Condannato OTEGI per "apologia del terrorismo"

Ai membri di Amici del Paese Basco – Euskal Herriaren Lagunak Bologna

È terminato ieri il processo farsa iniziato lo scorso 27 gennaio e che vedeva imputati Arnaldo Otegi, Josune Irakulis, Itziar Galardi, Estanis Etxaburu e Jon Enparantza, accusati di “apologia al terrorismo” per aver presenziato nel 2005 ad un atto politico in favore di Joxe Mari Sagardui "Gatza", prigioniero politico basco che allora affrontava il suo venticinquesimo anno di prigionia e che tutt’ora continua nelle stesse condizioni.

La sentenza emessa dall’Audiencia Nacional, ha condannato Otegi (attualmente in carcere dopo la detenzione del 14 ottobre scorso ) a 2 anni di reclusione -il massimo della pena- e 16 anni di inabilitazione all’esercizio di qualsiasi carica pubblica. Gli altri 4 imputati sono stati assolti.

È stata sufficiente una frase sulla quale si sono concentrati i magistrati e che ha fatto perno sull’accusa. Il delitto si è costituito quindi su poche parole pronunciate da Otegi all’interno di un discorso politico pubblico: “abbiamo un debito con i prigionieri politici baschi, i rifugiati e i tanti compagni che abbiamo perso nella lotta, e alla fine ce la faremo (…)".

I retroscena che si celano dietro a questo processo non sono di poco rilievo, e occorre quindi evidenziare come gli stessi giudici dell’Audiencia Nacional che hanno condannato Otegi non sapessero fino a pochi giorni prima cosa esattamente avesse pronunciato l’esponente della sinistra abertzale durante il suo intervento pubblico, poiché l’esposizione del discorso avvenne in lingua basca. A parte dedurre che i 5 anni durante i quali è stato portato avanti il processo sembra non siano bastati all’Audiencia Nacional per tradurre quanto detto da Otegi, un episodio simile rende ancora più chiari i termini secondo cui si sta attuando la strategia politica e giuridica da parte dello Stato spagnolo.

Ma quello che sorprende ancor più è l’errore storico scandaloso in cui sono incorsi i giudici nel pronunciare la sentenza. Durante il suo intervento davanti ai famigliari, agli amici e ai compagni del prigioniero politico, Otegi ricordò come Nelson Mandela trascorse 27 anni in prigione e Gatza in quel momento ne stesse attraversando 25 anni (ora sono quasi 30). Rispetto a questa affermazione, i giudici firmatari della sentenza, hanno dichiarato che tale paragone è “improprio e chiaramente falso” non dubitando nel lasciare scritto che Nelson Mandela è “un autentico eroe, che rimase in prigione per motivi ideologici, esclusivamente per questi, ma mai utilizzò la violenza né l’appoggio per ottenere la soppressione dell’apartheid”. Fermo restando che è evidente che Gatza non sia Mandela, in termini di paragone, oltre ai numerosi anni trascorsi in carcere, sono le condizioni disumane e inaccettabili dei prigionieri politici all’interno di uno stato di diritto. Questo era quello a cui alludeva Otegi citando Mandela nel suo discorso. L’errore grave dei giudici dell’Audencia Nacional, tuttavia, ci garantisce per l’ennesima volta come vi è una volontà di distorcere la realtà di fronte all’opinione pubblica, oltre a dimostrare pubblicamente l’ignoranza di tali giudici.

Retroscena a parte, nella giornata di ieri la sinistra indipendentista ha reso pubblico un comunicato stampa nel quale rinnova la volontà di continuare il processo democratico e politico che ha trovato nuovo spunto di partenza dalle conclusioni descritte nel documento “Zutik, Euskal Herria” , emesso nelle ultime settimane. In questo senso, ribadisce oltremodo come gli sforzi dello Stato spagnolo di fermare tale processo siano vani.

Da parte sua, anche il partito basco Aralar ha espresso il suo “disaccordo totale” per la sentenza, chiedendo che venga abolito il delitto di “apologia al terrorismo”, la cui implementazione risale all’anno 2000 in pieno governo Aznar.

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