Spagna/ Governo usa detenuti Eta dissidenti per 'proselitismo'

Collettivo prigionieri è influente, e molti ora contro violenza

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Madrid, 26 mar. (Apcom) – Oltre alla repressione, con sempre più arresti e confische, anche la ‘persuasione’ dall’interno, con il prezioso aiuto dei detenuti ‘pentiti’ e contrari alla violenza: è la nuova strategia del governo di José Luis Zapatero contro l’Eta, il gruppo terrorista indipendentista basco che in 40 anni di lotta armata ha ucciso 825 persone. Per raggiungere il suo obiettivo, cioè disincentivare il più possibile le giovani leve dall’entrare nell’organizzazione e convincere altri membri detenuti del gruppo a rinunciare alla violenza, il ministero dell’Interno (guidato da Alfredo Perez Rubalcaba) ha deciso di concentrare gli ex leader storici dissidenti – e per questo espulsi dal gruppo – nel carcere di Zuera (Saragozza), in modo da favorirne l’azione ‘pedagogica’ ed esercitare maggiore pressione sull’Eta.

Così accade con Santiago Arrospide ‘Santi Potros’, ex leader dell’apparato militare e condannato a oltre 3000 anni di carcere per l’attentato più sanguinario del gruppo, quello nel supermercato Hipercor di Barcellona nel 1987, in cui morirono 21 persone. Potros è stato trasferito dal carcere di Cadice (all’estremo Sud della Spagna): stesso trattamento è spettato a Valentin Lasarte, un altro terrorista. Secondo il quotidiano di destra ‘El Mundo’, il ministero dell’Interno ha selezionato un gruppo di ex-terroristi disposto a compiere opera di proselitismo fra gli altri detenuti per indurli a pronunciarsi contro la violenza: i prigionieri dell’Eta, oltre 700, sono un collettivo con notevole influenza sull’organizzazione e i suoi simpatizzanti, perché considerati come eroi della patria basca.

Fra questi Carmen Guisasola (alias ‘Lourdes’), pluriomicida negli anni ’80 alla guida del ‘commando Vizcaya’ e José Luis Urrusolo Sistiaga, uno dei più sanguinari fra i membri storici dell’Eta. Questi sarebbero incaricati di provocare dibattito e discussione nel gruppo dei dissidenti. Altri due, José Luis Alvarez Santacristina (‘Txelis’) e Kepa Pikabea avrebbero invece il compito di captare altri detenuti per attrarli alla causa. I prigionieri più irriducibili sono detenuti in prigioni lontanissime dai Paesi Baschi, nel Sud della Spagna. Secondo El Mundo, che cita fonti dell’Interno, alcuni vengono trasferiti per alcune settimane a Zuera o nella prigione asturiana di Villabona, dove vengono ‘sondati’. Se non danno segnali positivi, son o rispediti a Sud.

Da quasi due anni l’Eta è sotto una fortissima pressione repressiva, che non le ha impedito di continuare a uccidere ma sembra averne limitato in parte le capacità operative. Parallelamente, la rottura della tregua e la ripresa della violenza a fine 2006 hanno sviluppato correnti di dissidenza fra i detenuti e alcuni settori della sinistra ‘abertzale’ (indipendentisti radicali). Nelle ultime elezioni regionali lo scorso 1 marzo, la frangia indipendentista radicale ma non violenta di Aralar (nata da una scissione di Batasuna, messa fuori legge perché considerata braccio politico dell’Eta), hanno ottenuto un buon risultato (4 seggi). Dopo l’interdizione da parte della magistratura dei partiti estremisti considerati affini all’Eta, il gruppo armato aveva lanciato un appello al voto nullo, che ha raggiunto quasi il 10%.

Anche così, però, l’impressione è che la dissidenza interna all’Eta e ai suoi simpatizzanti sia in un momento espansivo, e il governo di Madrid vuole approfittarne: anche se l’opposizione del Partido popular (Pp) e i giornali affini come ‘El Mundo’ insistono perché non siano concessi in futuro sconti di pena ai ‘dissidenti’ e gridano al rischio di un nuovo ‘processo di pace’ con l’Eta come quello fallito due anni fa.

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