KOSOVO: MADRID CONTINUA A NON RICONOSCERNE L'INDIPENDENZA

postato 3 giorni fa da ASCA

(ASCA-AFP) – Madrid, 23 lug – Il governo spagnolo ha dichiarato che continuera’ a non riconoscere l’indipendenza del Kosovo, nonostante il parere della Corte internazionale di giustizia dell’Aja. ”Manteniamo la nostra posizione e non riconosciamo l’indipendenza del Kosovo. Continuiamo a chiedere un accordo tra le parti e il dialogo”, ha dichiarato Maria Teresa Fernandez de la Vega, vicepresidente del Consiglio spagnolo. De La Vega ha negato che la posizione spagnola sia legata a un rifiuto del nazionalismo basco e catalano. ”Penso che sia abbastanza irrealistico paragonare la Spagna ai Balcani”, ha detto.

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Kosovo/ Bruxelles e Washington irritati dal ritiro di Madrid

Zapatero ribatte: "Era logico"; voci di rinforzi in Afghanistan

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2 giorni
fa da APCOM

Madrid, 20 mar. (Apcom-Nuova Europa) – L’annuncio del ritiro delle truppe spagnole dal Kosovo è stato "precipitoso" e "maldestro" secondo l’opposizione interna del Pp e i giornali affini. Gli Stati Uniti si sono detti "profondamente delusi" e la presidenza dell’Ue l’ha definito un "cattivo esempio", nonché "deplorevole": mentre già ieri la Nato – nella cui missione Kfor sono integrati i 623 soldati di Madrid – aveva criticato la decisione, sottolineando che questo tipo di iniziative andrebbero decise in modo collegiale.

In appena 24 ore il governo di Madrid ha sollevato un polverone transatlantico che ha costretto il premier José Luis Zapatero, a Bruxelles per partecipare al vertice Ue, a difendersi: "La Spagna non ha riconosciuto la dichiarazione unilaterale di indipendenza del Kosovo", ha ricordato Zapatero, quindi la ritirata è "logica" e avviene in un momento "ragionevole" dato il miglioramento della situazione della situazione nell’ex provincia serba. Il premier ha insistito sul fatto che "gli aspetti formali sono stati rispettati rigorosamente" e che il ritiro avverrà nel giro di "3-4 mesi" per dare tempo agli Alleati di riorganizzare la missione. Già ieri la ministra della Difesa Carme Chacon aveva detto che il ritiro "sarà scaglionato e non unilaterale, bensì coordinato con gli altri alleati della Nato".

Fatto sta che a Bruxelles e Washington avrebbero gradito che – oltre al ritiro – anche la decisione se procedervi o meno fosse presa in modo coordinato, anziché essere informati da Madrid in modo del tutto unilaterale. "Nel 1999 gli alleati della Nato s’erano messi d’accordo sul principio: si entra tutti assieme, si esce tutti assieme. Quindi siamo rimasti sorpresi da questa decisione", ha detto il portavoce del Dipartimento di Stato Usa Robert Woods, che ha usato parole assai dure per il linguaggio diplomatico: "Siamo profondamente delusida questa decisione della Spagna".

Anche in seno all’Ue d’altronde, la mossa spagnola non è piaciuta: "Avremmo gradito essere consultati anche se (gli spagnoli) hanno il diritto di fare quello che vogliono", ha detto il ministro degli Esteri francese Bernard Kouchner, che ha rivelato come durante la cena dei leader di ieri sera a Bruxelles "ci sono stati alcuni commenti". Moltissimi dei Ventisette sono d’altronde membri della Nato, e fra questi la filoatlantica Repubblica ceca il cui ministro degli Esteri Karel Schwarzenberg, presidente di turno dell’Ue, non ha esitato – in un colloquio con Apcom – a definire "deplorevole" il ritiro degli spagnoli.

Su Zapatero, insomma, sembrerebbe aleggiare il fantasma di una nuova ‘gaffe’ di politica estera per una decisione presa in chiave interna, come avvenne con il ritiro delle truppe dall’Iraq nel 2004: questo gli valse l’inimicizia giurata di George W. Bush, che non lo invitò mai alla Casa Bianca. Un passo falso, proprio ora che il premier di Madrid spera di recuperare i rapporti di vertice con gli Usa grazie alla sintonia con il presidente Barack Obama su questioni che vanno dall’America Latina a Guantanamo, all’energia. Ma l’Iraq non è il Kosovo, e Obama non è Bush, sottolineano a Madrid alcuni attenti osservatori. Se si chiede il ‘permesso’ di uscire da una missione militare il pericolo è di restare invischiati in infinite discussioni diplomatiche, perché si tratta di decisioni che non sono mai ben viste dagli altri paesi che mettono uomini e mezzi.

Ma perché ritirarsi proprio adesso? Formalmente la Spagna ha motivato la decisione come "coerente" col mancato riconoscimento del nuovo Stato, dato che teme contraccolpi interni nei Paesi Baschi e in Catalogna: ma in queste due regioni le spinte indipendentiste sono meno evidenti che uno o due anni fa. Sarà pure una questione di principio, ma non basta: dietro a una scelta del genere vi sono sempre esigenze militari e strategiche. Non a caso gli alti comandi militari spagnoli, interpellati da ‘El Mundo’ (giornale di destra e ostile al governo ma che ha appoggiato il ritiro nella sostanza), si sono detti sorpresi dalla decisione, nella quale vedono una mossa previa a un incremento della presenza militare spagnola in Afghanistan, forse addirittura di 500 uomini.

Durante l’estate, in concomitanza con le elezioni presidenziali di agosto in Afghanistan, l’Alleanza intende inviare rinforzi: secondo il segretario generale Jaap de Hoop Scheffer, "almeno quattro battaglioni" (2500-4000 uomini). Tutti si aspettano che al vertice Nato di Strasburgo-Kehl il 2-4 aprile Obama chieda agli alleati europei di rimboccarsi le maniche nel paese asiatico, la cui stabilizzazione è cruciale per Washington, e di inviare senza indugi più uomini.

"A Strasburgo si parlerà di questo, e la Spagna osserva e partecipa a questo dibattito", spiegano a Madrid fonti del governo, caute. E sul Kosovo aggiungono: "Rispettiamo la posizione degli altri Paesi, ma chiediamo che allo stesso tempo si rispetti la nostra". Zapatero oggi da Bruxelles ha detto che è "prematuro" anticipare se Madrid prenderà parte all’invio di più Guardie civili per formare la polizia afgana, come chiesto dalla Francia. Ma difficilmente la Spagna potrà sottrarsi a un maggiore impegno in Afghanistan: il tono della reazione americana di oggi sul Kosovo suona soprattutto come un avvertimento per il futuro.