Paese Basco. La pace in sette punti

http://www.ilmanifesto.it/archivi/fuoripagina/anno/2009/mese/11/articolo/1844/

di Marco Santopadre

Non succede tutti i giorni di vedere seduti intorno a un tavolo personaggi del calibro di Brian Currin, avvocato sudafricano; Raymond McCartney, del dipartimento Esteri dello Sinn Fein; Emine Ayna, presidente del Dtp, il Partito che raccoglie i voti di molti kurdi di Turchia; Jone Goirizelaia,
avvocata e rappresentante della Sinistra Patriottica basca; e poi Irfan Dundar, avvocato del leader kurdo Ocalan. Tutti chiamati a discutere di "Processi di pace e risoluzione dei conflitti". Si sa, la guerra fa più
notizia della pace. Ma l’incontro che si è svolto nella Biblioteca Nazionale Marciana di Venezia ha destato molto interesse. A discutere c’erano sia rappresentanti di popoli protagonisti di conflitti attivi – i baschi e i
kurdi – sia personaggi che hanno avuto un ruolo centrale in trattative che hanno condotto alla risoluzione – almeno parziale – di conflitti altrettanto aspri e duraturi, come quello irlandese e quello sudafricano, attraverso una via non violenta e dialogata.
«Il dialogo è l’unica strada possibile nella risoluzione dei conflitti e deve essere fra pari» è il principio  attorno al quale è ruotato il dibattito, e che costituisce la base del lavoro concreto di personaggi come Brian Currin. Avvocato sudafricano bianco, fu chiamato da Mandela a presiedere la "Commissione per la pace e la riconciliazione" all’epoca della fuoriuscita dall’apartheid; dopo aver fatto da mediatore in Irlanda e Sri Lanka, sta ora sostenendo la proposta di pace avanzata dalla sinistra basca che si rifà ai cosiddetti "principi Mitchell" che guidarono le complesse trattative che portarono allo neutralizzazione dei gruppi armati lealisti e repubblicani e al ristabilimento di un certo grado di autogoverno per l’Irlanda del Nord. Il basco Arnaldo Otegi, incarcerato di nuovo da Madrid proprio mentre Batasuna si apprestava a rilanciare una road map per la soluzione democratica del conflitto, è intervenuto, seppur virtualmente, attraverso un video (lo stesso hanno fatto Gerry Adams e Nelson Mandela). "Il processo democratico deve svilupparsi in assenza totale di violenza e senza ingerenze, mediante l’uso di metodi esclusivamente politici e democratici" dice Jone Goirizelaia proprio mentre nella località navarra di Altsasua un centinaio di militanti della sinistra patriottica presentava una dichiarazione in 7 principi. La sinistra basca si impegna in modo solenne a "rispettare in ogni fase del processo le decisioni che, in maniera libera, pacifica e democratica, vengano adottate dei cittadini e dalle cittadine basche". Batasuna rilancia così di nuovo la palla in campo avversario chiedendo "la smilitarizzazione del conflitto, la liberazione dei prigionieri politici, il ritorno degli esuli politici, un trattamento giusto per tutte le vittime". 5 anni fa Otegi rendendo pubblica la proposta di pace denominata "Ora il popolo, ora la pace" concluse il suo intervento citando Arafat: "la sinistra abertzale si presenta dinanzi allo Stato, al suo popolo e alla comunità internazionale con un ramo d’ulivo in mano. Che nessuno lo lasci cadere". Ma ai baschi, così come ai kurdi, che propongono iniziative concrete di dialogo e si impegnano a rispettarne le decisioni, gli stati rispondono con la repressione. «Un dialogo tra pari è possibile solo quando l’esistenza di una realtà fino ad ora negata viene riconosciuta dalle parti in causa. Non ci possono essere precondizioni dettate dall’una o dall’altra parte per sedersi intorno a un tavolo negoziale» hanno avvertito i relatori di Venezia. "Come facilitatore nei processi di pace – afferma Brian Currin – plaudo a questa iniziativa del Centro Pace della città di Venezia. Per tutti questi anni il governo spagnolo si è dato un gran da fare a dimostrare che il conflitto non era di natura politica ma armata. Ci hanno creduto tutti tranne il Comune di Venezia grazie al quale oggi siamo qui, in Piazzetta San Marco, a discutere di questi temi. (…) Se il Governo di Madrid è davvero interessato alla pace ora ha a disposizione tutti i pezzi per ricomporre il quadro…" ha concluso Currin.

