Spagna/ Guerra civile, Chiesa risponde: 498 martiri beatificati

Dopo che giudice Garzon fa riaprire fosse comuni franchismo

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44 min
fa da APCOM

Madrid, 17 ott. (Apcom) – La Chiesa spagnola risponde alla decisione del giudice Baltasar Garzon di avviare le ricerche delle vittime della dittatura franchista con l’annuncio di nuove beatificazioni di circa 500 "martiri" della "persecuzione religiosa" nelle Guerra Civile: lo ha annunciato il portavoce della Conferenza Episcopale spagnola, Antonio Martinez Camino; una decisione che arriva un anno dopo la beatificazione collettiva di 498 martiri, la più massiccia nella storia della Chiesa cattolica.

La Chiesa spagnola, che nel 1936 sostenne il golpe militare del generale Francisco Franco qualificandolo anzi di "crociata" – nonostante la repressione colpisse anche il clero basco – non ha mai chiesto ufficialmente perdono per il suo ruolo nel conflitto fratricida, che portò alla creazione di uno Stato basato – oltre che sul principio dell’autorità assoluta di Franco su tutte le "famiglie" del regime – sul "nazional-cattolicesimo".

D’altro canto, l’anticlericalismo popolare non nasceva certo con la Repubblica ma era eredità consolidata del XIX secolo e dell’alleanza ferrea fra Trono e Altare: allo scoppio del conflitto furono soprattutto gli anarchici – di gran lunga il movimento di sinistra più numeroso, ma al quale la sorte ultima della Repubblica importava assai poco – a colpire indiscriminatamente sacerdoti e religiosi, che pagarono in tal modo le decisioni della gerarchia; solo dopo un anno il governo repubblicano – che in alcune zone non sempre fece tutto il possibile per tenere a bada gli eccessi – riuscì a recuperare il pieno controllo del proprio territorio, trasferendo le milizie anarchiche al fronte e mettendo di fatto fine alle violenze.

Di contro, la repressione della dittatura durante e dopo la guerra fu un’operazione condotta con tutti i mezzi dello Stato: e mentre le vittime franchiste vennero ricordate con targhe all’interno delle chiese – "caduti por Dios y por Espana" – alle decine di migliaia di persone fucilate dai militari e dai falangisti rimase l’oblio delle fosse comuni; secondo i dati consegnati alla magistratura sarebbero oltre centomila i "desaparecidos" il cui simbolo è il poeta Federico Garcia Lorca.

La decisione dell’Audiencia Nacional di localizzare le fosse ed identificare le salme è stata accolta positivamente dalla sinistra, con assai più riserve dalla destra conservatrice che del franchismo è erede politica e che critica l’intenzione del governo e di parte della magistratura di procedere a una "vendetta storica" che non farebbe che rinverdire divisioni oramai sopite; inoltre, definire la repressione franchista "crimini contro l’umanità" contravverrebbe secondo i conservatori alla legge di amnistia votata all’indomani del ritorno della democrazia.

Sta di fatto che dopo la "Transicion" dalla dittatura alla democrazia per molti anni si è scelto di rispettare il cosiddetto "patto dell’oblio", con cui la questione dell’eredità del conflitto veniva messa a tacere in nome di una nuova convivenza: un silenzio (particolarmente gradito soprattutto a chi poteva essere ritenuto potenziale responsabile della repressione) che il governo di José Luis Rodriguez Zapatero, a settant’anni dalla fine della guerra e dopo tre decenni di democrazia, ha deciso di rompere approvando la Legge per la Memoria Storica. Il provvedimento prevede delle indennità simboliche per le vittime e la rimozione dei simboli della dittatura dagli edifici pubblici – ma non dalle chiese, considerate di interesse architettonico.

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