COMUNICATO DI EUSKADI TA ASKATASUNA AL POPOLO BASCO

Euskadi Ta Askatasuna, organizzazione basca rivoluzionaria socialista di
liberazione nazionale, con questo comunicato vuol trasmettere alla
cittadinanza basca la propria riflessione politica sulla situazione che
vive il nostro popolo:

Il Governo spagnolo dopo aver affossato l’ultimo processo di pace, ha
organizzato un attacco generalizzato e crudele contro Euskal Herria. Oltre
a chiudere la porta alla possibilità di soluzione democratica, fece la
scommessa di allargare il rifiuto a tutti i livelli e sviluppare un attacco
repressivo senza limiti. Hanno dato priorità all’efficacia rispetto alla
legittimità e alla complessiva visione democratica. Va bene tutto nel loro
antico e rinnovato impegno di distruggere Euskal Herria, al margine dei
confini della stessa legalità spagnola.

Vogliono portare un messaggio di rassegnazione in Euskal Herria, affinché
abbandoniamo la lotta per la liberazione e ci integriamo alle regole del
gioco imposte dalla Spagna. Sapendo che Euskal Herria in Spagna non può
respirare, che nell’ingranaggio giuridico – politico spagnolo, il futuro
della cittadinanza basca è incatenato.

La Sinistra Indipendentista è diventata l’obiettivo degli attacchi. La
stessa Sinistra Indipendentista che trent’anni fa rese impossibile
l’assimilazione di Euskal Herria a Francia e Spagna. La Sinistra
Indipendentista che è riuscita via via a tenere aperta la porta della
libertà e dell’indipendenza. Quindi con il loro attacco selvaggio alla
Sinistra Indipendentista, pretendono di seppellire il futuro di Euskal
Herria. Con la pressione contro la Sinistra Indipendentista cercano di
trovare il modo di forzare la volontà di Euskal Herria.

Al fine di neutralizzare e mettere all’angolo l’indipendentismo, hanno
instaurato in Euskal Herria lo stato d’emergenza. Le illegalizzazioni di
organizzazioni politiche, la detenzione e persecuzione politica di
militanti sono diventate abituali nel nostro territorio. I diritti civili e
politici sono sistematicamente violati. Hanno alzato il livello di crudeltà
contro i prigionieri e prigioniere politici baschi, punendo la coerenza e
utilizzando una rinnovata politica del pentimento come ricatto. Si sono
moltiplicati i sequestri e gli interrogatori clandestini di cittadini e
cittadine.

Repressione dura, che non solo pretende di condizionare l’azione politica
della Sinistra Indipendentista, ma cerca anche di influire come fattore
psicologico.

Pretendono, per l’ennesima volta, di vendere questa chimera che è la
soluzione poliziesca. Perché, il Ministro degli Interni, Perez Rubacalca,
che parla con tanta arroganza, sa perfettamente che oggi come ieri, è il
riconoscimento dei diritti che spettano a Euskal Herria l’unico cammino che
garantisce la fine della resistenza basca. Che la sete di libertà non
placata della cittadinanza basca è l’arma che non potrà trovare in nessun
covo.

Il Ministro degli Interni spagnolo è abituato alla menzogna e alla
propaganda di guerra, cercando di ridipingere la realtà con frasi pompose
al il fine di sviare il dibattito. ” Voti o bombe” è l’ultima trovata. E la
Sinistra Indipendentista gli ha risposto forte e chiaro: “voti”, come
metodo democratico con cui i cittadini e le cittadine baschi possano
decidere del loro futuro, senza limiti né ingerenze e essendo possibili
tutti i progetti. Date la parola al popolo. Questa è la possibilità che il
Governo spagnolo nega e che è alla base del conflitto. Questo è l’ostacolo
che la base della cittadinanza basca deve superare.

Paradossalmente, tutta questa dimostrazione di forza, la dimensione
dell’aggressione, sono il riflesso della debolezza della Spagna,
l’impotenza di nascondere il fracasso del ciclo autonomistico che misero in
marcia trent’anni fa. Alla negazione di legittimità nell’ambito della
negazione politica, la Spagna risponde con la sua tradizionale visione di
pochezza democratica, incrementando imposizione e repressione.

Così, sono significativi i patti di Stato che hanno firmato PSE-PP e
UPN-PSN per gestire direttamente la regione autonoma, anche se per farlo,
hanno dovuto estromettere un PNV che gli era stato tanto fedele fino ad
ora. Questo perché sanno bene che più che nuove competenze, quello che è
davvero in gioco è l’ambito giuridico- politico stesso. Già che c’erano,
hanno cominciato a neutralizzare tutti i passaggi che considerano validi
per la costruzione di Euskal Herria.

In Euskal Herria c’è voglia di cambio politico; di fronte alla
rassegnazione offerta dalla chiusura del Governo spagnolo, la cittadinanza
basca lo ha dimostrato con innumerevoli iniziative politiche, sociali,
culturali. Prova chiara di questo è l’appoggio che hanno ricevuto le
iniziative di lavoro comune che hanno organizzato le realtà basche.

Senza dubbio in Euskal Herria è nata una nuova illusione. L’aspettativa di
mettere in moto un processo democratico che veda possibile il
raggiungimento di un cambio politico in Euskal Herria.

Certo il cambio politico ha bisogno della volontà e dell’impegno di tutte
le parti in gioco. Anche del Governo spagnolo che oggi come oggi mostra il
suo atteggiamento più chiuso. Quindi sarà compito di tutti i soggetti
baschi trasformare in concretezza l’illusione, alimentare le condizioni che
determina il processo e lottare contro il blocco imposto dal Governo
spagnolo.

ETA non ha dubbi che il cammino sarà difficile e pieno di ostacoli. Ma la
libertà lo merita. Ci riusciremo!

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