Di seguito i sette principi alla base del documento "Un primo passo per il processo democratico: principi e volontà della sinistra indipendentista basca", presentato a Venezia e nel Paese Basco:
1. La volontà popolare espressa attraverso vie pacifiche e democratiche, diviene l’unico riferimento del processo di soluzione democratica, sia per sancirne la sua messa in moto che il suo migliore sviluppo cosi come per raggiungere gli accordi che dovranno essere condivisi dai cittadini e cittadine. La Sinistra abertzale, come dovrebbero fare il resto degli attori politici, si impegna solennemente a rispettare ogni fase del processo decisionale che liberamente, pacificamente e democraticamente adotteranno i
cittadini e le cittadine basche.
2. L’ordinamento giuridico-politico risultante, in ogni fase deve essere conseguenza della volontà popolare e deve garantire i diritti di tutti i cittadini e cittadine. Le cornici legali vigenti in ogni fase, non possono
essere freno o ostacolo alla libera volontà popolare democraticamente espressa, ma devono essere bensì garanzia del suo esercizio.
3. Gli accordi da raggiungere nello sviluppo democratico dovranno rispettare e regolare i diritti riconosciuti tanto nella Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, come nel Patto Internazionale dei Diritti Economici, Sociali e Culturali e il Patto Internazionali dei Diritti Civili e Politici, cosi come altre normative internazionali concernenti i Diritti Umani, siano essi individuali che collettivi.
4. Il dialogo politico inclusivo, a parità di condizioni, diviene il principale strumento per raggiungere accordi tra le differenti sensibilità politiche del paese. La sinistra abertzale dichiara la sua totale volontà di essere parte di questo dialogo.
5. Nel quadro del processo democratico il dialogo tra le forze politiche deve avere come obiettivo un Accordo Politico risolutivo, che dovrà essere approvato dalla cittadinanza. L’accordo risultante dovrà garantire che tutti i progetti politici possano non solo essere difesi in condizioni di pari opportunità ed in assenza di qualsiasi forma di coercizione o ingerenza ma che possano materializzarsi se questo è il desiderio maggioritario della cittadinanza basca espresso attraverso i procedimenti legali idonei.
6. Il processo democratico deve svilupparsi in assenza totale di violenza e senza ingerenze, mediante l’utilizzazione di vie e mezzi esclusivamente politici e democratici. Partiamo dal convincimento che questa strategia politica renderà possibili i progressi in un Processo Democratico. Sud Africa e Irlanda sono, in tal senso, l’esempio.
7. Rinnoviamo il nostro impegno con la proposta di Anoeta. In linea con essa, si devono stabilire un processo di dialogo ed accordo multipartitico a parità di condizioni tra l’insieme delle forze del paese, che favorisca la creazione di un quadro democratico con il quale la cittadinanza possa decidere liberamente e democraticamente rispetto al suo futuro come deciso dalla volontà popolare. Questo processo, deve basarsi sui principi del senatore Mitchell. Dichiariamo di assumere questi principi. D’altro canto, deve stabilirsi un processo di negoziazione tra ETA e lo Stato spagnolo che contempli la smilitarizzazione del paese, liberazione di prigionieri e prigioniere politiche basche, ritorno di esiliati ed esiliate e un trattamento giusto ed equo delle vittime del conflitto. Per tutto questo, riaffermiamo la nostra posizione senza riserve rispetto ad un processo politico pacifico e democratico per raggiungere una democrazia inclusiva dove il popolo basco, libero e senza intimidazione di alcun tipo, determini liberamente il suo futuro.

EUSKAL HERRIA: ARRESTATI DIRIGENTI DELLA SINISTRA INDIPENDENTISTA

Il 14 ottobre la polizia spagnola ha arresto nella sede del sindacato della sinistra indipendentista LAB di Donostia 10 militanti indipendentisti di rinomata fama pubblica, con l’accusa di far parte della direzione politica di Batasuna.
Questa Unità Popolare della Sinistra Indipendentista, che è stata illegalizzata dai tribunali di giustizia spagnoli nel 2003, ha continuato però ad essere attiva fin da allora.

