La nuova inquisizione

02/12/2009

I giovani arrestati perchè membri del movimento giovanile della sinistra basca hanno denunciato torture

Maialen e Garazi sono due ragazze basche, arrestate nella retata ordinata dal giudice spagnolo Grande Marlaska, il 22 novembre scorso. Insieme agli altri 32 giovani arrestati in diverse località del Paese basco sono state trattenute per cinque giorni in un regime di incomunicacion che prevede la sparizione, la desaparicion di chi viene arrestato, senza che possa sapere perché, né avere contatti con familiari e avvocati di propria fiducia. Sono i cinque giorni del terrore e chi viene arrestato nei Paesi baschi conosce i peggiori dettagli di quelle ore. Il direttore di un quotidiano, Martxelo Otamendi, arrestato per terrorismo e poi rilasciato in attesa di giudizio raccontava: "Quando entri nelle stanze della caserma sei bendato, senti rumori, urla, gli agenti sono a volto coperto, ti minacciano. Uno in paerticolare mi disse di dimenticarmi la Costituzione perché quella non era Spagna, ma la Guardia Civil".

Maialen e Garazi, appena sono riuscite a parlare con il proprio avvocato di fiducia, hanno raccontato di essere state palpate, denudate, di aver ricevuto minacce di stupro e di morte violenta. Obbligate a rimanere solo con gli slip, sono state palpate e baciate dalla vita in su. Altre testimonianze: un ragazzo punto con una siringa di spalle con la minaccia di drogarlo, un altro cui hanno fatto credere che lo avrebbero violentato, colpi, botte, la minaccia di applicare la bolsa – una guaina che tappa le vie respiratorie o un sacchetto sulla testa fino all’asfissia – posizioni fisiche forzate fino allo sfinimento fisico. C’è chi ha perso sei chili in cinque giorni.

Si chiama tortura. Fisica, psicologica, si chiama terrore. E ogni volta che il rito bestiale si perpetua non esce nemmeno una riga sui quotidiani spagnoli, dove i cronisti si rifugiano dietro a una leggendaria direttiva di Eta, che citano in continuazione come un mantra: chi viene arrestato deve denunciare sempre torture. Nei fatti, al di là di quello che un cronista potrebbe leggere negli occhi di chi denuncia di essere stato torturato, ci sono foto, segni precisi. Oltre ai casi di chi è stato rilasciato – e sono casi numerosi – senza nessuna accusa, per poi raccontare i cinque giorni di inferno dentro una cella in un edificio di una città di un Paese sorridente che ci chiama dai manifesti pubblicitari per passare le vacanze al sole.

Amnesty international, la commissione per i diritti umani delle Nazioni unite, denunciano queste violazioni da anni. Senza esiti pratici. Lo stesso giudice Baltasar Garzon, davanti al quale sono passati molti casi evidenti senza che muovesse dito, si fece promotore di un protocollo che prevedeva la videoregistrazione durante i cinque giorni di isolamento. Mai applicata, annuncio a effetto.
I giornali non scrivono, anzi depistano. La consapevolezza collettiva si forma anche così: con chi non conosce, e con chi non vuole ammettere. Eppure, dentro le celle e i calabozos, i sotterranei della tortura, ci sono vite che verranno segnate in maniera indelebile. E nelle case delle vittime ci sono familiari, fratelli e sorelle, amici. Sanno cosa accade, anche se nessuno li informa, e sperano di non sentire quello che puntalmente sentiranno e cioè le denunce dei loro figli e figlie sulla violenza che li ha attraversati.

L’ordinanza del giudice – arresto per i 34 giovani indipendentisti baschi – è un testo esemplare. Si usa un documento ritrovato a Parigi a un presunto militante di Eta e si crea una ragnatela di deduzioni, si interpreta e dove si può si adattano le parole al proprio teorema accusatorio. Giovanni Giacopuzzi, storico e perito processuale proprio sulla criminalizzazione del movimento giovanile basco di sinistra, lo ha analizzato per PeaceReporter.
A cosa, a chi serve lanciare questo messaggio nell’attuale scenario basco, quando la sinistra indipendentista ha lanciato una nuova proposta di pace? La promessa di repressione dovrebbe riguardare l’organizzazione armata in quanto tale. I teoremi politici hanno trasformato in arma il dissenso, le idee e le pratiche. Basta solo un sospetto e una sentenza. Il primo giustifica l’oblio collettivo delle violenze, perché la seconda ha decretato che Segi, movimento di giovani, è terrorista. Non si chiede più nemmeno l’abiura, il rogo è anticipato.

 Angelo Miotto

http://it.peacereporter.net/articolo/19191/La+nuova+inquisizione

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