Dalle urne un avviso per Zapatero


Elena Marisol Brandolini,   09 giugno 2009, 12:45 – http://www.aprileonline.info/notizia.php?id=12293

Dalle urne un avviso per Zapatero Esteri     I socialisti, nel riunire il loro Esecutivo nazionale, riconoscono che il messaggio dagli elettori è stato esplicito, ma sono fiduciosi che ancora non si sia tradotto in una mozione di sfiducia definitiva nei loro confronti. Qualificano il risultato come "ragionevole, tenendo in conto il contesto di queste elezioni"; rivendicano di avere ottenuto il miglior risultato percentuale di voti tra tutti i partiti socialisti europei, con l’eccezione di Malta; apprezzano che non vi sia stato travaso di voti dal PSOE al PP e che piuttosto una parte del loro elettorato gli abbia voltato le spalle, temporaneamente

Con quattrocentomila voti di differenza, equivalenti a 3.4 punti percentuali (il 42.03% contro il 38.66%)e a due seggi da europarlamentare (23 a 21), in una competizione elettorale che ha visto una partecipazione al voto di poco inferiore al 46%, con punte ancora inferiori nei tradizionali feudi socialisti, i popolari di Mariano Rajoy sono riusciti ad infliggere la prima seria sconfitta al partito socialista di José Luis Rodrìguez Zapatero da quando questi è presidente del governo spagnolo, ossia dal 2004. Già le recenti elezioni amministrative in Galizia, con la perdita del governo dell’Autonomia, avevano rappresentato un primo ammonimento dell’elettorato socialista in chiara crisi afettiva nei confronti del loro partito. Ma anche nel 2007 i popolari avevano vinto, seppure di misura, le elezioni comunali e, appena l’anno dopo, Zapatero era tornato a sopravanzarli per circa 4 punti, alle elezioni generali. Questa volta, però, Rajoy non solo ha recuperato la distanza che si era determinata tra il suo partito e quello socialista nel 2008, ma ne ha aggiunta quasi altrettanta in mezzo, con una rimonta sui suoi avversari di quasi 8 punti, in appena 15 mesi.

Una sconfitta netta per il premier spagnolo, che paga il prezzo di una crisi economica particularmente dura, riconosciuta tardi e affrontata con debolezza dal suo governo. Ma non è ancora il crollo. Non sono infatti i 10 punti delle europee che i popolari guadagnarono ai socialisti nel 1994 e che spianarono la strada alla vittoria di José Marìa Aznar nelle elezioni politiche del 1996.
Così, la vittoria di Rajoy è suficientemente ampia da mettere a tacere le continue lotte all’interno del partito per la sua successione, ma non così tanto da assicurargli la vittoria alle prossime politiche del 2012.
I socialisti, nel riunire il loro Esecutivo nazionale, riconoscono che il messaggio dagli elettori è stato esplicito, ma sono fiduciosi che ancora non si sia tradotto in una mozione di sfiducia definitiva nei loro confronti. Qualificano il risultato come "ragionevole, tenendo in conto il contesto di queste elezioni"; rivendicano di avere ottenuto il miglior risultato percentuale di voti tra tutti i partiti socialisti europei, con l’eccezione di Malta; apprezzano che non vi sia stato travaso di voti dal PSOE al PP e che piuttosto una parte del loro elettorato gli abbia voltato le spalle, appunto temporaneamente.
I popolari affermano che, nelle nuove condizioni date, Zapatero dovrebbe tornare in parlamento per farsi confermare la fiducia. Decideranno nelle prossime ore se presentare o meno una mozione di sfiducia del premier.

Il voto ha avuto anche una importante connotazione territoriale.
In particolare, nella Comunità valenciana e in quella di Madrid, ove i principali dirigenti del PP sono coinvolti in scandali di vario tipo, la distanza a loro vantaggio rispetto ai socialisti è misurata rispettivamente in 15 e 13 punti percentuali.
In Catalogna, invece, tradizionale granaio socialista, l’astensione è stata particularmente elevata, la più alta della storia, pari al 62% dell’elettorato. La disaffezione, in questo caso, non avrebbe origine esclusivamente dalla crisi economica, ma anche dagli impegni disattesi dal governo centrale nell’applicazione del nuevo Statuto autonomistico. Ciononostante, i socialisti catalani tornano ad essere il primo partito in Catalogna. CiU recupera sui popolari, rispetto al 2004, e si colloca al secondo posto, accorciando le distanze dai socialisti. La Coalicio’n por Europa, formata da CiU, PNV e le formazioni nazionaliste moderate di Canarie e Andalusia, mantiene i suoi due eurodeputati.
Il PNV vince il confronto ingaggiato con i socialisti baschi in Euskadi, sopravanzandoli nei voti, seppure di poco. La lista Iniciativa Internacionalista, su cui si è riversato il voto della sinistra abertzale, non riesce a conquistare alcun seggio, ma rappresenta la quarta forza politica più votata nei Paesi Baschi, con circa il 16% dei suffragi.
A sinistra, Izquierda Unida, nonostante una nuova perdita di voti, riesce a confermare i suoi due eurodeputati. Mentre la coalizione denominata Europa de los Pueblos, formata da ERC e dalle formazioni nazionaliste progressiste di Galizia e Paesi Baschi mantiene la propria rappresentanza di un seggio nel parlamento di Strasburgo.
Un ultimo seggio, infine, è attribuito al partito di centro UPyD, fondato due anni fa dall’exsocialista rosa Dìez.

Si apre dunque, ora, una nuova fase nella vita politica spagnola, con un’opposizione ringalluzzita dall’esito elettorale e i socialisti alla ricerca di alleanze in parlamento per far passare la Legge sull’Economia Sostenibile e il bilancio; in mezzo, l’accordo sulla riforma del finanziamento delle Autonomie che va realizzato al più presto possibile.
Il prossimo impegno elettorale è non prima di due anni, per le elezioni delle Autonomie. Un tempo sufficientemente lungo, se si vuole, perché il governo, uscito dalle secche della crisi economica, possa ridare slancio all’iniziativa politica, restituendo orgoglio e passione all’elettorato socialista.

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