La sede del sindacato è stata totalmente circondata e presa dalle forze repressive per ore.
I sindacalisti che si trovavano dentro la sede sono stati identificati e trattenuti in una stanza per ore, fra di loro c’era l’ex-dirigente del LAB Rafa Usabiaga.
In un’altra stanza erano rinchiusi Arnaldo Otegi, Rufi Etxebarria, Sonia Jacinto e Arkaitz Rodriguez, e lì è stato trasferito successivamente Rafa Diez Usabiaga. In altre località inoltre sono stati arrestati Mañel Ugarte, Amaia Esnal, Ainara Oiz, Txeluis Moreno e Miren Zabaleta. Tutte le persone arrestate in questo momento si trovano in isolamento.

Questi gravissimi fatti avvenuti con la firma del giudice dell’audiencia National spagnola Baltasar Garzon hanno senza dubbio motivazioni politiche inscindibili dal governo Zapatero. Già nei giorni precedenti il giornale governativo El Pais aveva insinuato l’idea che questi stessi dirigenti fossero stati desautorati da ETA per la loro supposta opposizione politica contraria alla lotta armata. Allora perchè li tengono prigionieri?

La reazione della succursale del PSOE di Zapatero in Euskal Herria è stata, da una parte, dire che "non avevano niente di politicamente importante in mano", che "questa operazione è stata uguale ad altre precedenti perchè stavano organizzando la direzione politica di Batasuna". Dall’altra, hanno rimarcato che "siamo difronte ad una nuova fase politica difficile da definire in poche parole".
Forse la novità è nella stigmatizzazione e criminalizzazione fascista del Collettivo di Prigionieri dei quali è proibito mostrare le foto pubblicamente?
La novità della fase politica è la scomparsa da 4 mesi del militante Jon Anza in territorio francese?
L’impulso neo-franchista dei governi spagnoli dell’ultimo decennio di illegalizzare partiti e associazioni politiche e sociali, anche se criticato da alcuni partiti di ambito basco comunque è stato sempre rispettato in ultima istanza e non è certamente una novità di ora.
Non è una novità neppure il fatto che quest’impulso basilare nei regimi di stampo neo-fascista sia nel caso della lotta per l’indipendenza e il socialismo in Euskal Herria, totalmente sterile riguardo all’obiettivo: paralizzare e ridurre ad una ridicola espressione il movimento che lo sostiene e cioè la sinistra indipendentista basca. Non è scomparsa ETA,
né Batasuna, né il movimento antirepressivo, né le lotte sociali sostenute dalla sinistra indipendentista, né il lavoro enorme di ricostruzione linguistica e culturale.
Tutto il contrario. La Sinistra Indipendentista Basca ha mostrato la propria vitalità nelle poche mobilitazioni di massa autorizzate, oltre che in alcune di quelle illegalizzate.

La Sinistra indipendentista illegalizzata è riuscita a presentarsi alle elezioni, a rinnovare la propria partecipazione in istituzioni di ogni tipo, raggiungendo più volte anche in forma non legale il 15-20% dei voti, in tutte le contese elettorali per tutti i dieci anni da quando è stata illegalizzata. Continua cioè a mantenere con forza l’iniziativa politica.
Negli ultimi mesi in Euskal Herria sta diventando ogni volta più evidente e pubblica l’intenzione della sinistra indipendentista di investire grandi sforzi in futuro nella formazione di quello che viene chiamato Polo Soberanista. Lo stesso Arnaldo Otegi aveva annunciato importanti novità per questo autunno. A nessuno era sfuggito che evitare l’ingerenza politica nel cui fulcro si situa questa iniziativa è all’origine dell’atto di guerra attuato dal Governo spagnolo del PSOE, con la totale connivenza del
Partito Popolare spagnolo.
L’arresto di questi dieci militanti denunciato, oltre che dalla stessa sinistra indipendentista, anche dai partiti Ezker Batua-Izquierda Unida, Aralar, Eusko Alkartasuna e dal sindacato ELA, riuscirà solo a ritardare forse questo processo politico. Senza dubbio, aumenta la quota di dolore e sofferenza che Euskal Herria paga per pretendere di ricostruire un futuro euskaldun (basco), femminista, internazionalista, socialista sulla base del
suffragio universale.

Chiamiamo a denunciare con tutta la forza possibile questi fatti, queste azioni fasciste del governo spagnolo, attivando lì dove sia possibile la solidarietà internazionalista con Euskal Herria, per rompere poco a poco questo velo di silenzio e inerzia che i mass media e i loro alleati del sistema neo-liberale hanno steso in Europa e nel mondo, riguardo la realtà di sfruttamento e lotta che si sviluppa in Euskal Herria.

EUTSI GOIARI!!! EUSKAL HERRIA AURRERA!!!

