista basco Pnv ha presentato una mozione di condanna della ”censura” della Tv di stato.

Spagna;Tve censura fischi a inno nazionale, licenziato dirigente


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1 giorno
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Prima della finale di Coppa del Re fra Barcellona e Athletic

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1 giorno
fa

Censurati i fischi all’inno nazionale, silurato il dirigente dello Sport della tv pubblica… Se la finale di Coppa del Re vede di fronte Barcellona e Athletic Bilbao, non è difficile immaginare che le rispettive tifoserie – decisamente inclini al nazionalismo catalano e basco – non si lascino intimidire dalla presenza in tribuna del monarca. E difatti ieri sera hanno entusiasticamente fischiato l’inno nazionale, eseguito come da protocollo prima dell’inizio della partita. Solo che per un "errore umano" la rete di Stato Tve non ha trasmesso quanto accaduto che all’intervallo, e per giunta senza l’audio dei fischi, ovvero di fatto censurando la protesta. Dopo aver diffuso ieri sera un comunicato di scuse e aver constatato questa mattina la dura reazione della stampa, Tve ha deciso che l’errore umano di cui sopra è da attribuirsi al direttore dei servizi sportivi dell’ente, Julian Reyes; il giornalista è stato licenziato in tronco per aver commesso un "errore gravissimo", contrario alle istruzioni della direzione. Nel momento in cui re Juan Carlos e la regina Sofia hanno fatto il loro ingresso nella tribuna dello stadio valenciano di Mestalla (utilizzato spesso dalla nazionale spagnola) sono infatti iniziati i fischi degli ultrà baschi e catalani. Nello stesso momento Tve ha staccato, trasmettendo invece quanto accadeva di fronte ai maxischermi installati a Barcellona e Bilbao, e qui è rimasta per tutta la durata dell’inno. Nello stesso intervallo di tempo invece la rete regionale catalana era rimasta collegata, ma ha ignorato i fischi limitandosi -eufemisticamente – ad asserire che l’entusiasmo era tale da non lasciar ascoltare l’inno. Solo all’intervallo Tve – che trasmetteva nel resto del Paese – ha ritrasmesso le immagini relative all’inno nazionale: ma senza l’audio dei fischi e con qualcheripresa di tifosi neutrali in atteggiamento rispettoso. Insomma, una censura in piena regola che – forse solo a posteriori – non è piaciuto ai vertici dell’ente. Per la cronaca: ha vinto il Barcellona, che mercoledì 27 sarà a Roma per la finale di Champions League.

Aup Athletic! Centrata la salvezza!

10-05-2009 – Ore 02:11 // Calcio – Calcio Estero

Al San Mamés di Bilbao l’Athletic batte di misura il Betis grazie alla marcatura, al 29′ della prima frazione, di Ion Velez. I baschi, a più dieci dallo Sporting Gijon terz’ultimo, centrano la salvezza; per i biancoverdi, con solo tre punti di vantaggio sulla zona che scotta, lo spettro della retrocessione è un incubo che rischia di assumere i contorni della realtà.

Matteo Tomaselli
http://www.rsnews.it/fuorionda/?section=interna&id=3104

ps
inserite le date della Semana Grande 2009

Coppa Re:Athletic Bilbao in finale

Ha eliminato il Siviglia,seconda finalista da Maiorca-Barcellona

postato document.write( strelapsed(‘2009-03-04T22:19:00Z’) );11 ore fa da ANSA

 

(ANSA) – MADRID, 4 MAR – L’Athletic Bilbao e’ la prima finalista della Coppa del Re di Spagna. Ha eliminato il Siviglia in semifinale. Nel’incontro di ritorno gli andalusi sono stati sconfitti per 3-0 dopo aver vinto l’incontro di andata per 2-1. Le reti dei baschi sono state segnate da Javi Martinez al 4′, F. Llorente al 34′, Toquero al 37′. La seconda finalista uscira’ tra Maiorca e Barcellona con i catalani che hanno vinto all’andata per 2-0. Finale il 13 maggio a Valencia.