SPAGNA/ DOPO 30 ANNI DI 'PACE',RISCHIO NUOVA GUERRA LINGUE-FOCUS

Pp e Upd attaccano: castigliano è minacciato da catalano e basco

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fa da APCOM

Madrid, 24 giu. (Apcom) – La Spagna rischia di correre verso una nuova guerra delle lingue: dopo trent’anni di ‘pace’ linguistica, durante i quali sono state recuperate le lingue locali storiche come catalano, galiziano e basco, il cui uso era severamente proibito durante la dittatura franchista, una ventina di intellettuali spagnoli ha presentato un manifesto in ‘difesa’ del castigliano, sostenendo che la lingua di Cervantes – parlata da circa 400 milioni di persone nel mondo – sarebbe minacciata dal riaffermarsi delle lingue locali ‘co-ufficiali’.

L’appello – firmato tra gli altri da Fernando Savater, Mario Vargas Llosa e Alvaro Pombo – chiede riforme legislative e costituzionali per fissare il castigliano (comunemente noto come ‘spagnolo’) come "comune e ufficiale in tutto il territorio nazionale", rendendo irrilevante la conoscenza o meno delle lingue locali nelle amministrazioni regionali. Durante la campagna elettorale per le elezioni dello scorso 9 marzo, il Partido popular (Pp, centrodestra) di Mariano Rajoy aveva innalzato la stessa bandiera, e i suoi cattivi risultati in Catalogna e nei Paesi Baschi sono stati fra i motivi della vittoria del Psoe di José Luis Zapatero. Un altro piccolo partito, ‘Union, progreso y democracia’ (Upd, 1,20%) ha fatto della questione la sua principale rivendicazione politica.

L’obiettivo della campagna del "Manifesto per una lingua comune" è l’eliminazione del sistema di insegnamento vigente in Catalogna, dove il catalano – parlato da circa sette milioni di persone, con una ricca letteratura che risale al medioevo ed è tuttora viva e vegeta – è la ‘lingua veicolare’, cioè quella in cui si effettua la maggior parte dell’insegnamento scolastico; il castigliano è studiato a parte, ed è usato come lingua in cui il professore si rivolge agli alunni i cui genitori ne facciano richiesta. Il catalano è anche parlato come lingua coufficiale nelle isole Baleari e a Valencia, antichi territori della corona di Aragona dove è sempre stato usato storicamente. Negli ultimi mesi ha fatto scalpore una decisione del governo regionale delle Baleari di rafforzarne l’utilizzo nelle vita pubblica e negli esercizi commerciali, dove rischia di scomparire a vantaggio di spagnolo, inglese e tedesco.

Il gruppo del ‘Manifesto per la lingua comune’ e il Pp chiedono invece che sia garantita la libertà di scelta della lingua di insegnamento scolastico pubblico, con la creazione di scuole statali in cui l’insegnamento avvenga in castigliano: un principio che catalani e baschi rifiutano, perché temono che possa portare a una progressiva marginalizzazione delle loro lingue, soprattutto nell’era globale: in Catalogna gli immigrati sono il 14% della popolazione, e spesso quelli di origine sudamericana o provenienti da altre regioni della Spagna tendono a considerare l’apprendimento della lingua storica regionale come una perdita di tempo, anziché come un’occasione di arricchimento culturale.

Oggi la ministra spagnola dell’Educazione Mercedes Cabrera ha risposto ai firmatari del ‘manifesto’, affermando che la Legge organica dell’educazione (Loe) garantisce l’apprendimento del castigliano in tutto il territorio nazionale: "Nulla mi fa dubitare dell’insegmaneto del castigliano in Spagna", ha detto la ministra. "Le lingue non sono un elemento di confronto, ma di ricchezza", ha affermato da parte sua il ministro della Cultura del governo Zapatero, Cesar Antonio Molina. Una delle principali paure del governo regionale catalano (Generalitat) e della maggioranza della popolazione è la creazione sul territorio della regione di due comunità linguistiche separate perché divise fin dall’insegnamento primario, al posto della comunità bilingue attuale.

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