Ai membri di Amici del Paese Basco – Euskal Herriaren Lagunak Bologna

Negare il dialogo e la democrazia

14/10/2009
analisi di Giovanni Giacopuzzi, storico e scrittore

La conquista della ‘democrazia’ pare essere una questione solo militare per il governo Zapatero. Su due quadranti paralleli, ieri, il presidente spagnolo incontrava Obama assicurando l’aumento di truppe in Afghanistan, mentre il giudice superstar Baltazar Garzon ordinava l’arresto di esponenti della sinistra indipendentista basca. Più soldati, più repressione. L’idea che il dialogo sia possibile solo se significhi la sconfitta del “nemico” sembra essere alla base di questa idea organica della democrazia. Gli arresti di ieri, come riconosce la stessa stampa spagnola, mirano a togliere di mezzo la possibilità di un progetto politico della sinistra basca per la costituzione di un movimento politico indipendentista, progressista, attraverso un processo democratico. Nelle parole scritte da diversi quotidiani, nelle parole del ministero dell’Interno spagnolo, c’è una stridente coincidenza nel ritenere che la nuova direzione imboccata dagli arrestati fosse quella di un movimento che accantonasse la via armata.

Eppure per Madrid questa ipotesi aprirebbe lo scenario ad una prospettiva politica presente nella società basca che metterebbe in discussione non solo l’organizzazione dello stato spagnolo ma i principi politici che lo guidano in campo sociale, economico e internazionale. La sotira degli ultimi cinquant’anni insegna che quando si accennavano ipotesi di soluzione dialogata del conflitto basco spagnolo, da Madrid si rispondeva picche. 1984. Barrionuevo, Ministro degli interni del Governo socialista di Felipe Gonzales, implicato nella guerra paramilitare dei Gal contro l’indipendentismo basco, propone un dialogo con ETA. Pochi mesi dopo, il leader di Herri Batasuna Santi Brouard viene ucciso da un commando paramilitare. 1990. Poche ore prima che Herri Batasuna occupasse, per la prima volta, i seggi ottenuti al Parlamento spagnolo, con l’obiettivo di portare “un messaggio di dialogo”, il neoletto deputato di Herri Batsuna, Josu Muguruza viene ucciso a Madrid da un commando paramilitare. 1996. La proposta denominata alternativa democratica avanzata da ETA per un a soluzione politica del conflitto dove, per la prima volta, ETA riconosce il protagonismo, nel dialogo politico, delle forze politiche e sociali presenti nei Paesi Baschi, viene fatta propria da Herri Batasuna e il Governo Aznar, attraverso il giudice Baltasar Garzon, incrimina la direzione di Herri Batasuna che un anno più tardi verrà condannata a sette anni di carcere. 1998. Quando il dialogo tra le forze politiche sindacali e sociali basche sfocia nella proposta denominata Lizarra-Garazi, nella quale si riafferma che il diritto all’autodeterminazione potrà essere esercitato solo attraverso la libera espressione dei cittadini e cittadine basche, il giudice Garzon dà inizio alla criminalizzazione della sinistra indipendentista basca con la chiusura del quotidiano basco Egin ed in seguito di forze politiche e sociali. 2002. la legge sui partiti illegalizza Batasuna e le succesivve liste elettorali ispirate agli stessi principi politici. Nonostante questo, PSOE e Batasuna mantengono conversazioni segrete che sfocieranno in un accordo preliminare. 2004. Manifestazione di Batasuna nel velodromo di Anoeta, a San Sebastian, per annunciare una proposta di dialogo su due tavoli: ETA e Governo da una parte su smilitarizzazione prigionieri e vittime, e i partiti presenti nei Paesi baschi sulla soluzione politica del conflitto dall’ altra. I giudici spagnoli aprono un procedimento giudiziario nei confronti della direzione di Batasuna. 2006 La conseguenza della proposta di Anoeta porterà alla tregua di ETA nel marzo 2006. Nello stesso momento in cui Zapatero annuncia l’inizio del processo negoziale, il portavoce di Batasuna Arnaldo Otegi viene arrestato. Mesi di incontri sotto l’auspicio di mediatori internazionali non portano ad un’accordo. Governo spagnolo ed ETA si accusano a vicenda di aver rifiutato una soluzione che sembrava a portata di mano. I tentativi di riprendere un processo di dialogo vengono boicottati con l’arresto, tra gli altri, di dirigenti della sinistra indipendentista. Le proposte di riforma dello statuto di autonomia basco e di un referendum consultivo nelle province basche su un processo negoziale vengono proibite dal Governo spagnolo e dalla magistratura.

