Spagna/ Eta uccide ispettore, nuovo colpo per Zapatero-focus

Capi arrestati, strutture ridotte, ma gruppo è sempre operativo

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fa da APCOM

Un nuovo attentato mortale, stavolta contro un ispettore dell’antiterrorismo impegnato in prima linea nei Paesi Baschi: così oggi l’Eta è tornata ad uccidere dopo una pausa di sei mesi, dimostrando che – nonostante l’intensificarsi della pressione contro di lei a ogni livello – è ancora in grado di colpire l’apparato di sicurezza dello Stato spagnolo. Almeno sul territorio basco. Quello di oggi, infatti, è stato un attentato diverso dall’ultimo, avvenuto a dicembre: allora a essere ucciso era stato un imprenditore di 70 anni senza scorta, Ignacio Uria, freddato mentre andava a giocare a carte con gli amici, come simbolo dell’opposizione contro i cantieri dell’alta velocità che nei prossimi anni dovrebbe collegare i Paesi Baschi a Madrid. Stavolta invece, pur decapitati negli ultimi mesi di numerosi capi della c.d. ‘struttura militare’, i commandos terroristici sono riusciti a collocare esplosivo nella macchina di un uomo armato e abituato a lottare ogni giorno contro i terroristi. Eduardo Antonio Puelles, 49 anni e due figli, ispettore della polizia da 16 anni attivo nella lotta contro l’Eta, è morto nell’incendio seguito all’esplosione della sua auto, provocata da una bomba meccanica ideata per scoppiare col movimento dell’auto. Ma al di là della comparazione dei rischi, sempre relativa in questi casi, l’assassinio dell’ispettore Puelles è anche il primo da quando, dopo le elezioni regionali dello scorso primo marzo, i socialisti sono andati al potere nei Paesi Baschi. Un cambio di guardia ‘storico’, perché mette fine a 30 anni di potere ininterrotto del Partido Nacionalista Vasco (Pnv), il partito di centrodestra vicino agli industriali baschi che negli ultimi anni aveva accentuato la sua connotazione indipendentista. I socialisti baschi governano la regione grazie all’appoggio esterno del Partido Popular (Pp), partito erede del franchismo e da sempre contrario non solo all’indipendenza ma anche all’autonomia delle regioni ‘storiche’ della Spagna. Il ‘governatore’ regionale socialista, Patxi Lopez, ha condannato l’attentato con toni ben più duri e chiari di quelli usati in genere dai suoi predecessori del Pnv: "Ci hanno mostrato la strada del dolore, e noi mostreremo loro la strada del carcere", ha detto Lopez, che per la prima volta ha anche rivendicato la natura di "lavoratore basco" per il poliziotto: "I terroristi hanno spezzato la vita di un lavoratore di questo popolo", ha affermato, "un agente della polizia nazionale il cui unico delitto è stato sforzarsi ogni giorno per garantire la sicurezza e la libertà dei baschi". Unanimi le condanne del mondo politico spagnolo, con il premier José Luis Zapatero che ha promesso "fermezza e determinazione irremovibili" nel perseguire gli autori dell’attentato e l’Eta in generale. "Più debole che mai", l’ha definita il capo del governo di Madrid, ed effettivamente l’Eta appare braccata, dopo che nell’ultimo anno la cooperazione di polizia con la Francia, sempre più stretta ed efficace, ha permesso di smantellarne buona parte della cupola e delle infrastrutture. Fra i detenuti, soprattutto quelli storici, spesso isolati in prigioni nel sud della Spagna, si diffonde sempre più una fronda contraria a continuare la lotta armata, che a volte si è espressa anche con appelli pubblici. Ma nonostante tutto, arresto dopo arresto, il ‘pendolo della morte’ dell’Eta continua a battere a ritmo regolare, e per il governo di Zapatero questo è un altro grave problema, fra i tanti che stanno rendendo la sua seconda legislatura particolarmente difficile: la pesantissima crisi economica, la perdita di consenso elettorale e il progressivo isolamento parlamentare del Psoe, che non ha la maggioranza assoluta. Dopo un tentativo di negoziato con i terroristi, finito malissimo con un attentato all’aeroporto di Madrid a fine 2006, per il leader spagnolo si è aperta una stagione obbligata di guerra senza quartiere all’Eta, che ha dato molti frutti ma non ha annientato l’organizzazione. Dai Paesi Baschi, con la vittoria alle elezioni di marzo, era arrivata una delle poche buone notizie per Zapatero negli ultimi 10 mesi. Ora, anche quella sembra un lontano ricordo

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