Il Ministro degli Interni Rubalcaba a cui fa eco il giudice Garzon poche settimane fa dichiarava che se anche Batasuna condannasse le azioni di ETA non sarebbe mai legalizzata. Fino agli ultimi arresti, martedì 13, di dirigenti della sinistra indipendentista tra cui Arnaldo Otegi, l’ex segretario del sindacato LAB. Il cerchio, per ora, si chiude. Chi vuole la pace?

Giovanni Giacopuzzi

http://it.peacereporter.net/articolo/18352/Negare+il+dialogo+e+la+democrazia

SPAGNA: INCRIMINATI 13 DIRIGENTI DI DUE PARTITI INDIPENDENTISTI BASCHI

Esteri
07/09/2009 – 17.58
(IRIS) – ROMA, 7 SET – Il giudice Baltasar Garzon ha formalmente incriminato oggi 13 dirigenti di due partiti indipendentisti baschi, Democrazia 3 Milioni (D3M) e Askatasuna (Liberta’), accusandoli di presunta ”appartenenza all’Eta o collaborazione” con il gruppo armato: lo riferisce la stampa spagnola. I due partiti erano stati sospesi in febbraio, perche’ accusati di collaborare con batasuna, il braccio politico di Eta sospeso 6 anni fa, alla vigilia delle elezioni regionali basche di marzo. Fra gli incriminati figurano i leader dei due partiti, il presidente di Askatasuna Jose’ Antonio Munduate, e la portavoce di D3M Amparo Las Heras, arrestata in febbraio. Garzon ha accusato fra l’altro i due partiti di essere ”strumenti della ”organizzazione illegale Batasuna”. La sinistra indipendentista (il 10% circa dell’elettorato), a causa della decisione della giustizia di Madrid di sospendere i due partiti, non e’ stata rappresentata alle elezioni basche di marzo. I partiti nazionalisti per la prima volta nel dopo Franco non hanno ottenuto la maggioranza assoluta dei seggi nel parlamento di Vitoria e il socialista Patxi Lopez ha potuto costituire il nuovo governo regionale. Faber

http://www.irispress.it/Iris/page.asp?VisImg=S&Art=54076&Cat=1&I=null&IdTipo=0&TitoloBlocco=Esteri&Codi_Cate_Arti=16

Paesi Baschi, il Tribunale europeo dei diritti umani riconosce l'illegalizzazione di Batasuna

 

il lehendakari socialista esprime soddisfazione

I dirigenti del movimento messo al bando avevano sollevato la questione alla Corte europea

Rigettato all’unanimità dal Tribunale europeo dei diritti umani, con sede a Strasburgo, il ricorso presentato contro la messa al bando di Batasuna. Partito indipendentista basco illegale da una sentenza dei giudici spagnoli del 2003. «La Corte – è formalmente scritto nelle ragioni del mancato accoglimento del ricorso sul sito del Tribunale – considera che dissoluzione dei partiti che hanno presentato ricorso si inscrive nel loro diritto alla libertà di associazione, prevista per legge.

Quanto alla necessità che si applichi in una società democratica la proporzionalità delle misure di legge, la Corte considera che lo scioglimento dei partiti obbedisce a un ‘bisogno sociale imperioso. Considera, inoltre, che la giurisdizione interna è approdata a delle conclusioni ragionevoli, dopo uno studio dettagliato, sugli elementi a disposizione per arrivare a stabilire esista un legame fra i partiti in oggetto e l’Eta. Sulla proporzionalità del provvedimento, la Corte insiste sullo stesso ragionamento: dal momento che quei partiti costituivano una eccezione rispetto al senso democratico, lo scioglimento è da considerarsi una misura accettabile». La sentenza della corte del Tribunale europeo dei diritti umani di Strasburgo sostiene che nella illegalizazione di Batasuna «non c’è stata alcuna violazione dell’articolo 11 della Convenzione europea dei diritti umani sulla libertà di riunione e di associazione» come invece sostenevano i membri del partito illegalizzato. Il governo spagnolo di Zapatero e il governo regionale di Patxi Lopez (scocialista) hanno espresso apprezzamento e condivisione verso la scelta adottata dal Tribunale europeo dei diritti umani.

(ami)2009-06-30 12:52:47
http://www.agenziami.it/articolo/4006/Paesi+Baschi+il+Tribunale+europeo+dei+diritti+umani+riconosce+l+illegalizzazione+di+Batasuna/

Fonte foto: Matteo Ciambelli

Dalle urne un avviso per Zapatero


Elena Marisol Brandolini,   09 giugno 2009, 12:45 – http://www.aprileonline.info/notizia.php?id=12293

Dalle urne un avviso per Zapatero Esteri     I socialisti, nel riunire il loro Esecutivo nazionale, riconoscono che il messaggio dagli elettori è stato esplicito, ma sono fiduciosi che ancora non si sia tradotto in una mozione di sfiducia definitiva nei loro confronti. Qualificano il risultato come "ragionevole, tenendo in conto il contesto di queste elezioni"; rivendicano di avere ottenuto il miglior risultato percentuale di voti tra tutti i partiti socialisti europei, con l’eccezione di Malta; apprezzano che non vi sia stato travaso di voti dal PSOE al PP e che piuttosto una parte del loro elettorato gli abbia voltato le spalle, temporaneamente

Con quattrocentomila voti di differenza, equivalenti a 3.4 punti percentuali (il 42.03% contro il 38.66%)e a due seggi da europarlamentare (23 a 21), in una competizione elettorale che ha visto una partecipazione al voto di poco inferiore al 46%, con punte ancora inferiori nei tradizionali feudi socialisti, i popolari di Mariano Rajoy sono riusciti ad infliggere la prima seria sconfitta al partito socialista di José Luis Rodrìguez Zapatero da quando questi è presidente del governo spagnolo, ossia dal 2004. Già le recenti elezioni amministrative in Galizia, con la perdita del governo dell’Autonomia, avevano rappresentato un primo ammonimento dell’elettorato socialista in chiara crisi afettiva nei confronti del loro partito. Ma anche nel 2007 i popolari avevano vinto, seppure di misura, le elezioni comunali e, appena l’anno dopo, Zapatero era tornato a sopravanzarli per circa 4 punti, alle elezioni generali. Questa volta, però, Rajoy non solo ha recuperato la distanza che si era determinata tra il suo partito e quello socialista nel 2008, ma ne ha aggiunta quasi altrettanta in mezzo, con una rimonta sui suoi avversari di quasi 8 punti, in appena 15 mesi.

Una sconfitta netta per il premier spagnolo, che paga il prezzo di una crisi economica particularmente dura, riconosciuta tardi e affrontata con debolezza dal suo governo. Ma non è ancora il crollo. Non sono infatti i 10 punti delle europee che i popolari guadagnarono ai socialisti nel 1994 e che spianarono la strada alla vittoria di José Marìa Aznar nelle elezioni politiche del 1996.
Così, la vittoria di Rajoy è suficientemente ampia da mettere a tacere le continue lotte all’interno del partito per la sua successione, ma non così tanto da assicurargli la vittoria alle prossime politiche del 2012.
I socialisti, nel riunire il loro Esecutivo nazionale, riconoscono che il messaggio dagli elettori è stato esplicito, ma sono fiduciosi che ancora non si sia tradotto in una mozione di sfiducia definitiva nei loro confronti. Qualificano il risultato come "ragionevole, tenendo in conto il contesto di queste elezioni"; rivendicano di avere ottenuto il miglior risultato percentuale di voti tra tutti i partiti socialisti europei, con l’eccezione di Malta; apprezzano che non vi sia stato travaso di voti dal PSOE al PP e che piuttosto una parte del loro elettorato gli abbia voltato le spalle, appunto temporaneamente.
I popolari affermano che, nelle nuove condizioni date, Zapatero dovrebbe tornare in parlamento per farsi confermare la fiducia. Decideranno nelle prossime ore se presentare o meno una mozione di sfiducia del premier.

Il voto ha avuto anche una importante connotazione territoriale.
In particolare, nella Comunità valenciana e in quella di Madrid, ove i principali dirigenti del PP sono coinvolti in scandali di vario tipo, la distanza a loro vantaggio rispetto ai socialisti è misurata rispettivamente in 15 e 13 punti percentuali.
In Catalogna, invece, tradizionale granaio socialista, l’astensione è stata particularmente elevata, la più alta della storia, pari al 62% dell’elettorato. La disaffezione, in questo caso, non avrebbe origine esclusivamente dalla crisi economica, ma anche dagli impegni disattesi dal governo centrale nell’applicazione del nuevo Statuto autonomistico. Ciononostante, i socialisti catalani tornano ad essere il primo partito in Catalogna. CiU recupera sui popolari, rispetto al 2004, e si colloca al secondo posto, accorciando le distanze dai socialisti. La Coalicio’n por Europa, formata da CiU, PNV e le formazioni nazionaliste moderate di Canarie e Andalusia, mantiene i suoi due eurodeputati.
Il PNV vince il confronto ingaggiato con i socialisti baschi in Euskadi, sopravanzandoli nei voti, seppure di poco. La lista Iniciativa Internacionalista, su cui si è riversato il voto della sinistra abertzale, non riesce a conquistare alcun seggio, ma rappresenta la quarta forza politica più votata nei Paesi Baschi, con circa il 16% dei suffragi.
A sinistra, Izquierda Unida, nonostante una nuova perdita di voti, riesce a confermare i suoi due eurodeputati. Mentre la coalizione denominata Europa de los Pueblos, formata da ERC e dalle formazioni nazionaliste progressiste di Galizia e Paesi Baschi mantiene la propria rappresentanza di un seggio nel parlamento di Strasburgo.
Un ultimo seggio, infine, è attribuito al partito di centro UPyD, fondato due anni fa dall’exsocialista rosa Dìez.

Si apre dunque, ora, una nuova fase nella vita politica spagnola, con un’opposizione ringalluzzita dall’esito elettorale e i socialisti alla ricerca di alleanze in parlamento per far passare la Legge sull’Economia Sostenibile e il bilancio; in mezzo, l’accordo sulla riforma del finanziamento delle Autonomie che va realizzato al più presto possibile.
Il prossimo impegno elettorale è non prima di due anni, per le elezioni delle Autonomie. Un tempo sufficientemente lungo, se si vuole, perché il governo, uscito dalle secche della crisi economica, possa ridare slancio all’iniziativa politica, restituendo orgoglio e passione all’elettorato socialista.

Roma, giovani attivisti baschi si incatenano all'Ambasciata spagnola. Liberati i 15 fermati

tratto da: http://www.radiocittaperta.it/index.php?option=com_content&task=view&id=1466&Itemid=9

Marco Santopadre, Radio Città Aperta
Una delle ragazze incatenate all'Ambasciata spagnola a RomaSono stati tutti liberati nel primo pomeriggio gli attivisti baschi e quelli italiani che avevano inscenato un vero e proprio blitz per chiedere che i governi spagnoli e francesi dicano la verità sulla sparizione, ormai parecchie settimane fa, del militante indipendentista basco Jon Anza.

Galleria fotografica: http://www.gaztesarea.net/info/galeria.php?galeria=14789&id=14789

30-05-2009/12.00 — Questa mattina alle 11.30 un gruppo di attivisti baschi ha messo in atto una protesta simbolica nei confronti della rappresentanza diplomatica spagnola a Roma. Due ragazze e un ragazzo tra i 20 e i 24 anni sono riusciti a incatenarsi alle grate delle finestre dell’Ambasciata in piazza di Spagna, mentre un’altra decina esponevano cartelli e striscioni per denunciare la messa fuori legge, la criminalizzazione e la persecuzione nei confronti di numerose organizzazioni giovanili della sinistra indipendentista basca che dura ormai da dieci anni. Gli attivisti e alcuni Erasmus presenti in piazza di Spagna – ed anche alcuni turisti presenti per caso nella centrale piazza romana – hanno cominciato a gridare slogan – "Spagna fascista stato terrorista", "Paesi Baschi liberi", "Indipendenza" – mentre numerosi agenti di polizia già presenti sul posto ed altri accorsi appena dopo l’inizio del blitz hanno prima cercato di impedire ai ragazzi di incatenarsi e poi hanno strappato cartelli e striscioni. Alcuni portavano magliette rosse con su scritto "Independentzia" e sulla faccia sono riusciti a tenere per alcuni minuti una maschera bianca, a significare la maniera indiscriminata con la quale gli apparati repressivi perseguitano con denunce, arresti, processi e multe migliaia di giovani baschi, sia in Spagna che in Francia, la cui unica colpa è quella di difendere la propria identità e i valori politici della sinistra e del socialismo.Mentre venivano identificati numerosi presenti e gli attivisti incatenati continuavano a gridare slogan intorno alle 11.50 sono stati caricati sui mezzi della polizia e potati al commissariato Trevi insieme a numerosi attivisti italiani dei centri sociali romani e delle reti di solidarietà con il popolo basco. Al momento i fermati sono 15, tra attivisti della gioventù basca indipendentista, militanti dei centri sociali ed Erasmus.

Un addetto alla sicurezza dell'ambasciata strappa di mano uno striscione ad una attivista bascaGli attivisti denunciano il clima di repressione  nello stato spagnolo, soprattutto contro le forze politiche dei Paesi Baschi più volte messe fuorilegge, contro gli arresti di massa e chiedono l’amnistia per i prigionieri politici. Proprio in questi giorni il governo di Madrid è stato costretto dalla magistratura e da una campagna internazionale a riammettere alle elezioni europee la lista "Iniziativa Internazionalista" guidata dal famoso scrittore Alfonso Sastre che era stata precedentemente illegalizzata. Sempre in questi giorni sta circolando un video che denuncia l’uso sistematico della tortura in Spagna contro gli attivisti baschi sospettati o meno di essere militanti dell’ETA, l’organizzazione armata indipendentista.

Di seguito alcune foto sul blitz di questa mattina:
http://www.eidonpress.com/index.php?url=zoom.php&id=290466

Sul contenuto della protesta alleghiamo  un comunicato bilingue che ci è stato fatto pervenire dagli organizzatori della protesta:

 

ULTIMA TAPPA DELLA CAMPAGNA PER UNA EUROPA GIOVANE E RIBELLE

 

Siamo i rappresentanti della gioventù indipendentista di un paese d’ Europa, Euskal Herria. Il nostro paese non compare nelle mappe perché gli Stati francese e spagnolo negano la sua esistenza. Questo è possibile, tra le altre cose, perché i popoli ancora senza stato sono sottomessi ad una Europa liberale, guidata dal capitale e dai suoi interessi.

Vi presentiamo i dati repressivi dell’anno 2008 per i 3 milioni di abitanti che vivono in Euskal Herria:

 

–         764 prigionieri politici (tra loro militanti dell’organizzazione ETA, esponenti della formazione politica Batasuna, giovani dell’organizzazione giovanile Segi, persone di differenti ambiti sociali, come giornalisti, membri di associazioni culturali ecc)

–         390 arresti

–         62 torturati, tra loro 6 sono finiti all’ospedale in seguito alle ferite riportate

–         65 manifestazioni politiche interrotte e represse dalla polizia, con più di 100 feriti e 121 arrestati

–         14.000.000 di euro rappresentano il danno causato ai familiari dei prigionieri politici dalla detenzione premeditata di questi ultimi in carceri lontane da Euskal Herria

 

In questi ultimi mesi siamo ritornati all’epoca della “guerra sporca” degli anni ottanta, quando  i militanti indipendentisti venivano sequestrati e assassinati. Per esempio ad aprile è scomparso il militante Jon Anza. Dalle informazioni raccolte emerge che lo Stato spagnolo e lo Stato francese sono i responsabili del suo sequestro.

Zapatero, Sarkozy, dove è Jon?

Dobbiamo ricordare che lo Stato spagnolo ha definito l’organizzazione giovanile di Euskal Herria terrorista, e che la sinistra indipendentista basca vede in modo sistematico ostacolata la sua possibilità di partecipare ad elezioni.

Per fortuna la solidarietà tra i rivoluzionari non manca mai. Abbiamo visto, nel nostro giro per l’ Europa, che abbiamo più amici che nemici.

Nelle prossime elezioni europee, un esempio di questa solidarietà è stato l’aiuto pervenuto al popolo basco da diversi soggetti sociali dello Stato spagnolo e da gente di tutte le parti del mondo, attraverso la partecipazione alla lista “Iniziativa Internazionalista”. E’ stato così possibile il superamento della legge fascista spagnola.

 Lo Stato spagnolo ha cercato di mettere al bando, senza riuscirvi, “Iniziativa Internazionalista”. Iniziativa Internazionalista sarà quindi in Europa una forza rivoluzionaria che crede nella libertà e nella giustizia.  

Nella parte di Euskal Herria che appartiene allo Stato spagnolo c’è l’opportunità di votare Iniziativa

Internazionalista. Invece nella parte francese di Euskal Herria la piattaforma “Euskal herriaren alde” (a favore di Euskal Herria) sostituirà il movimento indipendentista basco.

Con l’azione di oggi ringraziamo la solidarietà tra rivoluzionari e sottolineiamo il carattere terrorista dello Stato spagnolo e francese.

 

Euskal Herria è il paese che lotta per un’ Europa libera e ribelle.